Commento al Vangelo Mercoledì, 27 Novembre 2013

25.10.2015 12:12
 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto
 
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. 
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».


Parola del Signore
 
 
In quanto credenti in Dio noi siamo convinti che tutto è nelle sue mani e che soltanto Lui “ci vede, ci ascolta e ci comprende”. Affermare ciò significa interpretare gli eventi alla luce di questa verità: tutto ciò che l’uomo costruisce, se non risponde al misterioso progetto del Creatore, è destinato al fallimento. Una verità ed una lettura della storia che fa dei credenti, uomini e donne, personaggi scomodi, disturbatori di poteri e di ordini che spesso umiliano e offendono la dignità della persona umana. Gesù preannuncia ai suoi che l’evangelizzazione metterà la Chiesa ad essere “controcorrente”. La nostra presenza nel mondo, oggi, è presenza che non raccoglie, il più delle volte, riguardo ai temi spirituali, morali e sociali, il facile consenso dell’opinione pubblica e di quelli che noi chiamiamo “i poteri forti”. Non è escluso, anzi, in molti paese questo accade, che tanti nostri fratelli e sorelle siano trascinati davanti ai tribunali e condannati al carcere, all’esilio e perfino a morte. Anche il martirio del cuore, la sofferenza per il Vangelo ci viene richiesta quotidianamente. Non ci è consentita alcuna paura o timore: con coraggio e senza vergogna siamo chiamati a testimoniare il nostro vincolo di appartenenza al Signore nella certezza di avere in Lui il nostro suggeritore e il nostro difensore. È in gioco la nostra “salvezza”, quella della nostra vita, quella che esige fedeltà e perseveranza nella sequela di Cristo. Una prospettiva quella evangelica che comunque ci invita a “difendere” questa amicizia con Gesù sempre con amabilità, con linguaggio sereno e forte, con il perdono e la comprensione nei confronti di chi non riesce a capire le ragioni del nostro credere, del nostro amare e del nostro sperare.
 
Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti