Commento al Vangelo del 6 Giugno 2014 - Gv 21,15-19

06.06.2014 07:46

Gv 21,15-19
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Parola del Signore

 

"Alcune questioni inerenti la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere ancora in vita": eccola qui la ragione essenziale della nostra fede. Noi continuiamo a proclamare che quel tale Gesù, vissuto duemila anni fa, perso nelle nebbie della storia, è vivo e presente in mezzo a noi. Quante volte si è cercato di smontare il cristianesimo proprio a partire dal suo cuore: un certo Gesù, morto, che sosteniamo essere ancora in vita! Paolo verrà inviato a Roma per essere processato a causa di questa convinzione, il centro dell'annuncio, l'inizio di tutto! Nel vangelo Pietro incontra il suo Maestro, risorto. Il suo cuore è pieno di tristezza, nonostante la presenza di Gesù: Pietro è troppo ferito dalla sua debolezza, deluso dal suo atteggiamento, ripiegato su se stesso per gioire della presenza del Signore. E Gesù, ancora una volta, gli si fa vicino e lo invita ad amare. Non come Pietro sognava di fare, da eroe, da martire, ma nella concretezza del suo limite, di amarlo come riesce, con tutte le sue forze, non in maniera perfetta. Oggi, amici, amiamo Dio e i fratelli come riusciamo, senza illuderci di essere dei santi e senza restare schiacciati dal peso dei nostri limiti...

Commento di Paolo Curtaz