Commento al Vangelo del 1°Maggio 2015 - San Giuseppe Lavoratore

01.05.2015 07:56

Mt 13,54-58
Non è costui il figlio del falegname?

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.


Parola del Signore

 

Un cultore dell'Antico Testamento sa che ogni sapienza viene da Dio e anche ogni prodigio discende da Lui. Dall'uomo viene solo il peccato, la stoltezza, l'idolatria. Gesù non è sapiente, è la Sapienza divina che va infinitamente oltre la stessa descrizione che il Siracide fa di essa. Lui parla di sapienza creata. Gesù è sapienza increata nella sua Persona divina, mentre nella sua umanità è sapienza partecipata in modo pieno, perfetto, perché Lui è avvolto perennemente dallo Spirito Santo.
La sapienza fa il proprio elogio, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria: «Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e come nube ho ricoperto la terra. Io ho posto la mia dimora lassù, il mio trono era su una colonna di nubi. Ho percorso da sola il giro del cielo, ho passeggiato nelle profondità degli abissi. Sulle onde del mare e su tutta la terra, su ogni popolo e nazione ho preso dominio. Fra tutti questi ho cercato un luogo di riposo, qualcuno nel cui territorio potessi risiedere. Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele".
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno. Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion. Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere. Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità. Sono cresciuta come un cedro sul Libano, come un cipresso sui monti dell'Ermon. Sono cresciuta come una palma in Engàddi e come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura e come un platano mi sono elevata. Come cinnamòmo e balsamo di aromi, come mirra scelta ho sparso profumo, come gàlbano, ònice e storace, come nuvola d'incenso nella tenda. Come un terebinto io ho esteso i miei rami e i miei rami sono piacevoli e belli. Io come vite ho prodotto splendidi germogli e i miei fiori danno frutti di gloria e ricchezza. Io sono la madre del bell'amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; eterna, sono donata a tutti i miei figli, a coloro che sono scelti da lui. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti, perché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà» (Sap 24,1-22). 

Lo stupore di quelli di Nazaret è generato dalla carenza in loro di una fede biblica forte, vera, chiara. Manca in essi una sana conoscenza delle Scritture e soprattutto della loro stessa storia. Questa è tutta opera di Dio. Nulla in essa viene dall'uomo. In Israele dalla chiamata di Abramo fino all'ultimo profeta, tutto sempre è disceso dal Cielo.
Gesù è persona che può essere compresa solo in ambito di fede perfetta. La rivelazione di ieri, la storia di fede di ieri, se interpretate correttamente, senza alcuna influenza di pensieri umani, aprono la porta perché il cuore si apra a Gesù Signore. Se però ci si interroga sull'origine della sapienza o sulla potenza dei miracoli e si pensa che debbano provenire dagli uomini, allora la fede è assai carente. Lo stupore incredulo è sempre segno di una forte assenza di fede storica. È anche segno che molte idee della terra ormai governano la rivelazione fatta da Dio ai padri. Nessuno si meravigli. Questi ammanchi di fede sempre compaiono nella storia della rivelazione. Oggi, ad esempio, non assistiamo forse ad una fede su Cristo Gesù priva quasi del tutto della verità rivelata e anche dogmatica? Gesù da molti non è pensato, creduto, immaginato anche da cattolici praticanti come uno dei tanti nel planetario delle religioni? È questo il segno che è venuta meno la vera educazione alla fede.

Commento del Movimento Apostolico