Commento al Vangelo Giovedì, 28 Novembre 2013

25.10.2015 12:14
 

Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti
 
+ Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».


Parola del Signore
 
 
La storia degli uomini, da sempre, purtroppo, conosce situazioni drammatiche: sorgere e tramontare di regni e di imperi, guerre, distruzioni, violenze, cataclismi naturali, ingiustizie sociali, misera, fame. E ogni uomo, nel segreto del suo cuore, cerca risposte al perché avvengano eventi così tristi. I credenti, di ieri e di oggi, interpretano spesso questi avvenimenti come l’avvicinarsi della fine del mondo, e in tutti si fa strada la convinzione dell’ineluttabilità di questi eventi. Anche i primi cristiani, nel ricordare il doloroso e tragico evento della distruzione di Gerusalemme, con la drammatica conseguenza della fuga da quella città ormai ridotta in macerie, pensarono di essere giunti alla fine di tutto. Ripensarono in quel momento alle rassicuranti parole di Gesù, che orientava il loro sguardo sulla certezza della sua seconda venuta nella potente immagine del “figlio dell’uomo portato su una nube con grande potenza e gloria”. Ed è un invito anche per noi, cristiani di questo tempo, a non disperare e a non lasciarci andare alla rassegnazione e al pessimismo, perché il Signore non verrà meno alla sua promessa. Egli ritornerà, anzi, sta già venendo incontro a noi, cui vien semplicemente chiesto di “alzare e levare il capo, perché la redenzione è vicina”. Certo, questo atteggiamento interiore ed esteriore non è facile, l’attesa può diventare stanchezza e trasformarsi in sfiducia, può dar luogo a comportamenti non sempre coerenti con la fede professata. Una vita di fede coerente costituisce invece, in mezzo all’umanità di oggi, un segno del Signore che viene, ed è forza di avanzamento nell’andare incontro a Lui. Rimettiamoci in cammino con lo sguardo su di Lui, il Signore, e con l’invocazione dei primi cristiani sulle nostre labbra: “Maràna tha! Vieni, Signore Gesù”.  
 
Commento di Mons. Giovanni Ricchiuti