Commento al Vangelo del 1°Settembre 2014

01.09.2014 07:53

Lc 4,16-30
Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.


Parola del Signore

 

Nella sinagoga avviene il fattaccio, fra credenti, fra devoti, fra pii. Il Maestro legge il rotolo e lo interpreta: dà una splendida notizia, è giunto il tempo messianico, lo si capisce dagli eventi che accompagnano la sua predicazione. Fantastico! Ci si immagina la folla che si alza in piedi impazzita di gioia, danzando e piangendo. Macché. Il tema è se Gesù ha la patente per dire quella cosa. Non è uno che ha studiato, fra i presenti molti hanno qualche suo mobile in casa. Non scherziamo! E da quando i falegnami fanno i profeti? Sconcertante. Ma non facciamo così anche noi, a volte? Ci attacchiamo ai dettagli, contestiamo ogni cosa, spacchiamo il capello in quattro? Dio sceglie di amalgamare la sua Parola con le nostre povere parole, affida il tesoro del vangelo ai nostri fragili vasi di coccio. Non se ne spaventa lui e lo facciamo noi? Che tristezza! Chiediamo, piuttosto di sindacare sulla logica di Dio, di essere capaci ad avere un cuore trasparente, umile, che sa riconoscere il messaggio di Dio anche quando si nasconde nella banalità e nella quotidianità... Che non ci succeda di essere come i concittadini di Gesù, talmente impegnati a discutere da cacciare Dio dalla loro città!

Commento di Paolo Curtaz