Commento al Vangelo del 10 Marzo 2015 - Martedì della III settimana di Quaresima

10.03.2015 07:42

Mt 18,21-35
Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà

 

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».


Parola del Signore

 

Per perdonare occorre una grande visione di fede. Grande maestro di perdono è Giuseppe, venduto dai fratelli agli Ismaeliti e da questi a Potifar in Egitto. La risposta che lui dona ai fratelli attesta una sua altissima visione di fede nel Signore.
Ma i fratelli di Giuseppe cominciarono ad aver paura, dato che il loro padre era morto, e dissero: «Chissà se Giuseppe non ci tratterà da nemici e non ci renderà tutto il male che noi gli abbiamo fatto?». Allora mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre prima di morire ha dato quest'ordine: "Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male!". Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!». Giuseppe pianse quando gli si parlò così. E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: «Eccoci tuoi schiavi!». Ma Giuseppe disse loro: «Non temete. Tengo io forse il posto di Dio? Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini». Così li consolò parlando al loro cuore (Gen 50,15-21). 
Il perdono è essenza di Dio, deve essere essenza, natura di ogni uomo di Dio, di ogni suo adoratore. Il vero adoratore dal falso si distingue dal perdono. Chi perdona sempre è vero adoratore, chi non perdona è un falso adoratore. Quando dice che crede in Dio, è un mentitore. Lui crede in un suo Dio, ma non nel Dio che è la misericordia e il perdono. Chi non perdona non può accostarsi al trono di Dio per implorare pietà.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l'offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l'uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, chi espierà per i suoi peccati? Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l'alleanza dell'Altissimo e dimentica gli errori altrui (Sir 28,1-7).
Il nostro debito presso Dio è infinito. Lui lo condona, ma vuole che anche noi condoniamo. Se noi non perdoniamo, neanche Lui perdona e il nostro debito rimane.
L'amore verso il prossimo inizia dal perdono, poi si consuma nelle opere di carità sia spirituali che materiali. Le opere materiali di carità non tutti le possono fare. Spesso sono anche insufficienti. Quelle spirituali invece tutti le possono fare con larghezza di cuore e di mente. Il perdono rivela la verità della nostra fede, della nostra carità, della nostra speranza. Chi crede nella vita eterna, perdona subito, all'istante, tutto. Sa che altrimenti non entrerà in essa. Chi non perdona vive di fede falsa.

Commento del Movimento Apostolico