Commento al Vangelo Martedì, 29 Ottobre 2013

25.10.2015 10:12

 Lc 13,18-21 
Il granello crebbe e divenne un albero

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».


Parola del Signore

 

Nelle parabole del chicco di senape e del lievito ritroviamo i passaggi salienti della vicenda storica di Gesù. In una vita fatta di nascondimento, di incomprensione, di persecuzione, di morte si è consumato l’annuncio sorprendente del volto di Dio e del suo amore eterno. Sembrava fosse tutto finito in una grande sconfitta sulla croce! E invece, quel legno di condanna si è trasformato in un albero di vita che ha portato frutti inattesi di risurrezione nella storia. Così è del regno di Dio, che nell’evento di Gesù ha trovato la sua visibilità storica, e che ancora oggi continua misteriosamente, nel nascondimento e nella contraddittorietà delle vicende umane, ad avanzare verso il suo compimento ultimo, quando la vita avrà pervaso la storia e definitivamente avrà sconfitto la morte. Così è di ognuno di noi. Custodi della presenza di Dio, all’apparenza invisibile come un chicco di senape e come un lievito, siamo chiamati ad esercitare la fiducia e la speranza, virtù che permettono a Dio di far maturare in noi le tracce del suo regno. Il Dio di Gesù, del resto, da sempre fa storia con il piccolo resto e opera per vie insolite, portando gli uomini a cogliere l’esigenza di fargli credito, anche contro le apparenze. Le sorprese di Dio vanno attese con la pazienza di chi vuol vedere come va a finire e, nel frattempo, non si lascia convincere da apparenti dichiarazioni di sconfitta o da soluzioni troppo facili. “Pazienza” rievoca “patire”, “passione”, “appassionarsi”: nulla che dica resa, abbandono, delusione. Il cristiano, che testimonia la crescita del regno di Dio nella propria esistenza, è consapevole che la sua vita, come quella di Maria, esprime quella piccolezza necessaria perché Dio possa realizzare i suoi grandi progetti d’amore.

Commento di Mons. Pietro Maria Fragnelli