Commento al Vangelo del 4 Luglio 2014 - Mt 9,9-13

04.07.2014 04:41

Mt 9,9-13
Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».


Parola del Signore

 

Gesù è libero da tutte le strutture di peccato che condannano l'uomo nella sua carcerata solitudine. Nulla è più triste del carcere del peccato. È un carcere quello del peccato che ti segue, ti insegue, ti perseguita, non ti lascia mai, neanche per un istante. Carcere è la ricchezza. Carcere è il potere. Carcere è la concupiscienza. Carcere è la droga. Carcere è l'alcool. Carcere sono i propri pensieri. Carcere tutte le inimicizie, i contrasti, le divisioni, le opposizioni, gli scismi. Carcere è tutto ciò che separa l'uomo dall'uomo, anche in modo lieve, quasi inosservabile e invisibile.
Gesù è venuto per distruggere ogni carcere nel quale l'uomo si imprigiona da se stesso e anche imprigiona i suoi fratelli, perché li tiene separati, assai distinti dalla sua vita. A quei tempi chiunque fosse entrato in qualche modo in relazione di affari con i Romani, sotto il cui impero viveva anche la Palestina, era considerato dagli scribi e farisei un pubblico peccatore, un rinnegato, un traditore del suo nobile popolo. Era questa una condanna che impediva qualsiasi relazione. Quanto fosse radicato il disgusto per i pubblicani lo attesta la parola di Gesù sui due uomini che salgono al tempio per pregare. Per il fariseo il pubblicano era persona da disprezzare, odiare, maledire, togliere dal cuore e anche dalla vista. Nessuna comunione con lui.
Gesù invece cosa fa? Chiama un pubblicano, Levi, per farne un suo discepolo. Questo gesto vale per il mondo di allora più che un Vangelo intero. Esso provoca più devastazioni spirituali che una bomba atomica. A volte basta un gesto per capovolgere mentalità secolari di peccato. Ricordo che un giorno entrai in un sala e vidi una persona che era considerata da tutti più che una lebbrosa. Passando, la salutai, le diedi la mia bibbia. Fu il gelo generale. Chi è allora questa persona che un sacerdote non considera e non vede come lebbrosa? Cosa vi è in lei che lui vede e che noi non vediamo? Io vedevo in Lei un grande profeta dell'altissimo. Gli altri una persona da annientare, calpestare, distruggere, togliere dalla loro vista.
La nostra fede è nella forza rivoluzionaria dei nostri gesti concreti. Non però di quei gesti che sono di maniera. Questi lasciano il tempo che trovano. Gesto concreto è agire contro la mentalità e le strutture di peccato della nostra società. Gesto concreto è rompere con certe tradizioni ecclesiali che sono il frutto di pensieri arretrati, concepiti dall'uomo e mai fatti suoi dal Signore. Gesto concreto è dare una impostazione nuova alla nostra quotidianità, riportandola interamente nel Vangelo. Gesto concreto è abbandonare con forza la via del male per inoltrarsi e rimanere sulla via della Parola. Gesto non concreto non è il cambiamento di qualche protocollo o di qualche cerimonia o di qualche abito o di qualche altro segno esterno. Gesto concreto è il dono del nostro cuore a Gesù Signore perché lo ricolmi della sua verità e del suo amore.
Il gesto di Gesù sconvolge il mondo religioso dei farisei, degli scribi, di tutti i sepolcri imbiancati del tempo. Viene invece ben compreso da un esercito di peccatori dichiarati dall'uomo. Questi vedono in quel gesto l'apertura di una grande porta. Nei loro cuori nasce una speranza nuova. Anche per loro c'è salvezza. Loro non sono degli individui senza dignità solo da disprezzare e rinnegare. Sono anche loro persone umane possibili di redenzione, salvezza. Anche loro possono essere regno di Dio. Un semplice gesto cambia la storia dell'umanità. Il gesto è la sola parola che parla.

Commento del Movimento Apostolico