Commento al Vangelo Mercoledì, 30 Ottobre 2013

25.10.2015 10:15

Lc 13,22-30
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». 
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


Parola del Signore

 

La domanda sulla salvezza costituisce la vera questione nell’esistenza dell’uomo. Può accadere, però, che questa sia posta in termini sbagliati, per esempio come un affare che riguarda solo la propria vita e quindi come un bottino da conquistare a tutti i costi. Gesù mostra senza equivoci che la salvezza è un dono, più che una conquista, e chiede solo la fatica di aprire il cuore e la mano per accoglierlo. In altre parole, non ci si salva da soli, ma si viene salvati dall’amore di Dio che interpella la nostra libertà perché accetti di rimodularsi – di convertirsi, appunto – alla forma che la grazia dello Spirito vuole imprimerle. In questo consiste il cammino di conversione che dà senso ad ogni attimo della vita. A noi è chiesto di vivere l'hic et nunc della nostra esistenza, unica possibilità in nostro possesso, come occasione per passare dalla miseria alla misericordia del Padre, dall’auto-giustificazione all’accoglienza della grazia, dall’io a Dio. C’è una porta, però, da attraversare: è Gesù! Può attraversarla solo chi avverte il bisogno di Lui ed è convinto che le proprie sicurezze non sono garanzie di futuro. Per questo è una porta stretta, perché tutto ciò che “ingombra” la vita, va lasciato fuori: il proprio io e le proprie presunzioni non riescono a passarvi. Il cammino del credente è un esercizio continuo di umiltà che, come insegna Ignazio di Loyola, porta a pensare la vita come se dipendesse totalmente da noi nell’impegno delle opere, sapendo, però, che tutto dipende da Dio. Gli ultimi che diventano i primi sono coloro che, come Maria, hanno permesso a Dio di colmare il vuoto della loro esistenza con il dono della sua grazia, che libera dall’autosufficienza e dona un cuore rinnovato, capace di amare sine modo (senza misura).

Commento di Mons. Pietro Maria Fragnelli