Commento al Vangelo del 3 Luglio 2014 - SAN TOMMASO

03.07.2014 08:02

Gv 20,24-29
Mio Signore e mio Dio!

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


Parola del Signore

 

Quando un genitore dice ad un figlio "studia perché se non ti fai una cultura nella vita avrai problemi", oppure "non frequentare certe persone perché poi ti trovi nei guai" molti ragazzi non credono, hanno bisogno di toccare con mano la realtà, sbatterci la testa, farsi del male. Ci sono tante situazioni in cui è bene farsi una propria opinione mediante un'esperienza diretta, ma tante altre nelle quali i ragazzi dovrebbero ascoltare maggiormente i genitori perché il momento della crescita è anche quello della formazione e non sempre è possibile riprender il filo di un discorso che possa interrompersi nell'adolescenza. La mia mamma smise di studiare a sedici anni, ma poi le tornò la voglia e arrivò, con enorme fatica mentre lavorava e aveva un figlio di dieci anni da accudire, fino alla laurea. Altri, e fra questi diversi dei miei ragazzi del passato, hanno smesso di studiare per inseguire il guadagno immediato o la voce della pigrizia ed oggi, quando ormai uomini e donne vengono a trovarmi mi dicono sempre "avessi studiate, vi avessi dato retta, adesso non sarei alla ricerca continua di lavoro ed avrei un futuro più roseo".
Ma si impara solo domani ciò che dovremmo apprendere oggi.
Questo vale anche per noi che spesso, nei confronti di Dio, siamo come adolescenti. Lui ci indica la strada, ci fa capire cosa sia giusto fare e cosa sbagliato, ma alla fine prevale in noi la pigrizia, l'arrendersi davanti alle difficoltà e preferiamo non credere alle parole aspettando i fatti, attendendo che il problema si presenti e allora, solo allora, siamo disposti, davanti all'evidenza, a riconoscere nella Parola di Dio la strada giusta da seguire.
Così fece Tommaso, così facciamo anche noi ogni giorno, ma il Signore è paziente, come dovrebbe esserlo ciascun genitore con i propri figli, e perdona, seppur rimproverandoci, nella speranza che alla prossima occasione si sappia ascoltare maggiormente i consigli del Vangelo.
Se per un adolescente è comunque necessario avere due genitori che lo seguono, oggi purtroppo non è così in moltissime famiglie, nei confronti di Gesù sappiamo che Lui è sempre presente, sempre attento, sempre disponibile.

Commento di Riccardo Ripoli