Commento al Vangelo del 22 Agosto 2013

28.03.2014 21:33

Commento al Vangelo del 22 Agosto 2013

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Parola del Signore

    

    Nasce dal un bisogno irrefrenabile di comunione da parte di Dio nei nostri confronti l'invito al suo banchetto. Vuole renderci partecipe dei suo beni, ci vuole come suoi commensali. Per questo ci ha fatto somiglianti a se con un innato desiderio di essere sfamati e dissetati nel corpo e nello spirito. Il nostro primo peccato e tutti quelli che ne sono seguiti hanno la stessa radice e la stessa origine: abbiamo scelto noi il banchetto a cui sederci e mangiare e ne siamo rimasti avvelenati dentro. È iniziata immediatamente l'opera risanatrice di Dio: ci ha invitati di nuovo alla mensa della sua parola, ha ripreso il dialogo con noi. Poi il banchetto di nozze! Il Figlio di Dio che sposa la nostra umanità, s'incarna, si dona, s'immola, diventa cibo e bevanda di salvezza per noi. È un banchetto di festa per un ritorno alla casa del Padre perché eravamo perduti e morti e siamo tornati in vita.

    Siamo invitati ad essere collaboratori della gioia del Signore. Una gioia che per primi dobbiamo gustare profondamente nella nostra vita se vogliamo condividere con il Signore a realizzarla nelle persone che ci vivono accanto.

    Collaboratori e non usurpatori dei doni del Signore. Tante volte amiamo fare di testa nostra trovando sempre delle giustificazioni pseudo religiose per ottenere cio che vogliamo ,  ma che spesso  non ci conducono alla gioia e  alla pace del cuore.

    La via della gioia è essere colaboratori umili e semplici, e non detentori di qualche cosa che non ci appartiene ma che ci viene solo dato in dono.

    Il missionario vive la gioia di Dio nel suo cuore. Vive il desiderio perenne di Dio di stare con noi . Siamo chiamati a essere felici della gioia di Dio: Lui ci vuole  a mensa con LUI per poter cosi parlare al nostro cuore. Chi siamo noi da  rifiutare questo invito e questa gioia?

buona giornata di cuore.