Commento al Vangelo del 1°Gennaio 2014 - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

01.01.2015 07:38

Lc 2,16-21
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.


Parola del Signore

 

Con la solennità di oggi, Maria Madre di Dio, inizia il nuovo anno solare del 2015. E come tutti gli inizi, anche questo primo giorno dell'anno lo affidiamo alla protezione della Madonna, Regina della pace e Madre della gioia.
Questo nuovo anno che vede gli albori con questo giorno si prospetta molto importante per la vita della Chiesa essendo dedicato alla famiglia e alla vita consacrata. Ma altri importanti eventi ecclesiali e sociali si pongono davanti a noi e ci impegnano a consacrare questo anno al Signore ed a metterlo sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercessione potentissima presso il suo Figlio, perché possa essere un anno di gioia e di pace per il mondo intero.
Non a caso la chiesa celebra oggi la giornata mondiale della pace, al fine di portare l'attenzione non solo dei credenti e di quanti in Gesù Cristo riconoscono il vero Principe della pace, ma anche degli uomini di buona volontà su questo argomento di crescente attualità, considerati i tanti focolai di guerra esistenti oggi nel mondo, il terrorismo, le tante violenze che si perpetrano ai danni di bambini, malati, anziani, donne ed uomini di ogni nazione, cultura, popolo e religione. Il mondo non vive in pace e cerca la pace e noi come cristiani la chiediamo attraverso l'intercessione di Maria, regina della pace e madre della gioia, a Gesù, che anche in questa ottava di Natale ci viene presentato nella grotta di Betlemme con i pastori che vanno senza indugio a visitarlo, mentre è cullato e coccolato dalla sua tenerissima Madre e custodito gelosamente e posto al sicuro sotto la custodia di San Giuseppe.
Gioia e pace camminano insieme e come tali questi due valori cristiani trovano la sorgente nel Salvatore del mondo, trovano la ragion d'essere ed anche di annunciarla partendo proprio da quella povera capanna, che è e sarà la più ricca, in eterno, in umanità e in fraternità. Iniziare il nuovo anno con questa speranza e certezza nel cuore è entrare il quel grande mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria. Gesù Re di pace e Maria regina della pace, insieme portano all'umanità questo messaggio. Non mancano in questo compito di diffondere la pace e la gioia i messaggeri celesti, i santi angeli ed arcangeli che appaiono sulla grotta di Betlemme e cantano festosi e gioiosi l'inno della vera gioia, annunziano la vera e grande buona notizia di sempre e per sempre che è nato a noi il Redentore.
Questa sua venuta nel mondo non fu casuale, ma voluta e scelta proprio da Colui che doveva abbassarsi alla nostra condizione umana e farsi uomo, per salvare l'uomo. Ce lo ricorda in questa giornata mariana, il testo della seconda lettura di oggi, tratto dalla lettera ai Galati e che riporta nel cuore del mistero della natività di Gesù Cristo. Questa venuta di Dio tra gli uomini, questa assunzione della natura umana su di sé ha portato conseguenze di straordinario capovolgimento della storia dell'umanità. Infatti, la venuta di Cristo sulla terra ci conferma nella nostra dignità che siamo figli di Dio. Vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Mosè sul popolo eletto: "Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace".
A Maria, causa nostrae laetitiae, fonte della nostra gioia, chiediamo per questa umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. E la gioia cristiana non è l'allegria esteriore e rumorosa che la nostra cultura spesso identifica con questo termine. È invece la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da colui che tiene nelle sue mani l'universo intero e che ama ciascuno di noi e tutta la grande famiglia umana con un amore appassionato e fedele. Il suo è un amore più grande delle nostre infedeltà e peccati e che - proprio per questo - riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma anche la gioia della carità, cioè della comunione con l'amore stesso di Dio. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell'amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo.
Proprio Gesù, venuto a rivelarci e a comunicarci l'amore del Padre, ci ricorda: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Di questa gioia che è frutto dello Spirito Santo (cf Gal 5,22) Maria ha fatto esperienza più di ogni altra creatura. Più di ogni altro Maria «ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore» abbandonandosi con totale fiducia nelle mani di Dio. Per questo è dichiarata beata dalla cugina Elisabetta. E lei stessa canta la gioia che nasce da questo affidamento a Dio con le parole del Magnificat: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore». 
In Maria si realizza dunque la profezia di cui ci ha parlato il profeta Zaccaria: «Gioisci, esulta, Figlia di Sion, perché io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2,14). E quanto si realizza in lei è destinato a realizzarsi in ogni battezzato e nell'intera Chiesa del Signore. Guardando a Maria e soprattutto vivendo nei suoi confronti una comunione di amore filiale, ciascuno di noi (e tutta la Chiesa) può percorrere insieme con lei quel pellegrinaggio della fede che l'ha portata a vivere la pienezza della gioia evangelica. Invocando l'aiuto di Maria e facendo affidamento nella sua materna intercessione potremo davvero unirci sempre più profondamente a Gesù e sperimentare quella pienezza di gioia che ci ha promesso: «Ora siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22).
Alla Madonna ci rivolgiamo con questa bellissima espressione tratta dalla lettera "Rallegratevi" a tutti i religiosi: Ave, Madre della gioia, porta gioia a questa umanità. Fa camminare tutti gli uomini verso l'amore e la fratellanza universale, quella che può davvero dare gioia al cuore e luce alle menti. " In Maria è la Chiesa tutta che cammina insieme: nella carità di chi si muove verso chi è più fragile; nella speranza di chi sa che sarà accompagnato in questo suo andare e nella fede di chi ha un dono speciale da condividere. In Maria ognuno di noi, sospinto dal vento dello Spirito vive la propria vocazione ad andare!". Andare verso gli altri, verso il mondo per portare il Dio della gioia, mediante Maria, la Madre della gioia e della pace.
E con il salmo 66 della liturgia odierna cantiamo: "Gioiscano le nazioni e si rallegrino, perché tu giudichi i popoli con rettitudine, governi le nazioni sulla terra. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra". Amen.

Commento di Padre Antonio Rungi