Commento al vangelo, Domenica 15 Settembre 2013

20.10.2015 10:45

+  Dal Vangelo secondo Luca

 In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

 Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

 Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore.

 

Il vangelo di questa domenica è considerato il “vangelo nel vangelo” quasi a dire che se ci fosse solo questo testo da pregare e meditare basterebbe alla nostra sete di Dio e di verità.

In realtà al centro è la figura del Padre che vuole la salvezza di ognuno di noi. Dio si impegna con ognuno di noi in maniera sempre nuova e personale. Ognuno di noi è importante per lui, ecco perchè è disposto a lasciare le novantanove pecore, per andare alla ricerca di quella perduta.

Questo è il nostro Dio , questo è l’amore che Lui nutre per ognuno di noi. E il cuore di Dio non troverà pace fino a quando non avrà salvato l’ultima persona di questa terra.  La gioia di Dio Padre sarà piena e completa quando arriverà ad avere tra le sue braccia tutti noi. Nessuno escluso.

Da qui nasce la consapevolezza che, se vogliamo essere imitatori di Dio, non possiamo non agire come lui agisce , anche contro la mentalità di questo mondo, che ci dice in tanti modi cose come “ pensa a te, pensa al tuo futuro. Gli altri lasciali stare dove stanno. Non ti preoccupare di aiutarli, ma anzi devi stare attento, altrimenti possono esserti di inciampo “ e cose del genere. In una società fortemente individualista , la Parola di Dio ci invita a uscire fuori da questa trappola tremenda, che non guarda in faccia a nessuno.  Dio , invece,  introduce una logica della comunione che non è piu comune. Dio ci dice che per essere in armonia con noi stessi dobbiamo preocuparci del nostro fratello , di quello che vive e di come vive, soprattutto del fratello o sorella che vede ogni giorno , con tanta tristezza e rammarico nel cuore, la sua dignita schiacciata e non riconosciuta. Il nostro anelito ad essere considerate persone  alla stessa stregua di tanti altri, diventa  una tortura interiore, spesso viene soffocato e quindi non valutato per quello che è.

La parabola del figliol prodigo, ci dice che non è possibile costruirsi una vita da soli. La vita in pienezza che è indice di comunione la si può vivere solo nell’amore. Quell’amore, che anche la storia di oggi ci dice, ci fa persone nuove. Il figlio tornato a casa è accolto con amore e trepidazione di cuore dal Padre, che non aveva mai smesso di cercarlo.

Allo stesso tempo dobbiamo stare attenti al legalismo o rigorismo che è rappresentato dal figlio maggiore. Un legalismo che ha fatto scomparire la capacità di amare e di accogliere l’amore. Lui non si riconosce ne piu figlio e neanche  fratello. Lui rivbolgendosi al Padre dice “ ora che questo tuo figlio è tornato..”. Per lui non c’è piu un fratello e neanche un Padre. L’amore , quando non è accolto nella nostra vita ci porta a vivere una vita “randagia”, senza nessuna meta , ma anche con tanta acidità e durezza di cuore. Un amore non accolto e condiviso con gioia , ci porta a travisare la stessa realtà.  La vediamo a modo nostro con idee e pensieri che non trovano riscontro nella realtà. Se non si ama , ci si separa dal mondo. Diventiamo un’isola. Non a caso l’evangelista S. Luca non ci dice se alla fine il figlio maggiore entra o non entra nella casa a fare festa.  E’ turbato nel cuore, non ce la fa ad entrare, il rancore e la rabbia si sono impossessati di lui.

Cari amici è poco quello che ho condiviso con voi su questa parabola. Ci sarebbe davvero tanto da  scrivere. Ma mi fermo qui. Certamente gli insegnamenti sono tantissimi, e sono sicuro che ognuno può trovare quello giusto per riprendere coraggio, e lasciarsi guidare dall’unico amore che salva, ed è quello di Dio.

Vi auguro una buona domenica di cuore

Padre Antonio