Card. Scola: essere capaci di accogliere

13.05.2014 21:03

 

Milano – “Carissimi amici, abbiamo portato qui in via Padova la preziosissima reliquia del sacro chiodo, che la tradizione ci dice essere quello della croce di Gesù, perché qui sta avvenendo un processo di assimilazione di popoli e di culture, un processo che è in atto in tantissime parti del mondo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola concludendo la quarta tappa, l’ultima, con la croce di San Carlo Borromeo in un zona simbolo per la nuova immigrazione in città: la parrocchia di San Giuseppe dei Morenti, non distante da via Padova. “Preghiamo per tutti i migranti che arrivano a noi dal Mediterraneo”, ha detto il porporato: “continuiamo l’impegno per accogliere ora i nostri fratelli siriani che stanno giungendo alla stazione Centrale, sia con azioni di pronto intervento che di lungo periodo, come sta facendo la Caritas Ambrosiana e molti altri nella società civile”. “Tutti gli ambienti nel nostro Paese sono destinati a diventare capaci di accogliere e integrare tutti questi membri della famiglia umana”, ha detto ancora il card. Scola aggiungendo che la famiglia umana “è una, non dobbiamo avere paura, non dobbiamo perderci d'animo. Nessuno dica che il Signore si è di dimenticato di noi, dei migranti”. “È bello vedere che qui da voi il nuovo volto del milanese del futuro comincia a profilarsi e lentamente Milano - nonostante le sue fatiche, facendo leva sulla sua lunga tradizione di solidarietà, di lavoro, di capacita di accoglienza - riuscirà a generare il suo volto nuovo con l'aiuto di tutti voi, in particolare dei vostri figlioli”, ha sottolineato l’arcivescovo di Milano: “non bisogna temere le fatiche, le umiliazioni cui si è sottoposti quando si giunge in una terra nuova, così come non bisogna temere la paura degli abitanti di questa terra, chiamata a cambiare molto rapidamente per il fenomeno dell'immigrazione”. “Ricordiamo davanti a questa reliquia tutte le fatiche, le contraddizioni, le guerre, le violenze, le mancanze di pace. Ricordiamo i nostri fratelli cristiani che per la loro fede vengono martirizzati e sono sottoposti alla prova, alla stessa prova di Gesù Crocifisso. Preghiamo per tutti i migranti che arrivano a noi dal Mediterraneo”: “chi ha responsabilità nelle istituzioni si apra ad azioni per realizzare leggi giuste per l'accoglienza. I germogli della speranza sono già qui e anticipano un futuro di bellezza, di verità e di pace”, ha concluso Scola. Il cardinale è stato accolto dai canti animati dai fedeli e dai bambini del decanato di Turro. In una serie di rappresentazioni teatrali è stata data voce alle storie delle varie comunità presenti nel quartiere: latino-americani e filippini in maggioranza. (Raffaele Iaria)