Commento al Vangelo Sabato, 26 Ottobre 2013

23.10.2015 23:12

Lc 13,1-9

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».


Parola del Signore

 

L'appello alla conversione che Gesù rivolge è forte e perentorio, non dà adito a scappatoie. 
Prende spunto da due fatti di cronaca nera, da due tragedie: il massacro di un gruppo di Galilei ad opera di Pilato e l'incidente di una torre che, crollando, ha schiacciato 18 persone. Contesta la concezione che la disgrazia è castigo per il peccato, per cui le vittime sarebbero più colpevoli degli altri: "Credete che fossero più peccatori di tutti i Galilei...di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico...". In effetti, era diffusa la credenza popolare secondo cui ogni disgrazia è conseguenza e pena di determinati peccati. E' un modo di pensare che in un certo senso può far comodo e tranquillizzare la coscienza: questo male a me non è accaduto; quindi sono a posto. Una sua versione più moderna, un tentativo di trovare una spiegazione razionale dei fatti tragici e dolorosi consiste nell'interpretarli come frutto del caso o come effetto di meccanismi naturali o sociali, evitando di leggere tali fatti in profondità e di lasciarsi interpellare da essi. Per Gesù, invece, la disgrazia non è il segno del peccato, perché molte persone, non meno peccatrici delle vittime, non ne sono state colpite. "Ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo", cioè vi piomberà addosso la rovina non solo materiale, ma eterna. Tutti sono peccatori. Ma le disgrazie, di cui alcuni sono vittime, devono servire da avvertimento provvidenziale. Sono un richiamo a cambiare modo di pensare e di vivere, scuotendosi dalle illusioni e dalle false sicurezze. Altrimenti si incorrerà in una tragedia smisuratamente più grande e irreparabile: la rovina eterna. Gesù ci rivolge l'appello a lasciarci coinvolgere in prima persona dai fatti che accadono. L'appello a riconoscere negli avvenimenti, anche i più gravi, un segnale che Dio ci offre perché ci convertiamo sul serio. Ciò significa non solo abbandonare la credenza superficiale che la disgrazia è effetto del peccato, ma trasformare in profondità il nostro cuore. Es. se è morta una persona, mentre io sono ancora vivo, non è un segno che Dio mi dà ancora tempo per convertirmi e non posso indugiare oltre? Es. davanti a fatti sconcertanti sotto il profilo dell'economia e della giustizia è facile emettere giudizi e fare analisi. Invece dovremmo chiederci: Noi non c'entriamo? Non ne siamo per nulla responsabili? Cosa facciamo di concreto per arginare certe tendenze e avviare una soluzione? 
Gesù rafforza il suo appello alla conversione con la parabola del fico sterile, ricco di fogliame ma senza frutti, che occupa inutilmente il terreno. Gli viene concesso un ultimo lasso di tempo. Ma, se continua a restare privo di frutti, verrà tagliato irrimediabilmente. Il messaggio della parabola è chiaro: "Finché sei in tempo, convertiti!", cioè smettila di voltare le spalle a Dio, ma volgi a Lui il tuo cuore. In che modo? Riprendendo o affinando il dialogo con Lui attraverso l'ascolto della sua parola e la preghiera. Incontrandolo e amandolo concretamente nel prossimo, nel quale ci attende. La parabola sottolinea la pazienza del "padrone" che concede ancora tempo perché il fico produca frutti. In tal modo richiama la pazienza del Padre, che non si stanca di aspettare il ritorno dei figli e offre ancora l'opportunità per convertirsi. Ciò non può giustificare il disimpegno, ma deve piuttosto spingere ad approfittare della sua misericordia. 
L'intercessione del vignaiolo presso il padrone in difesa del fico e la sua cura...eccessiva per attivarlo (scavo attorno alla pianta e concimazione) fanno pensare a Gesù, che gioca interamente se stesso per portare il popolo alla fedeltà operosa, che Dio attende da lui. Dio infatti è interessato alla fecondità spirituale dei suoi fedeli: "Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo". I "frutti" sono la conversione concreta, cioè la "fede che opera per mezzo della carità" (Gal. 5,6). È il rapporto filiale con Dio che si traduce in una preghiera sempre più centrata su di Lui e nell'attenzione a compiere gesti d'amore sempre più perfetti. È appunto l'amore, in tutta la ricchezza delle sue forme, il "frutto" per eccellenza dello Spirito (cfr. Gal. 5,22).


Commento di Mons. Ilvo Corniglia