Commento al Vangelo Mercoledì, 6 Novembre 2013

25.10.2015 10:46

Lc 14,25-33
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. 
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».


Parola del Signore

 

Si è soliti sentir dire che le condizioni del discepolato poste da Gesù sono dure, esigenti. In realtà, si tratta semplicemente di condizioni che corrispondono all’identità di Gesù e al rapporto che egli vuole instaurare con noi. Poiché Gesù è il senso e il significato di ogni cosa, seguirlo significa affidare a Lui la propria vita completamente. Voler conservare delle “zone franche” rispetto al rapporto con Lui, delle zone in cui l’affezione e il possesso si ritaglino degli spazi in cui Gesù viene escluso, significa precipitare nella menzogna e nell’illusione. Significa comportarsi come quell’uomo che, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa andando incontro alla derisione degli altri. Oppure, significa agire come un re sconsiderato che affronta una battaglia persa già in partenza. Al contrario, per essere discepoli di Gesù è necessario affidarsi totalmente a Lui, subordinare tutto a Lui, per scoprire poi, ogni giorno, a ogni istante, che è proprio lui a dare compimento al rapporto con le persone e con le cose. Chi vive da vero discepolo il rapporto con Gesù, diviene, infatti, capace di vivere secondo il comandamento della carità, cioè dell’amore di Dio in noi, che – come ci ricorda l’Apostolo nella prima lettura – costituisce la ricapitolazione di tutta la Legge: pienezza della Legge, infatti, è la carità (Rm 13,10)

Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti