Commento al vangelo di Venerdì 13 settembre 2013

19.10.2015 20:11

Lc 6,39-42

Può forse un cieco guidare un altro cieco?

 

+  Dal Vangelo secondo Luca

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

 Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore

Oggi nel vangelo si parla di cecità. Una realtà amara per chi la vive. Soprattutto per chi ha visto per tantissimi anni e poi si ritrova a non vedere.

E’ chiaro che Gesù parla qui della cecità spirituale. Una cecità che può prenderci di sorpresa , soprattutto quando siamo cosi pieni di noi stessi e del nostro egoismo che non vediamo piu. L’ipocrisia rende le persone cieche. Io e tu sappiamo che assumiamo e viviamo con un atteggiamento ipocrita ma facciamo ben poco per cambiare: per fare verità dentro di noi.

Gesù non ebbe paura di additare come guide cieche i farisei e gli scribi . Un giorno due discepoli di Gesù dissero dopo un suo discorso: “«Sai tu che a sentire queste parole i farisei si sono scandalizzati?». Ma egli, rispondendo, disse: «Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata sarà sradicata. Lasciateli, sono ciechi guide di ciechi; e se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa»” (Mt. 15:12-14).

Sempre sul vederci, vi lascio con  un esempio che mi sembra calzante, che è  preso dal vangelo di Giovanni.

Non riuscire a vedere

Il vangelo di Giovanni ci racconta, nel periodo iniziale del ministero di Gesù, che fra i capi dei Giudei vi è un certo Nicodemo. Il “fenomeno Gesù” lo turba. Nicodemo è un uomo onesto, serio, giusto, che vuole comportarsi in modo maturo, freddo e responsabile. Decide così di distanziarsi dall’emotività dei suoi colleghi e decide di “investigare il caso” per conto suo. Vuole “vederci chiaro” su Gesù. Per questo, appunto con serio atteggiamento da ricercatore, personalmente si reca ad incontrare Gesù, “di notte”, per esaminare, interrogare, vagliare con attenzione, al di là di ogni pregiudizio e sentito dire. Vuole scoprire chi sia veramente Gesù. Vorrebbe comportarsi, verso Gesù, come uno psicologo che voglia capire una personalità, come un sociologo che voglia comprendere la dinamica di un fenomeno sociale, come un teologo che voglia verificare se questo Gesù sia veramente manifestazione di Dio oppure solo un falsario, un profittatore, un fanatico, o un eretico. Quest’ultima ipotesi, però, non gli sembra possibile, perché Gesù non ha precedenti, non rientra nei canoni del conosciuto. Il fenomeno Gesù è “troppo strano” per essere un falso, eppure Nicodemo non riesce a vedere chiaramente chi sia Gesù, che cosa ci sia “dietro” di Lui.

Nicodemo è confuso, non riesce a vedere. “Intravede” qualcosa, ma i suoi “contorni” non gli sono chiari. Vorrei che notaste proprio questo concetto: Nicodemo non riesce a vedere.

Nella nostra attuale società molti sono pregiudizialmente “contro la religione”. Hanno il loro catalogo di motivazioni, che noi ora non esamineremo, per cui essi guardano con disprezzo l’impegno cristiano, e non lo ritengono degno della loro minima attenzione. Per loro“la religione” è tutto “un falso”. Non capiscono chi vi si impegna e, per questo impegno, sospettano inconfessabili ragioni. Altri, pur rimanendo all’esterno dell’impegno cristiano, ne sono in qualche modo affascinati. Vorrebbero capire, ma non riescono a comprendere il credente impegnato. Lo rispettano, ma hanno paura di interessarsene. Anche questo atteggiamento deriva da molte cause. Altri ancora non comprendono e, come Nicodemo, vorrebbero “studiarne il fenomeno”, ma la cosa per loro è del tutto misteriosa e sfuggente. Non riescono a vedere.

E’ proprio questo che Gesù mette in evidenza nella risposta che Egli dà a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio” (v. 3). Gesù, la cosa, la ribadisce un poco più avanti una seconda volta, introducendo un nuovo aspetto della questione: “se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio (v. 5). Nascere di nuovo? Regno di Dio? La cosa è sempre più misteriosa…

La tragedia di non vedere ciò che è necessario

Si, è ben possibile che se non si “veda” qualcosa, il motivo sia perché quel “qualcosa” non esista, ma è anche ben possibile che si sia di fronte ad un problema di cecità, una particolare cecità che non ci permette di scorgere e di accedere, entrare, in una componente della realtà. E’ molto brutto non riuscire a vedere o a sentire. E’ un problema doloroso per molti ospiti delle case per anziani. Esistono anche persone che non vedono e che sono cieche dalla nascita. Alla cecità ci si può anche abituare e imparare a vivere avvalendosi degli stimoli di altri sensi.

