Commento al Vangelo Sabato, 9 Novembre 2013

25.10.2015 10:54

Gv 2, 13-22
Parlava del tempio del suo corpo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.


Parola del Signore

 

Già un'ora dopo i mer­canti avevano rioc­cupato il loro posto; il belato degli agnelli e il tu­bare delle colombe si fondeva di nuovo con il mor­morio delle preghiere. Ep­pure il gesto di Gesù non è ri­masto senza effetto, procla­ma ancora: non farai mer­cato della fede, non farai va­lere la legge scadente dello scambio, la legge gretta del baratto, dove tu dai qualco­sa a Dio, perché Lui in cam­bio dia molto a te.
Gesto e parole di Gesù sono profezia per oggi: se allora il tempio era diventato mer­cato, ora, senza pudore al­cuno, è il mercato globale ad essere diventato il tempio, il luogo dove si adorano i nuo­vi idoli, il falso Dio del dena­ro.
Gesù ha molto amato il tem­pio di Gerusalemme, lo ha ammirato, si è indignato coi mercanti, ha pianto per la sua distruzione imminente. Lo ha chiamato «casa del Pa­dre» eppure lo ha anche ra­dicalmente contestato: Di­struggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere.
Voi distruggete, io riedifico. La sua opera più vera è rico­struire; l'azione propria di Dio è far risorgere. Là dove gli altri ti fermano, egli ti fa ripartire; là dove eri caduto, egli ti fa rialzare e risveglia la vita.
Parlava del tempio del suo corpo.
Il vero tempio non è indicato dal giro delle pietre ma dal perimetro vivo di un corpo di carne, il suo, tenda della Parola. Alla teologia del tempio di pietra, Gesù ci in­segna a sostituire la teologia del tempio di carne: i figli di Dio sono il santuario di Dio. E se appartengo a Cristo, an­ch'io sono tenda di Dio. E lo è il mendicante, l'immigra­to, lo straniero la cui sola presenza mi infastidisce.
È facile adeguarsi a un Dio che abita le cattedrali, pri­gioniero delle pietre e delle mura degli uomini. Un Dio così non crea problemi, ma non cambia nulla della vita. «Il vero problema per noi è rappresentato da un Dio che ha scelto come tempio l'uo­mo» (Pozzoli), che ci ha in­segnato a sostituire alla teo­logia del tempio, la teologia dei figli di Dio come tempio di Dio.
Non fate della casa del Padre mio un mercato!
Gesù non si rivolge ai custodi dei tem­pli, o all'istituzione, ma a cia­scuno: la casa ultima del Pa­dre sei tu. Casa ingombra di pecore e buoi, di denari e di colombe, che non lascia più trasparire Dio, invitata a di­ventare di nuovo trasparen­te, terra aperta al cielo. Dio è ancora in viaggio, il Mise­ricordioso senza tempio cer­ca un tempio, il Dio che non ha casa è in cammino e cer­ca casa. La cerca proprio in me.

Commento di Padre Ermes Ronchi