Commento al Vangelo Giovedì, 7 Novembre 2013

25.10.2015 10:50

Lc 15,1-10
Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Parola del Signore

 

Buoni e cattivi, vicini e lontani, nella Chiesa e fuori della Chiesa... 
Sembra che il nostro modo di leggere la realtà funzioni sempre allo stesso modo di certi film di avventura americani, dove sappiamo da subito chi sono i buoni (e alla fine vincenti) e chi invece è cattivo (e sarà eliminato). Anche all'interno della nostra vita di Chiesa abbiamo questa tentazione di delimitare immediatamente (e comodamente) chi sta dentro e chi fuori, chi merita e chi non merita... ecc, arrivando molto facilmente e sbrigativamente a dire chi è un buon cristiano e chi non lo è partendo dai comportamenti esterni che vediamo e giudichiamo. 
Ma anche chi non fa parte attiva (magari da anni) della vita di Chiesa, è spesso tentato di giudicare chi è veramente cristiano e chi no, chi è ipocrita e chi meno, a seconda di facili e semplicistici giudizi. Si sente spesso dire "non sono quelli che vanno a messa la domenica i veri cristiani... anzi sono i più ipocriti". 
Non ho mai amato i giudizi di questo tipo. Non amo i giudizi in genere (anche se talvolta ci casco lo stesso), cioè dire con certezza quello che abita nel cuore delle persone e sapere con esattezza chi è dalla parte di Dio e chi no. 
Gesù nel Vangelo, con il suo comportamento, vuole scardinare questo modo di pensare. Lo vuole fare con i farisei del suo tempo ma anche con noi che ascoltiamo oggi la sua parola. 
Questa pagina del Vangelo è infatti prima di tutto per noi cristiani che leggiamo la Scrittura o che la ascoltiamo alla Messa domenicale. 
Gesù è solito stare con quelli che sono, nel suo tempo, i lontani, cioè coloro che non vivono apparentemente la volontà di Dio e le leggi religiose del tempo. 
Quello che sorprende (e irrita) i farisei è che Gesù non sembra richiedere la conversione di vita prima di andare a mangiare da qualcuno. E' davvero uno strano Maestro Gesù con questo suo stile apparentemente "troppo permissivo" con i peccatori. Nel racconto del Vangelo non viene assolutamente diminuita o nascosta la situazione "morale" di coloro con i quali Gesù passa il suo tempo. Si dice infatti chiaramente che sono pubblicani e peccatori. Ma Gesù va lo stesso da loro, e questi lo accolgono. L'unica cosa che Gesù richiede è l'essere accolto e ascoltato. 
Non vi è giudizio o pre-giudizio nel modo di agire di Gesù. Vi sono pre-giudizi nei farisei, che senza capire l'agire di Gesù e senza interpellarlo, subito sentenziano sul suo modo di agire. E sentenziando alla fin fine lo escludono. 
Da qui nascono le 3 parabole dette "della misericordia" (la pecorella smarrita, la moneta perduta e il figliol prodigo). 
In tutte e tre queste parabole abbiamo una stupenda sintesi che ci aiuta a comprendere Gesù e il suo modo di agire. Prima di essere insegnamenti morali, queste parabole sono racconti chiarificatori, che vogliono rivelarci chi è Dio, chi è Gesù, e alla fine chi siamo noi. 
Gesù è quel pastore che per non perdere la pecora è disposto a rischiare il gregge pur di ritrovarla. Ha un amore così esagerato per quella pecora, che agisce fuori di logica. Questo è Gesù! Ma se ci pensiamo bene, così siamo noi quando amiamo veramente. L'amore vero ci fa fare cose incredibili e fuori dai calcoli e logiche umane: 
l'amore tra due innamorati che si frequentano anche se hanno le famiglie e la cultura contro... 
l'amore di un genitore che è disposto a qualunque cosa per il bene del figlio, anche se è malato e disabile... 
l'amore di figli che accudiscono i genitori fino alla fine, anche quando sono così vecchi e malati da non riconoscere più gli stessi figli... 
l'amore di un missionario per la missione, pronto a sfidare anche guerre e carestie pur di rimanere accanto a coloro per i quali si sente chiamato... 
L'amore è sempre esagerato per sua natura. 
Nel pastore che cerca la pecora vediamo Gesù, ma anche noi stessi. Questo stile di amore ci fa vicini a Dio e ci rende buoni. 
Ogni volta che viviamo l'amore fino in fondo, siamo simili a Dio, e ogni giudizio cade dalle nostre menti e dal cuore. 
Chi giudica non ama, chi ama non giudica... 

Commento di Don Giovanni Berti