Nicodemo non intende, non capisce, chi è Gesù. In fondo, il suo interesse è accademico. Nicodemo viene a Gesù spinto da un interesse intellettuale. Egli è “il dottore di Israele” (v. 10), egli vuole capire. Nicodemo è forse anche spinto da un interesse pratico, da “una preoccupazione pastorale”: vuole difendere il popolo da falsari, ma anche raccomandare Gesù alla gente, se Gesù veramente è “un dottore venuto da Dio”, se veramente “Dio è con lui” (v. 2).

La risposta che Gesù gli dà mette l’accento almeno su due cose fondamentali: la necessità di una guarigione interiore, di una “nuova nascita”, e il fatto che capire e seguire Gesù è assolutamente indispensabile e non “facoltativo”.

1.

“Tu, ed altri come te, non comprendi chi io sia perché soffri di un grave problema, di una “disfunzione congenita”: sei spiritualmente cieco, i tuoi “sensi spirituali” non funzionano come dovrebbero. Vedi qualcosa in modo confuso, ma non riesci a distinguere. Hai dunque bisogno di guarigione, di una guarigione interiore, anzi, di una profonda trasformazione della tua persona, di una conversione, una rigenerazione interiore simile a una nascita. Tu vedi molte persone che mi seguono con entusiasmo. E’ vero, diverse fra di loro lo fanno per motivi sbagliati, pensano magari di averne un qualche profitto materiale. Altre però mi seguono con fiducia ed io ho operato in loro un miracolo, un miracolo ancora più grande della guarigione fisica degli occhi: mi seguono perché io li ho guariti spiritualmente. Hanno visto così la miserabile condizione umana e hanno visto con chiarezza chi io sono, cioè l’unico possibile Salvatore. Per questo mi seguono e niente e nessuno li potrebbe più allontanare da me!”

“Dodici uomini sono stati i primi a seguirmi con fiducia. Non pensare che per loro sia stato facile. Non hanno compreso subito, anzi, lo hanno fatto con molta fatica. Per alcuni di loro il ‘parto spirituale’ è stato difficile. Un giorno ho chiesto a loro che cosa la gente pensa di me. Mi hanno risposto che alcuni pensano che io sia un guaritore, altri un capo politico, altri un profeta, altri la reincarnazione di un qualche personaggio importante del passato, qualcuno persino un malfattore e un ingannatore. Non hanno però capito, visto, inteso veramente. Poi ho chiesto loro: “E voi, chi credete che io sia?”. Pietro, un mio discepolo, improvvisamente ha un’illuminazione, e risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt. 6:16), e io gli ho risposto: “Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt. 6:17). Qualcosa di importante era avvenuto in Pietro, qualcosa di simile a una nuova nascita. Questo gli ha permesso di vedere le cose tutto da un’altra prospettiva! Se tu, Nicodemo, vuoi sapere perché molti mi seguono, ecco, ora sai il perché: al mio seguito i loro sensi spirituali sono stati sottoposti ad una nuova nascita, sono stati rigenerati”.

2.

La seconda cosa che Nicodemo, e noi con lui, dobbiamo comprendere, è che “interessarsi di Cristo” …non è facoltativo, ma sommamente necessario per la vita stessa, per ricuperare la vita vera, autentica, quella che Dio aveva in serbo per noi fin dall’inizio della creazione. Nicodemo aveva per Gesù un interesse personale, da intellettuale, una curiosità da soddisfare.

Gesù però non gli risponde: “Se uno non è nato di nuovo, non può comprendere chi sono io, il mio successo”. E’ vero, ma Gesù dice: “se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio… se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (v. 2,5).

Il mondo lo ha creato Iddio ed appartiene a Lui. La nostra stessa vita trova origine in Dio ed è sostenuta da Lui. In Dio possiamo trovare la migliore realizzazione di noi stessi, quando noi siamo in comunione con Lui e sottomessi alle Sue leggi, al Suo regno. Nicodemo sa che il meglio nella vita si trova in Dio, che in Dio c’è vita vera e significativa. Il suo impegno in questo senso è ineccepibile. Gesù però gli dice: “Se Tu non subisci al mio seguito la trasformazione di cui prima ti parlavo, se tu non mi vedi quale veramente io sono, ebbene, personalmente tu non potrai né mai vedere né mai entrare in quel regno, in quella condizione vitale alla quale tu aspiri”. Affermazione piuttosto ardita, non è vero? Gesù lega strettamente alla Sua persona il regno di Dio, che noi potremmo tradurre come “le migliori nostre aspirazioni”, in altre parole: senza Cristo Gesù non si potrà mai né vedere né entrare a vedere realizzate le migliori aspirazioni umane. Gesù dice: “Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla” (Gv. 15:5), e ancora: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv. 14:6). In altre parole Gesù dice a Nicodemo: “Io non sono uno fra i tanti, io sono l’unico che Dio abbia mandato per farti accedere alla vita vera, significativa ed eterna”. Nessuno aveva mai osato dire tanto.

