Commento al Vangelo dell'8 Giugno 2014 - DOMENICA DI PENTECOSTE - (ANNO A)

08.06.2014 07:28

Gv 20,19-23
Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore

 

La Pentecoste è la festa nella quale l'ebraismo ricorda il dono della Legge. In questa stessa festa i discepoli di Gesù ricordano il dono dello Spirito Santo che realizza ciò che i profeti avevano annunciato: "Verranno giorni nei quali con la casa d'Israele e con quella di Giuda concluderò un'alleanza nuova...porrò la mia Legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore..." (Ger.31,31ss.); "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez.36,26).
La Pentecoste è la festa del "compimento" del progetto di Dio, la festa della "novità" cristiana, della creazione nuova, dell'uomo al quale è donato un cuore nuovo per vivere la vita del Figlio di Dio.
Il brano del Vangelo di Giovanni che oggi leggiamo (Giov.20,19-23), è l'eco dell'esperienza di una comunità che si riunisce nel "primo giorno della settimana" per vivere l'incontro con Cristo risorto.
È una comunità impaurita, riunita a porte chiuse: lì viene Gesù. E' il Cristo innalzato che si manifesta dove e quando vuole: si manifesta nel "giorno del Signore", al momento del raduno liturgico dei discepoli, tempo privilegiato della sua presenza e del loro invio al mondo.
Gesù "stette in mezzo a loro": per la sua condizione di Risorto può raggiungere i discepoli anche nella loro paura e nella loro chiusura, ed è Lui il centro vivo e unificante della comunità.
Gesù Risorto è la vita della comunità.
"Pace a voi": Colui che ha attraversato la morte, dona la pace di cui vive a quelli che sono nella paura, trasmette l'Amore a chi ha il cuore chiuso per timore degli altri, per rancore, gelosia, odio.
"Mostrò loro le mani e il fianco". Gesù è veramente morto in croce, dal suo fianco è uscito sangue e acqua: dalla morte è stato risvegliato per una vita nuova. L'Amore del Padre lo ha risuscitato: adesso egli dona la vita, la pace, l'Amore, ad una comunità immersa nelle proprie paure, e nelle proprie debolezze. L'incontro con Gesù non è superficialmente consolatorio: proprio "guardando" le ferite di Gesù i discepoli hanno il coraggio di guardare alla propria umanità e possono vedere il Signore, innalzato dal Padre, gustare la sua gioia, la gioia dell'Amore dentro la debolezza umana.
Ora la comunità del Signore risorto può essere inviata al mondo "come" il Padre aveva mandato Lui. Tutto è vita nuova, ed è "adesso". Gesù è risorto per essere la vita del mondo: adesso Gesù invia i discepoli che vivono di Lui per essere la sua presenza nel mondo. "Come" il Padre ha mandato me...non è un paragone, e neppure un esempio da imitare: è per essere la sua presenza, perché Lui vive in loro e attraverso loro passa il suo Amore. Lui che con la sua morte "ha donato lo Spirito", adesso "soffia su di loro e dice: Ricevete lo Spirito Santo". Come all'inizio della creazione lo Spirito aleggiava sulle acque, adesso lo Spirito dell'Amore effuso da Cristo che muore in Croce dà inizio alla nuova creazione, generando l'uomo nuovo che vive della vita di Dio: il progetto di Dio arriva così al suo compimento. Dio si è fatto vicino, dentro l'uomo, con l'uomo: l'uomo non è più una povera creatura, abbandonata alla sua solitudine, ma è figlio amato, che vive della vita del Padre. Gli è donato il suo Spirito, un cuore nuovo che lo rende capace di vivere il comandamento nuovo: l'Amore. Adesso il discepolo di Gesù è libero dalle sue paure, dal ripiegamento su di sé, è libero dai peccati per vivere la vita di Dio. Adesso il discepolo non può trattenere dentro di sé questa meravigliosa vita che lo spinge dentro: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi...". Il dono dello Spirito, è la remissione dei peccati: adesso occorre che ogni uomo venga reso partecipe di questo dono. Tutto passa attraverso la concretezza di relazioni nuove: i discepoli che sperimentano lo Spirito di Cristo, lo donano. Chi vive lo Spirito non può non donarlo, chi sperimenta la libertà, dona libertà, chi è libero dal peccato genera persone che non peccano: non si tratta di "poteri istituzionali" o "disciplinari", ma di un dono di cui il mondo ha bisogno. Chi lo ha sperimentato non può trattenerlo per sé e privare il mondo di un dono che è la sua vita.
Tutto è per noi, oggi: quando ci riuniamo nella fede, i nostri cuori chiusi sono aperti da Lui che viene e rimane con noi, ci dona la sua Pace, ci dà occhi capaci di vedere le sue mani ferite e il suo fianco aperto, ci dona la sua gioia. E donandoci il suo Spirito che ci colma di Amore, ci invia dentro il nostro mondo, la nostra quotidianità, per dilatare gli spazi della libertà e dell'Amore.

Commento di Mons. Gianfranco Poma