Commento al Vangelo Mercoledì, 20 Novembre 2013

25.10.2015 11:50

Lc 19,11-28
Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. 
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. 
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. 
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. 
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.


Parola del Signore

 

La costruzione del Regno di Dio è opera di Dio, ma richiede anche la nostra piena collaborazione. Gesù, pur essendo vincitore sul maligno, sul peccato e sulla morte, incontrerà sempre nel percorso di crescita del suo Regno coloro che lo odieranno. Ci sembra così assurdo, eppure il fascino del male seduce e acceca gli uomini, tanto da renderli ottusi anche di fronte alla verità. Dopo il suo ingresso in Gerusalemme, nell’ora del Getsemani Gesù dirà ai suoi apostoli: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione» (Lc 22,46). Il sonno è la tiepidezza spirituale, l’accidia che ci rallenta nella nostra corsa verso la meta e il premio (cfr. Fil 3,12-14). Chi si è addormentato su se stesso non costruisce il Regno. Il re della parabola affida ai suoi servi i beni del suo regno, chiedendo loro espressamente di moltiplicarli. Noi siamo i fiduciari di Dio, coloro ai quali Dio non disdegna di elargire i suoi beni. Chi di noi sarebbe disposto ad affidare le sue ricchezze a gente senza scrupoli? Eppure Dio a tutti i suoi figli ha donato la vita, per tutti ha sacrificato il suo Figlio, su tutti elargisce costantemente il suo amore, a ciascuno affida un’infinità di doni. Cosa ne facciamo di tutti questi beni? Come investiamo il tempo che il Signore ogni giorno ci concede per la nostra santificazione? Un giorno potremmo renderci conto di aver fatto tante cose nella vita, ma di aver sprecato il tempo e non aver fatto l’unica cosa necessaria. Chi si chiude in sé, per paura di perdere il poco che ha, costui perderà anche quel poco che ha. Colui, invece, che non avrà pensato a se stesso, ma si sarà dato agli altri, investendo la sua vita nella banca della carità, questi riceverà la vita eterna. Solo chi sa spendersi per Dio e per i fratelli potrà guadagnare il Regno (cfr. Lc 9,23-25).

Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti