Commento al Vangelo del 25 Settembre 2014

25.09.2014 07:24

Lc 9,7-9
Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». 
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.


Parola del Signore

 

E' difficile avere le idee chiare sulle cose, è un male comune a tanti, ma quando si fanno delle cattive azioni la confusione è totale per i rimorsi, per la paura di essere scoperti e giudicati e per le bugie che dobbiamo inventarci. Erode non sa cosa pensare su Gesù, è invidioso, geloso, ha paura di perdere il suo potere. Così è per noi. Abbiamo paura di incontrare Gesù, timore di trovarlo negli occhi impauriti di un bambino quando arriva in affidamento, angoscia di non saper dialogare con Lui quando un malato di nostalgia ci chiede un po' di comprensione, ansia nel non voler toccare le piaahe della Croce quando le vediamo in un letto di ospedale in colui che, morente, ci supplica di stargli vicino.
Paura. E così scappiamo da Lui, fuggiamo dal povero, dall'anziano, dal carcerato, dal bambino abusato e maltrattato.
A volte facciamo anche peggio e per evitare di angosciarci Lo uccidiamo, Lo allontaniamo da noi, rifiutiamo con Lui ogni contatto, abbandoniamo i bambini presi in adozione e affidamento, lasciamo altri ragazzi negli istituti e nelle famiglie disagiate, passiamo alla larga da carceri ed ospedali, mettiamo i nostri vecchi negli ospizi.
Ma non è così facile sbarazzarci di Gesù. Se abortiamo vedremo in ogni bambino quello che avrebbe potuto essere nostro figlio, se collochiamo un nonno in una casa di riposo sentiremo sempre la sua voce rimproverarci di aver allontanato colui che ci cullava sulle sue ginocchia quando eravamo piccoli, se passiamo oltre scansando la mano tesa di chi ha fame e chiede il nostro superfluo ci sentiremo in colpa ogni volta che andremo a cena fuori. Il Signore non si fa allontanare da noi, si ripresenta ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
Paura. E di cosa poi? Di diventare uomini e donne consapevoli? Di essere persone in grado di cambiare la vita di qualcuno? Di trasformarsi in signori generosi? E dove è il male in tutto questo? Rinunciare ad un pezzettino di sé, un'ora ella propria giornata, una cameretta della nostra casa per accogliere un bambino non è tempo perso, è investire nel nostro futuro. Avete mai provato ad amare? Si, si certo, ognuno di voi ha amato, ciascuno sa benissimo cosa è l'amore, non sta certo a me insegnarlo a nessuno, ma vi domando: Avete mai provato ad amare?
Il vero amore è quello gratuito, un dono fatto senza ricevere nulla in cambio, un regalo senza aspettative di ringraziamenti, di un amore restituito, della gioia di un figlio che cresce dentro te. Amore gratuito è l'offerta anonima a chi combatte in prima linea contro i mali del mondo, è l'accoglienza del bimbo che nessuno vuole, è lo stare vicino a chi morente non può riconoscerci e dice cose senza senso, è pulire una casa di una famiglia povera per restituirgli dignità e al contempo entrare in contatto con i suoi componenti per poterli meglio aiutare.
Amore a Dio è tutto questo e non mi venite a dire "io non sono credente" perché è una delle vostre tante scuse per non rimboccarvi le maniche. Non bisogna credere in Dio per poter aiutare una persona, amarla fin nel profondo, cambiare la sua vita.

Commento di Riccardo Ripoli