Commento al Vangelo del 6 Dicembre 2014

06.12.2014 07:25

Mt 9,35-10,1.6-8
Vedendo le folle, ne sentì compassione

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. 
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


Parola del Signore

 

Dio ha costituito il Figlio suo unigenito, fattosi carne nel seno della Vergine Maria, Salvatore e Redentore dell'uomo, di ogni uomo. Assumendo la natura umana, il Verbo eterno ha anche assunto il limite. È qui e non può essere altrove. Vive in questo tempo e non può vivere in un altro, sempre nel suo corpo. Il mondo però è senza limite né di tempo e né di luogo. Come fare per essere il Salvatore e il Redentore di tutti? La sapienza eterna del Padre gli suggerisce la giusta modalità. È come se Cristo Gesù "moltiplicasse se stesso" allo stesso modo di quanto avviene nell'Eucaristia.
In verità non si tratta di moltiplicazione reale. Nell'Eucaristia è una moltiplicazione solamente apparente. Infatti Gesù è uno. Uno resta in eterno. Nella sua unità indivisibile e non moltiplicabile Lui è uno e lo stesso in tutte le particole consacrate della terra, fino alla consumazione dei secoli. Questa stessa moltiplicazione apparente avviene anche nel sacramento dell'Ordine Sacro. Lui è vivo ed operante nella sua unità in ogni ministro ordinato. Non è un Cristo "moltiplicato", è lo stesso ed unico Cristo Signore, che ha assunto un uomo, molti uomini, conformandoli a Lui, al suo mistero, alla sua missione, perché Lui possa compiere la missione che il padre gli ha affidato.
Tra incarnazione nel seno della Vergine Maria e assunzione attraverso il sacramento dell'ordine sacro vi è una differenza sostanziale. Nell'incarnazione è il Soggetto eterno che si fa carne. La persona è una. È la Persona del Verbo della vita il Soggetto agente ed operante nella sua natura divina e in quella umana, unite alla persona attraverso la legge che noi diciamo dell'unione ipostatica. Mentre nell'assunzione attraverso il sacramento viene assunta una persona, un soggetto agente che sempre deve lasciarsi muovere dallo Spirito Santo, in modo da formare con Cristo, il Soggetto assumente, una sola volontà, un solo sacrificio, una sola missione.
Se il soggetto assunto non vive in perfetta sintonia di volontà con il Soggetto assumente, l'efficacia redentiva è solo nella celebrazione dei sacramenti. Manca invece l'efficacia del suo corpo, della sua vita, necessaria per dare pienezza di verità alla redenzione di Gesù Signore. Il soggetto assunto deve sempre aggiungere al Soggetto assumente la sua immolazione, il suo sacrificio, la sua perfetta donazione a Dio, offrendo se stesso in tutto il suo corpo, anima, spirito, perché il padre faccia anche di lui, in Cristo, con Cristo, per Cristo, un dono di salvezza per tutti i suoi figli dispersi.
Chi deve chiamare e dare a Cristo Gesù perché assuma altre persone facendole divenire suo perfetto strumento di redenzione e di salvezza è il Padre dei Cieli. È Lui il Signore che deve donare a Gesù i soggetti da assumere per tutto il tempo della storia. Gesù ci rivela qual è la volontà del Padre: che i soggetti già assunti vedano il loro limite nella responsabilità di salvare il mondo intero, e dal loro limite, con grande umiltà, con preghiera incessante chiedano al Padre che mandi altri soggetti da assumere perché Cristo Signore mai manchi nell'opera che gli è stata affidata. Cristo mancherà sempre se loro non chiedono al Padre e anche se loro non si donano interamente a Lui. L'umanità di Gesù mai cadde in tentazione, ma sempre cresceva in sapienza e grazia, così deve essere per il soggetto assunto. Egli è obbligato a liberarsi da ogni imperfezione, anche lievissima, per essere tutto e sempre di Cristo Signore.

Commento del Movimento Apostolico