Commento al vangelo, Domenica 8 Settembre 2013

19.10.2015 19:48

 

Lc 14,25-33

 Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

 

+  Dal Vangelo secondo Luca

 

 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:  «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

     Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.   Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

 

Cari amici,

la Parola di oggi ci mette come sempre in discussione  e pone chiaramente le condizione per poterlo seguire ed essere suoi discepoli. Non a caso il testo per ben tre volte ripete la frase “non può essere mio discepolo “.

C’è una grande folla che lo segue. I  motivi della gente nel seguirlo possono essere tantissimi. Allora Gesù cerca di aiutare quella gente a ricercare la motivazione  o motivazioni profonde del loro seguire il Maestro. Come sempre nei vangeli le domande di Gesù non hanno un valore retorico, ma puntano ad aiutarci a fare luce nella nostra vita, a ricercare continuamente le motivazioni che ci spingono a fare o meno delle cose.

Allora nasce una prima domanda semplice ma allo stesso tempo impegnativa: Qualìè il motivo per cui desidero e voglio seguire il Signore? Stimo il Signore  piu di ogni altra persona o cosa piu grande al mondo? Chi sto seguendo realmente nella mia vita? Sono alla sequela di qualcuno o di qualche cosa? Di  altro che non è Gesù?

Queste sono domande che dobbiamo rivolgerci continuamente e pregarci anche sopra affinchè il Signore ci illumini,  ci aiuti e ci renda consapevoli di dove realmente siamo nella nostra vita.

Il desiderio di seguire il Signore ( qui credo che il verbo seguire è certamente sinonimo dei verbi, amare, servire, offrirsi, farsi vittima, consacrarsi, ecc ) è un po in tutti noi. Ma dal desiderio alla realtà spesso ci perdiamo per strada.  La prova ne è il fatto che quando il Signore in maniera molto concreta ci chiama a seguirlo in situazioni concrete di vita come di sofferenza e di dolore, come ci sentiamo? Ci sentiamo pronti o gli rimproveriamo di non essere giusto e di non vedere il bene e le preghiere che facciamo? Chi seguiamo realmente? Vogliamo realizzare il nostro IO o il piano o vocazione, che  Gesù ha rivolto a noi, ma che non sempre corriponde a quello che pensiamo o immaginiamo della nostra vita?

Gesù senza mezzi termini ci dice: porta la tua croce , seguimi,  vieni dietro di me. Gesù sa che il rischio è quello di riuscire a portare la nostra croce ma poi ,schiacciata da essa, non seguiamo piu Lui. Non lo vediamo piu davanti a noi lungo il cammino. Il rischio che corriamo  è che noi con la nostra croce ci troviamo da una parte,  e Gesù con la sua da tutt’altra parte. E’ in momenti come questi, che lo sconforto prende possesso del nostro cuore. Ci sembra di aver portato inultimente la croce, ci sembra che Gesù ci abbia abbandonati, e alla fine lo giudichiamo dicendogli che non è una persona di parola e che  ci sentiamo traditi da lui.

La croce, piccola o grande che sia, va portata assieme a Lui: nel portare la croce ci conviene sempre alzare gli occhi ( un alzare gli occhi che si tramuta  in una  preghiera continua ed incessante , chedendo non tanto di scrollarci da dosso la croce,  ma  di aiutarci a vedere nel nostro portare la croce un’aiuto e collaborazione con lui per salvare altri fratelli e sorelle bisognosi della Sua salvezza ) verso di Lui, sapendo che seguendo lui noi non ci perderemo  e non crolleremo mai sotto il peso schiacciante  della croce.

    Certo  bisogna portare la nostra croce ( che è spesso quello che non accettiamo di noi stessi, della storia , degli altri; una croce di cui vorremmo farne a meno ) sapendo che è proprio nella croce che il Signore ci conduce alle sorgenti della Salvezza. Eì nella croce portata con amore e per amore che noi troviamo il nostro benessere spirituale, fisico e mentale.

Una santa diceva : se vuoi conoscere cosa è la Croce e il suo significato non ti resta che portarla. Solo portando la croce conoscerai il suo significato.

    Un modo semplice per portare la croce è quello di condividere le ansie, le preoccupazioni e la pesantezza di cuore che la croce comporta nella nostra vita, innazitutto con Gesù ( ecco allora l’importanza della preghiera )  e poi con chi ci sta accanto. Siamo chiamati a condividere le nostre croci come spesso condividiamo le gioie della vita.

Vi lascio con un detto inglese che dice: “  a problem half shared, is half solved “.  Un problema che è condiviso per metà è gia metà risolto .

Buona domenica a voi

Padre Antonio