Commento al Vangelo Mercoledì, 9 Ottobre 2013

23.10.2015 22:14

Commento al Vangelo 

Mercoledì, 9 Ottobre 2013

di Mons. Pietro Maria Fragnelli

 

 

Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».


Parola del Signore

 

Il capitolo si apre con Gesù e il Padre al centro. C’è una relazione strutturale e fondante, che colpisce i discepoli. Uno di loro prende l’iniziativa a nome di tutti: «Signore, insegnaci a pregare!». E aggiunge, come motivazione, quello che Giovanni Battista ha fatto con i suoi. Sembra profilarsi all’orizzonte una sorta di competizione tra gruppi religiosi, che si distinguono per il modo di pregare. A Gerusalemme c’è un sito archeologico – sul monte degli Ulivi – che rimanda al “luogo” in cui Gesù pregava. Sembra di poter dire che la prima risposta di Gesù è proprio nel luogo. Egli insegna scegliendo un luogo in cui essere solo con il Padre. Mi chiedo: dove mi posso appartare nel corso della giornata per dialogare con Dio? Lo devo cercare, anche a costo di modificare le mie abitudini, il modo in cui organizzo la mia giornata. Il secondo insegnamento riguarda i contenuti. Siamo figli di Dio Padre. Non c’è – nella redazione di san Luca – l’aggettivo “nostro”: la formula sembra meno giudaica di quella di Matteo (Padre nostro – abinu). Colui che prega – a qualunque popolo appartenga – si colloca subito nella condizione e nella consapevolezza di essere figlio di Dio in Gesù. Entriamo nella situazione filiale del Maestro, che ci invita a rivolgere al Padre cinque domande. Anzitutto, la santificazione del suo nome, che significa la sua glorificazione; poi la venuta del suo regno, la cui manifestazione è dono e opera sua; il dono del pane per la vita presente e per il banchetto della vita eterna; il perdono per la nostra esistenza di peccatori: siamo persone dalla storia piena di infedeltà. Non siamo solo debitori: siamo peccatori, chiusi al suo amore, bisognosi di vera conversione. Quinta domanda: che la prova permessa da Dio per purificare la nostra fede non sia superiore alle nostre forze.