Chi aspetta al di là del Mediterraneo?

10.06.2014 15:48

 

Roma - Gli arrivi di rifugiati, profughi e migranti tra il 2011 e il 2013 a Lampedusa e sulle coste siciliane– oltre 100.000 persone – e i continui numerosi arrivi dei primi tre mesi dell’anno 2014 hanno posto il problema di quanti sono coloro che attendono di attraversare il Mediterraneo, ma soprattutto di come leggere il ‘confine’ del Mediterraneo e dei luoghi di approdo come Lampedusa. Sul numero delle persone che attendono al di là del Mediterraneo, sulle coste, nelle città, in cammino nel deserto, nei campi profughi è difficile non parlare di diverse centinaia di migliaia di persone. Ma i numeri diventano milioni se si pensa a chi muore di fame e di sete, a chi fugge da guerre e persecuzioni in atto, a chi ha preso la strada delle migrazioni: 154 milioni nel 1993, 175 milioni nel 2000, 232 milioni nel 2013 fino alla stima – presente nel Rapporto immigrazione Caritas e Migrantes del 2013 – di 400 milioni nel 2040 . Chi si meraviglia di questi numeri dimostra di non conoscere la storia e sogna che Paesi sfruttati, impoveriti, alla fame, in guerra non si mettano in cammino. Oppure dimentica che l’Africa nei prossimi 30 anni passerà da un miliardo di persone a due miliardi di persone: giovani, famiglie che, in condizioni di povertà, si metteranno in cammino. A Lampedusa e sulle coste siciliane sono sbarcati sogni e speranze, dopo delusioni e sofferenze. Lampedusa ha dato la vita a un nuovo mondo e ci ha aiutato a raccontare la storia di un cammino di popoli, e a sentirsi partecipi di un fatto nuovo che sta capitando dall’altra parte del Mediterraneo, a pochi chilometri di distanza dall’Italia e dall’Europa. La vergognosa incapacità dell’Italia e dell’Europa di organizzare i propri luoghi di confine più esposti all’incontro con chi è in fuga dall’Africa e dal Medio Oriente, ma anche di allargare una cooperazione internazionale pesa sul futuro. Lampedusa denuncia la necessità di ripensare i luoghi di confine di tutta l’Europa, dal Portogallo alla Romania, alla Grecia, perché non si ripetano in continuazione e anche nascoste violenze alla dignità di ogni persona in cammino, alzando nuovi muri , di cui la storia si è vergognata e ha sempre poi distrutto. (Mons. Gian Carlo Perego - Direttore generale Migrantes)