Molti oggi ritengono che l’impegno cristiano sia solo per quelle persone che hanno questi gusti ed interessi. Si sente dire: “Per me va bene che tu ti interessi ‘di religione’ e che tu trovi in questo il tuo piacere. Dei gusti non si discute. A te piace ‘la religione’, a me invece piace lo sport, la cultura, lo spettacolo, la filosofia indiana, la musica… Al ristorante c’è un menù di diversi cibi dal quale si può scegliere il preferito. Non mi puoi costringere a mangiare quello che piace a te… Non puoi costringermi a ‘venire in chiesa’.  Ti rispetto anche per quello che fai, difendo il tuo diritto di interessartene, e magari anche pure sono pronto a sostenerti. A me quelle cose, però, non interessano, ho altri impegni, altre attività, altri ‘passatempi’! Io il mio tempo lo trascorro facendo altre cose che ritengo altrettanto valide”.

E’ vero, in questo mondo ci sono tante cose buone, e tante sono le cose utili che si possono fare. Esiste però la cosa migliore, e la cosa più utile in assoluto, quella che merita la massima priorità perché da essa tutto dipende: Cristo, la fiduciosa ubbidienza a Lui, che è il Signore e il Salvatore! Chi ritiene Cristo “uno fra i tanti”, o qualcosa da mettersi allo stesso piano di altri interessi, è cieco, non vede, non si rende conto, non capisce, per quanto nobili possono essere le sue motivazioni! Ricordate Marta e Maria? La prima sorella era tutta affaccendata in cucina, e riteneva questo più importante che stare ad ascoltare Gesù, come faceva Maria. Gesù però la rimprovera e le dice: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose, ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta» (Lu. 10:41,42).

Tutto questo è piuttosto radicale, ma Cristo Gesù lo può dire proprio per Chi Lui è. Per questo Egli chiama a seguirlo. Dietro di Lui, come il sommo medico, i nostri occhi si apriranno, come si sono aperti quelli di Pietro che, con Giacomo e Giovanni, un giorno vide luminosa la gloria di Cristo, e fu in grado poi di scrivere: "Infatti non vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signor nostro Gesù Cristo, andando dietro a favole abilmente escogitate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. Egli ricevette infatti da Dio Padre onore e gloria, quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il mio amato Figlio, nel quale mi sono compiaciuto». E noi udimmo questa voce recata dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo. Noi abbiamo anche la parola profetica più certa a cui fate bene a porgere attenzione, come a una lampada che splende in un luogo oscuro, finché spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori" (2 Pi. 1:16-19).

Notate anche in questo testo il tema della luce, la luce che splende ed illumina la “notte” che era anche nel cuore del pur bene intenzionato Nicodemo.

 

Brutta cosa è la cecità fisica, ma ben più brutta è quella spirituale. Per sanare la cecità spirituale (quella si che ci fa immaginare cose che non esistono) abbiamo bisogno di una nuova nascita, di una rigenerazione, della guarigione dei nostri senso spirituali sclerotizzati. Non vi posso però esortare a “nascere di nuovo”, perché questo non sarebbe in vostro potere. Posso solo dire di fare come ho fatto io: trovare una guida spirituale veramente affidabile. Questa guida spirituale è il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Posso solo esortarvi ad “andargli dietro” con fiducia, a lasciare che sia Lui a prendervi per mano, e non ne rimarrete delusi. Non fidatevi di nessun altro che non vi accompagni veramente da Cristo Gesù, il Cristo di cui la Bibbia ci parla e che parla nella Bibbia. E’ soltanto al Suo seguito che voi riceverete il dono dello Spirito Santo, l’unico che possa farvi rinascere a nuova vita e farvi vedere le cose da una nuova prospettiva. Lo stesso capitolo dal quale abbiamo tratto la storia di Nicodemo contiene queste parole fondamentali: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv. 3:16-19).

Buona giornata a voi

Padre Antonio