Commento al Vangelo, Giovedì 26 Settembre 2013

20.10.2015 12:18

Lc 9,7-9

Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».  Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Parola del Signore

    La figura di Erode nel vangelo di oggi  ci può insegnare qualcosa . Erode sembra essere un uomo con i piedi per terra. Una persona che sa quello che vuole. Una persona che non guarda in faccia a nessuno, pur di realizzare i suoi obiettivi di potere. Dal vangelo sappiamo anche che un uomo cosi forte come lui, lascia che la sua affettività sia turbata dalla danza di una giovane ragazza. Aveva promesso,  e per non fare una  brutta figura, fa decapitare Giovanni che era in prigione.  E’ come se avesse messo in pratica quel detto latino che purtroppo è tanto presente nella mente e a volte anche nel cuore di tante persone e cioè “mors tua vita mea”.

    L’affettività non realizzata, destabilizza tutta la persona. E’ come se la persona perdesse il suo baricentro. Allora capiamo quello che Erode fece. Lo capiamo,  ma di certo non lo giustifichiamo.  Lui, Erode, non riesce a credere a quello che sente. No, non è possibile. E’ perplesso e pieno di domande su chi fosse la persona di cui si dicevano tantissime cose. Non poteva ammettere a se stesso che ci fosse un'altra persona più grande di lui. E’ come se il “lavoro fatto con Giovanni “ non fosse servito a nulla”. Il problema di fondo in Erode risale a galla. Non è riuscito a dare una risposta ai suoi quesiti di coscienza, e la presenza e l’operato di Gesù non fanno altro che fa riemergere questa sete di potere a tutti i costi. Si mette allora alla ricerca di Gesù.  Vuole conoscerlo, vuole vederlo. Vuole mettere fine alla sua sete di potere conoscendo da vicino colui che è per lui il nemico.

    E’ interessante notare che Erode con tutto il male che si porta dentro, vuole conoscere Gesù. Questo mi fa dire che il Signore si serve di ogni cosa pur di riavvicinare le persone a lui , al suo cuore di fratello e di padre.  Non dobbiamo spaventarci se il nostro cuore cammina nel buio, ma se  vive nel desiderio della luce, prima o poi vedrà la luce. C’era una frase che diceva che la notte non è mai tanto buia e lunga , se il nostro cuore desidera e vuole vedere la luce. Il desiderio di vedere la luce, ci aiuta a camminare nelle notti esistenziali della nostra vita con una speranza nel cuore e cioè che vedremo la luce.

    Cari amici,  dobbiamo avere il cuore di speranza , perché sappiamo che il male che è dentro di noi come anche al di fuori di noi, non vincerà. Noi, con la nostra vita e le nostre scelte,  possiamo ben dimostrare come la speranza  di vedere e stare con Gesù , è più forte, proprio perchè il desiderio di vederlo, amarlo e sentircelo vicino come compagno di viaggio, valica  e quindi  va ben oltre ogni forma di male.

    Gridiamola questa fede, vivendola nelle piccole scelte di ogni giorno. L’Erode che è in ognuno di noi, non ha una lunga vita.  A noi è data ogni giorno la capacità di dilatare e far crescere la speranza che è in noi. Come dice  San Paolo, dobbiamo essere capaci di fornire le ragioni della  Speranza che è in noi.

Buona giornata di cuore

Padre Antonio