Commento al vangelo, Martedi 17 Settembre 2013

20.10.2015 11:46

Lc 7,11-17

 Ragazzo, dico a te, alzati!

 

+  Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 Parola del Signore

Carissimi amici,

mi piace dare un nome a questo passo evangelico chiamandolo “ la fine della vedovanza e del dolore “.

E’ questo un brano evangelico che mi ha sempre toccato in maniera particolare. Il dolore di questa mamma è indescrivibile e allo stesso tempo indicibile. Un dolore grandissimo.Lei vedova che  consegna  alla tomba il suo unico figlio. Non so se riusciamo ad immaginare il cuore di questa mamma. Ha perso marito, ha perso suo figlio e con il figlio tutto quello che poteva avere e nutrire nel cuore.

    Immaginiamoci la scena. Due folle di genti che si incontrano. Una guidata da Gesù con aspettative di vita, ben diversa da quella capeggiata dalla bara dell’unico figlio di quella donna vedova. Gesù , preso da compassione, si dirige direttamente verso la donna. Non vuole neanche comprendere fino in fondo cosa sta accandendo e sta vedendo con i suoi occhi: le prime parole che pronuncia sono per quella donna avvolta e forse schiacciata dal dolore. “ Non piangere”. Cosa avrà provato quella donna a queste parole?  Cosa avrà pensato, se pur riuscisse ancora  a pensare? Io credo che non ha pensato nulla, ma,  ancora , nella poca fede che gli era rimasta nel cuore, ha permesso che quelle parole anche se per un attimo , riscaldassero il suo cuore ormai gelido e privo di vita.

    Certo non si aspettava che Gesù riportasse alla vita il figlio. Eppure Gesù, come sempre, va oltre i nostri stessi desideri, e offre la vita al figlio e indirettamente anche alla mamma. Lei non è piu vedova. Il suo cuore ha riassaporato la gioia del vivere. Sono bastate poche parole per far germogliare  ancora una volta la vita.  Mi sembra , cari amici, che questo è il modo di fare di Gesù: poche parole, pochi gesti , ma pieni di tanta compassione , una compassione cosi infusa di amore profondo e vero, che basta ad aprire orizzonti inaspettati, ad allargare il cuore a 360 gradi.  Questa è l’opera di Dio. Questo è quello che Dio vuole fare in noi ogni santo giorno della nostra vita. Piccole cose, piccoli gesti, piccoli bisbigli alle nostre orecchie rese sorde dai tanti rumori della vita di oggi. La folla che seguiva Gesù quel giorno non solo ha visto qualcosa di straordinario compiersi davanti ai loro occhi, ma ha assaporato una gioia del tutto particolare. E se prima seguivano Gesù solo perchè lo ammiravano , ora lo segueno perchè hanno visto cosa può fare la sua compassione. Da due folle di persone, ne è diventano una soltanto, una folla che loda e magnifica il Signore.

Questo è il punto di arrivo del nostro cammino e del nostro andare indietro al Signore e cioè  arrivare a magnificare e glorificare Dio perchè, ancora oggi , ci fa fare esperienza della sua compassione e misericordia manifestata in Gesù Cristo.

Sai, caro amico/a che mi stai leggendo, pensa alla gioia che può nascere anche in te , sapendoti oggetto della misericordia di Gesù. Si, noi siamo l’oggetto della sua misericordia e amore. Credetemi, questo ci basta per essere sufficientemente contenti ogni giorno della nostra vita.
preghiamo gli uni per gli altri affinchè accada anche a noi nella nostra giornata.

Buona giornata a tutti voi

Padre Antonio