Commento al Vangelo del 14 Marzo 2015 - Sabato della III settimana di Quaresima

13.03.2015 16:57

Lc 18,9-14
Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


Parola del Signore

 

La preghiera è la manifestazione del nostro cuore al Signore. Ogni uomo prega dalle profondità del suo cuore, che può essere superbo, arrogante, prepotente, invidioso, geloso, stolto, insipiente, meschino, empio, idolatra, superstizioso, debole, fragile, viziato, concupiscente, avaro, accidioso, ma anche puro, semplice, mite, arrendevole, misericordioso, pietoso, compassionevole, amante della verità e della giustizia.
Il cuore si manifesta nella sua realtà in ogni parola che viene proferita. Questa verità è insegnata da Cristo Signore e ripresa poi dall'Apostolo Giacomo.
Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato» (Mt 12,33-37).
Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose. Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota. Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geènna. Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall'uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei! La sorgente può forse far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un albero di fichi produrre olive o una vite produrre fichi? Così una sorgente salata non può produrre acqua dolce (Gc 3,1-12). 

Nel cuore del fariseo non vi è Dio nella sua verità, misericordia, compassione, pietà. Quest'uomo Dio non lo conosce. Ignora le profondità del suo cuore ricco di amore per l'uomo. La sua ignoranza di Dio è svelata dalle parole che dice contro il fratello che è assieme a lui nel tempio e che viene giudicato con malvagia e spietata sentenza.
Chi vuole conoscere il proprio cuore può. Gli basta esaminare le parole che escono dalla sua bocca. Ogni parola è un pezzo del nostro cuore che viene esposto alla luce del mondo. Se in esso regna il vero Dio, regna anche la verità di Dio. Se vi è un falso Dio, anche falsa è la verità che diciamo sul nostro Dio. Il fariseo ha un cuore falso, anzi malvagio e crudele, perché non ha alcuna pietà verso un suo fratello, oppresso dal peso dei suoi peccati, venuto nella casa del suo Dio, pentito, umiliato, per chiedere perdono, misericordia, pietà. Tutti i mali del mondo sono il frutto della non conoscenza di Dio. Chi aiuta un uomo a conoscere il vero Dio, lo aiuterà anche a servire i fratelli dalla pienezza di questa verità. Dalla falsità di Dio mai si potrà servire l'uomo.

Commento del Movimento Apostolico