Commento al Vangelo Martedì, 26 Novembre 2013

25.10.2015 12:09
 
Lc 21,5-11
Non sarà lasciata pietra su pietra
 
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». 
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.


Parola del Signore
 
 
Siamo, come Chiesa, il popolo di Dio in cammino, protagonisti e spettatori allo stesso tempo di eventi che a volte portano il nostro sguardo con fiducia al futuro, a volte, al contrario, siamo anche noi sgomenti e senza parole. Gesù ci rassicura invitandoci ad aver fiducia in Lui, a seguire sempre la sua parola e a non andar dietro a chiacchiere e luoghi comuni. Il Concilio Vaticano II ci ha offerto un bel criterio di giudizio e di valutazione degli eventi storici: leggere i segni dei tempi. È ovviamente un criterio che ci riconduce alla fede come luce che illumina il nostro cammino di viandanti e di pellegrini nella storia. È la fede che ci invita ad affidarci a Dio, Padre di tutte le creature, e a non temere. È la fede che misteriosamente ci aiuta a comprendere che nessuna realtà mondana è eterna, che ogni cosa ha un suo limite e che tutto viaggia verso il momento in cui il Signore verrà ancora in questa realtà temporale e spaziale per consegnare tutto nelle mani di Dio. La testimonianza cristiana, in questa prospettiva, non è finalizzata alla svalutazione della vita, dei progetti e dei sogni dell’umanità. Al contrario, i discepoli del Signore sono chiamati all’impegno e alla responsabilità di preparare già da ora il futuro che non è nostro ma di Dio, perché a Lui appartengono il tempo e lo spazio. Dobbiamo vivere non in preda a terrori e paure ma aspettando, come servi buoni e fedeli, la “sorpresa” che ci è stata riservata perché, ci assicura la Parola, «ciò che occhio mai vide e orecchio mai sentì, tutto questo Dio sta preparando per coloro che Egli ama». Solo così la nostra esistenza acquista il suo più vero e più profondo significato.
 
Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti