Caro Diogneto

27.03.2014 10:46

L'uomo e l'universo

“Da dove veniamo? Dove andiamo? Chi siamo?”: queste sono le domande che abitano il cuore di ogni umano, in ogni tempo e in ogni cultura. Sono le domande più vere che non possono essere tacitate da noi uomini e donne, capaci di pensare, nella volontà di essere consapevoli, coscienti. E oggi come tentiamo di rispondere a queste domande, le più radicali nella nostra ricerca di senso?
 
Il nostro modo di guardare il mondo e di collocarci in esso è molto diverso da quello dei secoli passati. Ci sentiamo infatti come perduti in un universo sempre in espansione, oscuro ed enigmatico, in cui regnano il caso e la necessità. Questa consapevolezza aumenta le domande. Perché c’è questo universo? Non lo sappiamo. Perché siamo sulla terra? Non lo sappiamo.
 
Gli scienziati ci dicono che il caso e la necessità di leggi cosmiche hanno voluto un addensarsi della materia e una sua esplosione in miliardi di frammenti: ecco l’universo con i suoi corpi celesti, il suo sistema solare, le galassie, i buchi neri… In questo “spazio” impensabile, su una palla di materia ruotante intorno al sole, con altri pianeti, ecco un giorno nascere la vita, nuovamente per caso e per necessità chimica.
 
Questa vita si organizza in modo sempre più complesso, fino a dare origine a esseri animali, e poi ancora, in un’evoluzione, a dare origine ad animali che fanno un cammino di umanizzazione: noi, gli umani. E in queste genealogie ndi umani ci sono io, ci siamo noi che insieme ci interroghiamo: tutto questo è solo un caso, è solo un’obbedienza a leggi fisiche e chimiche? Gli scienziati ci dicono che, come questo modo ha avuto un inizio e uno sviluppo, così avrà anche una fine: l’essere umano sparirà, la vita sulla terra finirà e l’universo continuerà, obbedendo al caso e alla necessità.
 
Questa lettura che siamo in grado di fare non sembra però capace di rispondere alle domande poste all’inizio. E se fosse veramente così, se davvero regnassero solo il caso e la necessità, che senso avrebbe questa mia vita che è unica, che dal seno di una donna ha preso forma fino a essere io una persona che pensa, ama, crea, soffre? Sì, una lettura nichilista può fermarsi qui, ma è significativo che l’umanità abbia sempre cercato di trovare un senso al perché nasciamo, siamo, esistiamo, moriamo.
 
Se non ci fosse un senso, allora perché prendere sul serio la nostra vita, perché farci delle domande, perché tentare storie d’amore, perché amare la terra, perché sentire la morte come un evento che ci contraddice? Allora nulla ha senso, nulla ha significato? E se non hanno significato il lavoro, la sessualità, la gioia, allora l’umano può edificarsi, crescere, vivere insieme agli altri conoscendo la speranza? In verità, per vivere l’essere umano deve cercare e trovare “senso”, cioè significato, orientamento, gusto, per aprire un cammino e avere un fine. Solo cosi può dare senso anche al dolore e attraversarlo, umanizzandosi .

Ed è proprio nell’aiutare a trovare questa speranza e questa fiducia nella propria umanità che il cristianesimo accompagna gli umani. La fede cristiana dice che Gesù “è venuto perché gli umani abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (cf. Gv 10,10). In questo senso il Vangelo è una parola che aiuta a vivere e fa vivere. Potremmo dire che nel cristianesimo “il caso e la necessità”, che con le scienze sappiamo leggere nell’universo, diventano “amore e libertà”. Non il caso presiede a questo mondo, alla mia unica vita che vivo con consapevolezza umana, ma un amore, quello di Dio, che trovo in me e negli altri umani come il senso dei sensi della vita. Non la necessità, nessun destino, ma la libertà che ha permesso la creazione per amore e che permette in me e negli altri la responsabilità del bene e del male.

Sì, in questo universo infinito, in un piccolo frammento che è minuscolo tra miliardi di corpi celesti, la terra, c’è la vita; in questa vita c’è l’umanità; in questa umanità Dio ha voluto essere presente in Gesù di Nazaret, ha voluto essere uomo. In me questa convinzione dà senso, mi permette di rispondere non con la conoscenza ma con la convinzione che Dio mi ha amato, liberamente mi ha voluto e mi permetterà di andare a lui, e che questa mia unica vita non è un caso.
 
 
Enzo Bianchi