Commento al vangelo, Lunedi’ 2 Settembre 2013

19.10.2015 19:29

+  Dal Vangelo secondo Luca  Lc 4,16-30

 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me;  per questo mi ha consacrato con l’unzione  e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,  a proclamare ai prigionieri la liberazione  e ai ciechi la vista;  a rimettere in libertà gli oppressi  e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 Parola del Signore

 

Cari amici,

Gesù ci sorprende sempre. E’ proprio quando pensiamo di aver raggiunto una nostra  certezza e stabilità interiore,  Lui ci “scombina di nuovo i piani”. Confonde i nostri pensieri. Ci rimette in discussione e ci invita a rinnovarci e a lasciarci guidare dalla sua Parola. Mi sembra che è  un po quello che è successo quel giorno nella sinagoga del suo paese. La gente abituata ad ascoltare non pensava minimamente di sentire parole come :

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Parole come queste possono urtare la sensibilità di chi crede di aver gia messo a posto le cose con Dio e non ha bisogno di nessun altra rivelazione divina. E’ la reazione di chi pensa che non c’è nulla da ratificare nel suo rapporto con Dio. E’ la reazione di chi ha messo a tacere Dio e la sua coscienza. Cosa  deve aspettarsi ancora?  E’ la reazione di chi ha fatto della religione  un  “vestito “ bello da mettere in alcune occassioni della vita. Ma come lo si mette lo si può anche togliere. Infondo Gesù aveva scrostato una piaga interiore che è ri-iniziata a sanguinare. No , questo  per la gente del suo paese era una cosa inaccettabile .Se prima erano rimasti meravigliati dal modo di spiegare la Parola , quando poi Gesù tocca il loro vissuto, la loro storia, la tradizione di cui erano fieri e orgogliosi, allora la reazione della gente cambia. Vogliono disfarsi di lui che aveva con le sue parole messo in crisi tutto un modo di sentire e vivere il loro rapporto con Dio. E’ quello che a volte può succedere a  noi  . Tutto funziona bene fino  a quando non ci sentiamo interpellati in prima persona  nel nostro intimo. Fino a quando gli altri con le loro parole, a volte provocatorie, non mettono in discussione un nostro modo di essere, di vivere , allora è tutto ok.

A volte anche tra noi cristiani quando condividiamo delle idee sul Signore, sulla chiesa e sugli altri  fratelli cristiani, tutto procede bene.  Anzi nel cuore sentiamo che abbiamo proprio pensato e detto bene. A volte pensiamo che le nostre parole hanno persino aiutato la chiesa: ci  sentiamo quasi dei salvatori della stessa Chiesa di Dio emettendo giudizi che apparentemente non fanno una piega. Ma poi se ci sentiamo direttamente attaccati , allora tutto cambia. Le nostre belle idee sulla chiesa , le nostre parole e i nostri pensieri diventano cose del  passato. Non ritornano alla mente cosi facilemnte come quando emettiamo giudizi “ sottili e con sfumatura teologica” ma che rimangono  offensivi e non costruttivi.

Gesù dice: OGGI  si è compiuta .. che voi avete ascoltato “. Si è un oggi annunciato da Gesù che ci impegna in prima persona. La Parola noi l’abbiamo ascoltata e come tale dobbiamo annunciarla agli altri con la nostra vita, con una volontà seria e ferma di cambiare stile di vita. A volte escogitiamo quasi automaticamente vie e modi di pensare che fanno si che la Parola diventi innocua in noi. Facciamo difficoltà ad accogliere il nuovo, il diverso, il differente. Non ci arrendiamo alla  logica di Dio che è quella di portare delle differenze e delle novità nella nostra vita. A volte ci lamentiamo con Gesù perchè ci chiede troppo e spesso escogitiamo  mezze vie per dire a Lui e a noi stessi, caro Gesù lasciamo le cose come sono .Io sto bene e non ho bisogno di te.

Vi ricordate il giovane ricco? Si fino a quando lui diceva e spiegava al maestro i suoi sforzi per entrare nella vita eterna , si sentiva molto migliore degli altri, ma poi quando Gesù gli fece la sua proposta, il vangelo ci dice che il giovane se ne andò triste. La via o stile di vita che Gesù gli aveva proposto , era troppo impegnativo. In fondo Gesà gli aveva detto: se vuoi la vita eterna, devi operare un cambio nella tua vita: metti me al centro del tuo cuore , dei tuoi desideri e della tua vita. Questo era troppo per il giovane. Dopotutto la vera ricchezza alla quale non voleva rinunciare era proprio se stesso , i suoi progetti, la bella immagine che aveva davanti alle altre persone e il fatto di poter decidere  e fare quello che lui voleva. Non voleva consegnare nelle mani di Dio la sua presunta libertà.

Forse che noi non reagiamo cosi quando la Parola ci chiede questo cambio – conversione nella nostra vita?

Il nostro è un Dio esigente. E se non lo abbiamo capito fino adesso è bene  chiederlo a Lui come grazia. E’ anche vero che quando con umiltà ci abbandoniamo a Lui e facciamo il possibile per vivere secondo le sue esigenze, sperimentiamo la libertà del cuore e in cambio il nostro cuore sperimenterà la gioia di aver contribuito alla gioia di Dio.

Buona giornata di cuore

Padre Antonio