Commento al Vangelo Lunedì, 28 Ottobre 2013

25.10.2015 10:01

Lc 6,12-19
Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.


Parola del Signore

 

Essere con Lui, ascoltare, toccare, essere guariti: sono i verbi principali che descrivono l’agire di Gesù e della folla, secondo il brano evangelico che la liturgia dei santi Simone e Giuda oggi ci propone. Nell’esperienza degli apostoli e della gente che Gesù incontra, del resto, è come prefigurata la vita del discepolo di ogni tempo. Di fronte alla proposta di grazia che Dio offre all’uomo, il primo movimento di risposta da parte della creatura non è “fare qualcosa per Dio”, ma anzitutto è decidere di “stare con Lui”. È l’evangelista Marco ad esplicitare questa prima connotazione dell’esistenza apostolica (Mc 3,14). Luca vi allude, sottolineando che la missione dei Dodici ha il suo movente nell’esperienza personale che ciascun apostolo vive col Maestro. Anche per ogni credente è decisivo, prima di ogni forma di attivismo, nutrire il proprio discepolato di comunione personale col Signore, nella preghiera, dove sentiamo risuonare il nostro nome e scopriamo che la nostra storia è parte di un progetto di amore più grande, che appartiene a Dio. La preghiera è ascolto di Dio che apre il libro della sua Storia e, in questa, ci fa ritrovare il segmento e il senso profondo della nostra storia. Così il Signore realizza la conversione e la guarigione dei nostri pensieri, dei nostri desideri, di tutto noi stessi. Ci tocca, lascia un segno inequivocabile della sua presenza e della sua azione in noi. Papa Francesco ci ricorda che «l’annunzio di Gesù non è una patina: l’annunzio di Gesù va alle ossa, al cuore, va dentro e ci cambia. E questo non lo tollera lo spirito del mondo, non lo tollera e per questo vengono le persecuzioni» (Omelia del 28 maggio 2013). Solo una simile esperienza è capace di trasformare ciascuno di noi in testimoni guariti dalla misericordia del Padre.

Commento di Mons. Pietro Maria Fragnelli