Ciò che rende la Fede difficile

29.03.2014 17:06

Jean-Paul Hernández S.I.

 

CIO’ CHE RENDE LA FEDE DIFFICILE

 

 

1. Le false immagini di Dio

Nel libro della Genesi il racconto del primo peccato, quello di Adamo ed Eva (Gn 3), inizia con una falsa immagine di Dio: «È vero che ha detto: Non dovete mangiare. . .››. Con una menzogna, il serpente riesce a convincere l”uomo che Dio gli ha vietato tutto.

Si forma allora l'immagine di un Dio nemico del piacere, avversario della vita. Un Dio dal quale ci si deve difendere. O con cui conviene negoziare. Più avanti il serpente rincara la dose: «Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi...». Il «sottotesto» è: «Dio avrebbe potuto fare di più per voi e non l’ha fatto, dunque non è vero che vi ama, non vi potete fidare di lui!».

Allora l”uomo decide di non fidarsi, cioè di non avere fede. Il peccato è questo: non fidarsi. È il dubbio sull'amore che uccide la fede. L'antropologia contemporanea descrive spesso l’umanità come una fantastica «fabbrica di immagini di Dio». Già per il filosofo Feuerbach Dio è la proiezione gigante dei grandi desideri dell’uomo. Perciò continuamente l”uomo «crea Dio a sua immagine e somiglianza». Da lì nascono tante immagini della divinità: «grande architetto», «motore immobile», «grande mago» che dovrebbe risolvere tutti i problemi, giudice severo che esige tanti sacrifici, macchinetta che eroga servizi se si paga, energia diffusa, destino capriccioso che bisogna cercare di arginare e sfruttare...

Una delle immagini di Dio più radicate nell'inconscio collettivo di molti popoli è stata sintetizzata nella mitologia greco-romana dal mito di Chronos. Questo «padre degli dèi» è una figura paterna primordiale. Il suo nome significa «tempo». Chronos divora con avidità i suoi figli appena vengono al mondo. Vale a dire il tempo mette al mondo continuamente degli attimi che vengono però immediatamente inghiottiti e non torneranno mai più. Solo il piccolo Giove riuscirà a sfuggire all'avidità del padre e sarà nascosto a Creta dove crescerà allattato dalla capra Amaltea. Un giorno prenderà lui il posto di suo padre e diventerà il capo degli dèi. La figura di Chronos sintetizza le paure davanti a un Dio assetato di vittime. Un Dio che ci divora, come il tempo divora pian piano le nostre vite. Un Dio da cui bisogna nascondersi e che un giorno bisogna detronizzare.

La storia del Dio della Bibbia racconta come il Padre di infinita misericordia, davanti a dei figli che hanno paura di essere divorati da lui, decide di invertire questa falsa immagine. In Gesù Cristo, Dio dice ad ogni suo figlio: «Hai paura che io ti mangi? Ebbene mangia me!›› E così nasce a Betlehem che significa «casa del pane». E così è deposto in una mangiatoia come se fosse

nato per essere mangiato. E così decide di rimanere per sempre in mezzo ai suoi discepoli sotto l”apparenza di un pezzo di pane da mangiare.

Egli diventa «Figlio dell’uomo››, consegnato alle mani avide di ogni uomo. Allora l'uomo scopre che quella terribile immagine del padre Chronos è una fantastica proiezione dell’uomo stesso nelle sue ansie di possesso, nella sua avidità di potere, nella sua disperata solitudine. Solo un Dio che si fa mangiare e stritolare libera dalle false immagini di Dio.

Perciò il Vangelo ci lascia una sola immagine di Dio: l”uomo della croce. Capiamo adesso perché i primi cristiani furono accusati di «ateismo». Perché l”immagine di Dio che propone il Vangelo è la distruzione radicale di tutte le immagini di Dio che l'uomo produce. Come dice San Paolo, la croce è «follia e scandalo». È l’unica immagine davvero divina di Dio e consiste proprio... in un uomo!

Nel cammino del singolo credente si ripropongono molte delle immagini di Dio che l'umanità ha elaborato durante i secoli. Allora è importante nella preghiera silenziosa lasciare che si frantumino davanti all'unica vera immagine: il Dio crocifisso. Un cristiano è un «ateo» nel senso che per dire Dio non dispone di una definizione di Dio ma ha solo la storia di un uomo che ama fino all’ultima goccia del suo sangue. Egli è l'unica «immagine visibile del Dio invisibile» (Col 1,18). Quando un cristiano pensa Dio senza pensare a Gesù Cristo, non è più un cristiano.

Molti nostri contemporanei si dichiarano «atei» o «non credenti» in realtà perché rifiutano le false immagini di Dio che spesso vengono veicolate. Allora ben venga questo ateismo! Molti atei, rifiutando queste immagini di Dio, sono in realtà molto più vicini al Dio del Vangelo di molti credenti. L” ateismo spesso è una tappa necessaria verso la fede del Vangelo. È quel crollo degli idoli che lascia spazio a una nuova scoperta, a quel Dio di Gesù che si rivela nel punto più basso dell’uomo. Il dubbio di fede, la voce «atea» che parla nel fondo di ogni cuore credente, è quel necessario squilibrio che apre a un affidamento più profondo. È quella caduta che diventa passo avanti.

Una risposta concreta a questa prima difficoltà della fede è mettersi in ginocchio ai piedi del crocifisso e del pane eucaristico.

 

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