Commento al Vangelo Lunedì, 11 Novembre 2013

25.10.2015 11:03

Lc 17,1-6
Se sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».


Parola del Signore

 

Lo scandalo è un ostacolo che fa inciampare chi è in cammino verso una meta. Se poi la meta è Dio e la Chiesa, lo scandalo è molto grave. «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite» (Lc 18, 16a). Troppo spesso siamo proprio noi cristiani, senza nemmeno accorgercene, ad impedire ai “piccoli” nella fede di andare da Gesù, alzando il muro delle nostre incoerenze e ipocrisie. Per evitare di essere scandalo, Gesù ci indica un percorso preciso: vigilare su noi stessi, non vivere più con leggerezza e superficialità, ma con attenzione e profondità, radicati nel Vangelo. Perdonare non significa affermare che il male commesso sia un bene. Anzi, «se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo» (Lc 17,3b), ma «se ti ascolterà avrai guadagnato tuo fratello» (Mt 18,15b). La nostra correzione, se porta al pentimento, è salvezza per chi ha sbagliato. Se, al contrario, il pentimento non trova accoglienza nel perdono, questo genera scandalo. Perdonare significa non tenere conto del male ricevuto. È quanto Dio fa con noi, sempre. Gesù ci esorta a non stancarci di perdonare. Il santo vescovo Martino di Tours era mal visto da alcuni del suo clero, e venne addirittura querelato da un sacerdote di nome Brizio. La sua risposta: «Se Cristo ha sopportato Giuda, perché io non dovrei sopportare Brizio?». Se la nostra fede fosse almeno quanto il più piccolo dei semi, potremmo tutto, anche perdonare «fino a settanta volte sette» (Mt 18,22b). Quando ci rendiamo conto della nostra limitatezza e lo scoraggiamento bussano alla nostra porta, ricordiamoci che tutto è possibile a chi crede. Cerchiamo di mettere in discussione la nostra poca fede piuttosto che la grandezza dell’amore di Dio, e chiediamogli innanzitutto la grazia di accrescere la nostra fede supplicando il dono dello Spirito Santo, e poi tutto il resto.

Commento al Vangelo di Mons. Giovanni Ricchiuti