Commento al Vangelo, Sabato 23 novembre 2013

25.10.2015 11:58

Luca 20,27-40

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

           

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore

 Cari amici.

Il vangelo di oggi ha in sé delle piccole stranezze. I sadducei non credevano nella resurrezione, ma allo stesso tempo chiedono a Gesù sulla resurrezione. Come mai?  Gesù risponde ai sadducei in maniera molto diplomatica  ma allo stesso tempo affermando la resurrezione dopo la morte.

Gli  Scribi che non erano molto amici dei  Sadducei , riconoscono  la verità nella risposta e nelle parole di Gesù.  Nonostante la diatriba sulla resurrezione, il messaggio che Gesù ci lascia  è “ Il nostro Dio non è un Dio dei morti, ma dei vivi”.

Una frase che va da sé. Ma allo stesso tempo possiamo chiederci o meglio , come sempre, cercare un significato per noi. Si il nostro Dio è il Dio  dei vivi, ma è anche vero che slo chi vive pienamente può scoprirlo  come tale.   E’ solo vivendo la nostra vita in pienezza (il dono della pienezza ci viene fatto sa Lui: “ io sono venuto a portare la vita e la vita in abbondanza”) che scopriamo Dio. Dio è nella nostra vita. E’ solo vivendo la nostra vita con le sue gioie a attese di speranza, che Dio si lascia incontrare. E’ nella vita fatta di incontri, di relazione, di esperienze, di dialoghi, (quindi non una vita virtuale) che noi abbiamo giorno per giorno la possibilità di incontrare Dio. Il Dio della vita.

Quanto più vivremo intensamente  le cose e le persone come dono gratuito di Dio alla nostra vita, tanto più non sentiremo la distanza o il distacco da Dio stesso.

L’impegno, allora, è proprio quello di vivere ogni attimo come dono di Dio. Nei vangeli si legge che un giorno., dopo la resurrezione, Gesù invitò i suoi discepoli ad andare in Galilea dicendo:  “ la mi vedranno”. Si, è nella Galilea delle genti  ( la nostra vita , li dove abbiamo le nostre radici ) dove il Signore ama farsi incontrare.  La Galilea era la terra delle radici, la terra di famiglia. Figurativamente si può parlare di rinnovamento interiore, di stato o posto di refrigerio. Andare in Galilea è riscoprire le nostre radici e li avere la possibilità di trovare Dio.

Dio lo si incontra e lo si vive come amico e compagno del “tram tram “della nostra vita. Se non lo troviamo qui, allora non lo troveremo più. Dio non cambia tattica o posto dove manifestarsi, anzi, rimane li, lungo le strade dove camminiamo e nei cuori che riusciamo a toccare. Altrove non lo si trova. E’ solo una illusione del cuore.

Buona giornata a tutti voi

Padre Antonio