Commento al Vangelo Lunedì, 23 Dicembre 2013

25.10.2015 20:51
 

Lc 1,57-66

Nascita di Giovanni Battista

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».

Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Parola del Signore

 

Carissimi amici,

cercando di riflettere sul vangelo di oggi mi sembra di poter dire alcune cose che sembrano scontate, ma non lo sono affatto per la Parola di Dio.

1. Ogni nascita ha in sé qualcosa di divino. Non è opera umana, ma di Dio. Questa consapevolezza deve sempre accompagnarci. Dietro la nascita, la crescita e lo sviluppo di ogni persona c’è un piano di Dio, che la persona stessa, in primo luogo deve costantemente ricercare e desiderare di conoscere.

2. Mi sembra che dietro a tutto il Vangelo di oggi, c’è il respiro e la presenza di una comunità. E’ la comunità che si rallegra per la nascita di Giovanni Battista. Una comunità che vive l’evento utilizzando tutti i loro sensi: “vennero, udirono, si domandarono, chiesero, custodivano ecc. “. Una comunità che vive e non esclude, ma si interroga e si fa la domanda giusta. “Che sarà mai questo bambino? ”

3. E’ bello notare questo aspetto comunitario che si vela dietro le parole del Vangelo. Allo stesso tempo noi siamo sfidati a recuperare questo aspetto comunitario della vita di un popolo, della vita di una comunità. L’individualismo galoppante e dominante ci ha spesso chiuso gli occhi all’aspetto comunitario. Ci si lamenta che non c’è più solidarietà. Non ci si conosce. Non ci si saluta. Non sempre troviamo il coraggio di guardarci in faccia. Siamo un arcipelago di isole, molto distanti tra di loro. Eppure abbiamo bisogno di condividere quanto il Signore fa in noi e negli altri. La rivelazione e l’opera di Dio và comunicata ininterrottamente , sapendo che è vita per chi la riceve. Dobbiamo superare le false paure egoistiche, e andare oltre, non tanto ponendo la nostra fiducia in un atto personale di coraggio, quanto dalla forza interiore e gioia spirituale di annunciare una buona notizia .

Ecco qui l’aspetto missionario. La missione non ha limiti propri, e non mette limiti. Le nostre storie di vita non ci appartengono, ma appartengo al genere umano. Le stesse storie ci superano. Ci rimandano ad altro. Ci buttano fuori da noi stessi per Amore del Signore . E’ per questo, che dobbiamo condividere l’opera di Dio con gli altri, i vicini e i lontani , in ogni occasione opportuna ed inopportuna. Questo non significa u“farsi belli , bravi e intelligenti” davanti agli altri, ma è solo desiderio immenso di comunicare quello che Dio fa per noi e soprattutto in noi. Questo condividere diventa di per sé una Parola di Speranza per quanti l’accoglieranno. Non faranno più caso al donatore, ma soprattutto al dono. A volte noi ci fermiamo (categorizzando e classificando) al donatore e perdiamo di vista il dono e l’efficacia di questo dono nella nostra vita.

Buona giornata

P. Antonio