Commento al Vangelo Giovedì, 31 Ottobre 2013

25.10.2015 10:17

Lc 13,31-35
Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere». 
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».


Parola del Signore

 

Davanti alle resistenze dei gerosolimitani, Gesù non evita di mostrare il proprio dolore, espressione di un amore non compreso e tradito. Nei suoi gesti e nelle sue parole è rivelata l’ostinata passione per l’uomo da parte di Dio, che non conosce interruzioni o ripensamenti. Dio offre continuamente occasioni di grazia e di comunione con Lui, ma spesso incrocia le nostre resistenze, i nostri dubbi, le nostre lamentele, le nostre chiusure. Su questo scontro di volontà, quella di Dio e la nostra, si staglia la croce del Figlio come attestazione della più radicale solidarietà di Gesù con la storia travagliata di ogni uomo, ormai lavata e redenta nell’acqua e nel sangue pasquali. Il credente non può fare a meno di sottoporre la propria esistenza al giudizio della croce, perché di lì proviene un amore che ha origine dal Padre, ma che ha i tratti propri della madre: è un amore che protegge, che copre, che nutre, che custodisce. Proprio come una chioccia. È il volto “debole” e “stolto” di Dio, attraverso il quale Egli comunica la forza e la sapienza del suo amore. A tal riguardo Paolo può affermare: «Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1Cor 1,22-25). Davanti allo scandalo della croce sono messi a nudo tutti i nostri pensieri e le nostre convinzioni su Dio, ma ci è anche offerta la grazia di una conversione capace di rinnovare la vita tutta intera.

Commento di Mons. Pietro Maria Fragnelli