Beata Te che hai creduto

10.10.2015 21:56

La Madonna del Carrettino

di Carlo Carretto
 
 
 
 
 
Fratello!
Sorella!
Prima di incominciare a leggere, da' uno sguardo alla copertina di questo libro. Troverai
una piccola anomalia.
Il bimbo che è nelle braccia della Madonna al posto dell'uccellino originario dipinto da
un anonimo del Quattrocento stringe un carrettino come fosse un giocattolo preparatogli
da S. Giuseppe con un pezzettino di legno.
La sostituzione è dovuta a me e mi spiego. Avevo 36 anni e il Papa Pio XII mi aveva
chiamato a Roma a dirigere la Gioventù di Azione cattolica. La faccenda allora non era
una piccola cosa. Oggi il movimento cattolico è spezzettato in mille e mille rivoli: allora
l’organizzazione era unica e raggruppava mezzo milione di giovani con quattordici
giornali e oltre ventimila associazioni.
Mi sentivo sovente schiacciato dal peso della responsabilità e conobbi allora cos' era
l'angoscia specie quando dalla periferia viaggiavo verso Roma.
Sì, era Roma la mia angoscia, il lavoro superiore alle mie forze, quell'indicibile mistero
che emanava da quelle pietre antiche della capitale, l'incontrare con gli occhi quella
piazza di S. Pietro che al turista parlava solo di armonia stupenda ma che a me dava una
sofferenza atroce e che a volte mi paralizzava.
Avevo in casa una copia di quel quadro abbastanza famoso. Me la tenevo cara perché mi
piaceva e mi diceva tante cose.
Non so come avvenne, so che mi sentii spinto a prendere i pennelli e a sostituire
l'uccellino col carrettino simbolo del mio nome di famiglia.
Facendo quel disegno infantile fu come se dicessi a Maria: «Sta' attenta tu. Sarei
contento di essere un giocattolo nelle mani di tuo figlio specie ora che sono in difficoltà,
ma sta' attenta tu ».
Non mi passò completamente l'angoscia di Roma, ma ciò che è certo è che quando
sentivo la stretta al cuore, pensandomi parte di quel quadro così sereno riuscivo a stare
calmo ed a terminare la giornata in pace.
Posso dire che sempre, nei momenti duri, il mio pensiero era su quel quadro dove Gesù
stringeva il suo carrettino di legno, segno di un altro carrettino cigolante sulle strade
polverose del mondo.
Debbo dire però che i miei rapporti con Maria, la madre di Gesù, erano guastati dal
romanticismo di quella devozione mariana che imperversava prima del Concilio e che a
poco a poco si svuotava di contenuto.
Che Maria fosse regina e che regina! che fosse una creatura che non sbagliava mai, che
camminava sulle strade della sua Nazaret con la visione tutta chiara delle cose, incapace
di peccare e di dubitare, ha poco da dire a chi è angosciato e si trascina nel deserto della
fede con tanta fatica.
L'esaltazione fatta di questa creatura dal fanatismo di allucinati, così numerosi nel
mondo cattolico, finisce per svuotare di autentico contenuto teologico la devozione per
colei che è nientemeno che la Madre di Dio e che non ha bisogno di raccomandazioni
per essere considerata. Basta non tradire il Vangelo.
Non mi sono mai stupito quindi nel vedere in questi decenni inaridirsi nelle giovani
generazioni la fonte dell'amore per Maria di Nazaret ed i venditori di rosari chiudere
bottega.
Era necessario che così avvenisse.
Come per tante altre cose, bisognava ricominciare da capo.
Non abbiamo cominciato da capo con la Bibbia considerata ai tempi della mia
giovinezza un libro proibito?
Non abbiamo cominciato da capo con la liturgia espressa prima del Concilio
nell'immobilismo di gesti abbastanza freddi, in una lingua incomprensibile alle folle
com'è il latino?
Non abbiamo incominciato da capo con la Chiesa considerata nel passato come una
piramide clericale, mentre il Concilio ce l'ha delineata come «Popolo di Dio» in marcia
verso la Terra Promessa?
Ebbene anche per la Madonna incominciamo da capo anche se questo «incominciare da
capo» è solo un'impressione perché, in realtà, le cose continuano, perché nella Chiesa,
che è un corpo vivo, una realtà viva, tutto continua.
Per me il ricominciare da capo ha avuto un momento importante.
È stato durante il mio lungo soggiorno nel deserto.
Vivevo nell'Hoggar in una fraternità di Piccoli Fratelli del Padre de Foucauld e mi
guadagnavo il pane lavorando sulle piste di Tit, Tazrouk, In Amguel, come metereologo.
Il lavoro mi piaceva assai perché oltre il sostentamento mi dava la possibilità di vivere
nell'ambiente che avevo cercato: il deserto e di unire alla fatica quotidiana i grandi
silenzi e la possibilità della preghiera prolungata.
In poco tempo conobbi i tuareg che vivevano sotto la tenda, gli aratini che coltivavano
le oasi e gli arabi che venivano dal nord e i mozabiti che si dedicavano ai commerci.
Mi ero affezionato soprattutto ai tuareg che avevano gli accampamenti lungo le «gueltà
