Commento al Vangelo, Mercoledì 2 Ottobre 2013

20.10.2015 12:36

Commento al Vangelo

di S.E. Mons. Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Castellaneta

Mercoledì, 2 Ottobre 2013

 

Mt 18,1-5.10

I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».


Parola del Signore

 

Oggi la Parola di Dio ci presenta i santi Angeli custodi come guide inviate sul nostro cammino (I lettura) e come contemplativi che vedono sempre il volto di Dio (Vangelo). La “custodia” da parte degli Angeli conferma che l’importanza dei piccoli non poggia solo su motivazioni psicologiche o sociali, ma anche e soprattutto sulla loro missione teologica e spirituale. Che straordinaria e attuale verità! Quando mi sento piccolo e disprezzato, ho mai pensato al fatto che ho chi mi rappresenta in modo attento ed efficace davanti a Dio? Mi ricordo che la mia storia è continuamente presentata all’Altissimo? Quanti santi e semplici cristiani hanno trovato la forza e la luce nei momenti difficili proprio pensando ai loro Angeli custodi?! Persino nel martirio, nei conflitti estenuanti o nelle lunghe malattie. L’Angelo crea sempre legami: il Padre lo manda ai suoi figli. Anche Gesù, nel Getsèmani, riceve conforto da un Angelo, che diventa come specchio speciale della presenza del Padre in quel momento drammatico e decisivo (Lc 22,43). I discepoli, come in una scuola, pongono una domanda a Gesù maestro: chi è il più grande nel Regno dei cieli? La risposta parte da un gesto simbolico molto efficace: Gesù pone al centro un bambino (paidion). Segue l’invito, che contiene una condizione irrinunciabile: bisogna convertirsi e diventare come bambini (letteralmente diventare tapeinòs, umile). Mi chiedo: come posso crescere in una tale disposizione interiore, fatta di umile e obbediente abbandono a Dio? Solo chi diventa come un bambino entra nel popolo degli anawim, dei poveri e dei miti, nel popolo di cui Maria è il prototipo: «L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva (e) ha innalzato gli umili” (Lc 1,46.48.52b).