Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2014

06.10.2014 07:34

Lc 10,25-37
Chi è il mio prossimo?

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».


Parola del Signore

 

La parabola del Buon Samaritano, scritta da Luca, è una pagina d'intensa umanità e di grande spessore teologico. Essa ha esercitato un fascino sui lettori di tutti i tempi, perché fa leva su una situazione che ha la forza comunicativa dei fatti concreti della vita. Gesù si rifiuta di entrare in una casistica troppo chiusa e meschina, preoccupata unicamente di delimitare frontiere e di definire uno spazio ben preciso all'esercizio della misericordia. Egli fa saltare tutta questa problematica collocando il prossimo dalla parte di coloro che amano e non dalla parte di coloro che sanno soltanto chi bisogna amare. Lo spazio dell'amore del prossimo non si definisce in funzione di ciò che è all'esterno, ma dall'interno. Quindi, per Gesù, il prossimo non è tanto un oggetto che esiste fuori, ma è anzitutto un qualcuno che si crea dentro le viscere, nell'amore che si fa concretamente vicino. Con il racconto del buon Samaritano si opera uno spostamento importante: dal sapere al fare. Il dottore della legge domanda: "Chi è mio prossimo?" (v. 29). Questa prospettiva iniziale è astratta, intellettuale, qualunquista. Ci si colloca nell'ordine del sapere e della pura discussione. Gesù, invece, chiede, alla fine: "Chi di questi tre ti sembra sia diventato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?" (v. 36). E subito dopo aggiunge: "Va' e anche tu fa' lo stesso" (v. 37). Dall'ordine del sapere astratto si è passati all'ordine del fare. Il dottore della legge si attendeva soltanto un chiarimento teorico, ed eccolo inchiodato da Gesù all'impegno e alla propria responsabilità.

Commento di Casa di Preghiera San Biagio