»(Bacino roccioso dove affiora l'acqua). e sugli altipiani e coglievo le occasioni dei miei
viaggi per fermarmi con loro la sera dopo il lavoro.
Fu durante un incontro con loro che io venni a conoscenza di un fatto interessante.
Ero venuto a sapere, quasi per caso, che una ragazza dell’accampamento era stata
promessa sposa ad un giovane di un altro accampamento ma che non era ancora andata
ad abitare con lo sposo perché troppo giovane. Istintivamente avevo collegato il fatto al
brano del Vangelo di Luca dove si racconta proprio che la Vergine Maria era stata
promessa a Giuseppe, ma non era ancora andata ad abitare con lui (Matteo 1, 18).
Ripassando due anni dopo in quell'accampamento, spontaneamente, come per trovare
motivi di conversazione chiesi se il matrimonio fosse avvenuto.
Notai nel mio interlocutore un turbamento seguito da un evidente imbarazzato silenzio.
Tacqui anch'io. Ma la sera attingendo acqua ad una «gueltà» a qualche centinaio di
metri dall’accampamento, vedendo uno dei servi del padrone, non potei resistere alla
curiosità di conoscere il motivo del silenzio imbarazzato del capo dell’accampamento.
Il servo si guardò attorno con circospezione, ma, avendo in me molta confidenza perché
«marabut» (Religioso-uomo di Dio secondo la terminologia islamica) mi fece un segno
che ben conoscevo passando la mano sulla gola col gesto caratteristico degli arabi
quando vogliono dire «è stata sgozzata».
Il motivo?
Prima del matrimonio s'era scoperta incinta e l'onore della famiglia tradita esigeva quel
sacrificio.
Ebbi un brivido pensando alla ragazza uccisa perché non era stata fedele al suo futuro
sposo.
La sera a compieta, sotto il cielo sahariano, volli rileggere il testo di Matteo sul
concepimento di Gesù in Maria.
Avevo acceso una candela perché era buio e la notte era senza luna.
Lessi: «Maria, sua madre, era fidanzata a Giuseppe. Ora prima che andassero ad abitare
insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo che era un
uomo giusto non volendo denunciarla pubblicamente prese la risoluzione di ripudiarla
silenziosamente» (Matteo 1, 19).
Insomma Giuseppe non era stato il denunciatore e Gioacchino, padre di Maria, non
aveva assunto il ruolo del Khomeiny di turno ammazzando Maria come avrebbe voluto
la legge. «Mosè ci disse che questo tipo di donne siano uccise» (cfr. Deuteronomio
22,24).
Ricordo come fosse ora. Sentii Maria vicina vicina seduta sulla sabbia, piccola, debole,
indifesa, col suo ventre grosso, con la sua impossibilità a piegarsi, silenziosa.
Spensi la candela.
Nella notte buia non vedevo le stelle.
Vedevo attorno a noi tanti occhi che brillavano come gli occhi degli sciacalli quando
attentano gli agnellini.
Erano gli occhi di tutti gli abitanti di Nazaret che spiavano quella ragazza madre e le
chiedevano con tutta la potenza dell'incredulità di cui sono capaci gli uomini, e più
ancora le donne: «Come hai fatto ad avere quel figlio, sciagurata, scostumata! »
Che notte!
Che so rispondere?
Che è Dio il padre di questo piccolo?
Chi mi crede?
Sto zitta.
Dio sa.
Dio provvede...
Povera, dolce Maria, piccola ragazza madre. Incominci male la tua carriera!
Come fai ad affrontare tanti nemici?
Chi ti crederà?
Quella sera sentii per la prima volta che mi stavo avvicinando al mistero di Maria.
Per la prima volta non la vedevo sull’altare come una statua immobile di cera,
addobbata con abiti da regina, ma la sorella, vicino a me, seduta sulla sabbia del mondo,
con i sandali logori come i miei e con tanta stanchezza nelle vene.
Allora capii perché sua cugina Elisabetta, che Maria era andata a trovare dopo quei fatti
(si esce sempre volentieri dal proprio ambiente quando si è col ventre grosso e gli occhi
dei vicini ti guardano in una certa maniera puritana), avesse potuto dire al termine del
racconto che Maria le aveva fatto:
«Beata te che hai creduto ».
Sì, veramente beata!
Maria, ci vuole coraggio a credere a queste cose!
È difficile per noi credere a quello che dici testimoniando ci che quel figlio non è frutto
di un'avventura notturna che non vuoi spiegare.
Ma è difficile soprattutto per te!
«Beata te che hai creduto» (Luca 1,45).
È il massimo che si può dire ad una ragazzina semplice, umile, povera, che ha avuto la
ventura di parlare con gli angeli, lei che è un nulla, e che si è sentita dire che dovrà
avere un figlio che sarà il Santo e figlio dell’Altissimo, sì, proprio lei, l'ultimo e il più
piccolo «resto» d'Israele.
«Beata te che hai creduto, Maria» (Luca 1,45).
Quella sera sulla sabbia, vicino alla "gueltà" di Issakarassem avevo deciso di scegliere
Maria come maestra nella fede.
Avevo trovato un contatto vitale con lei. Non era più un personaggio a cui dovevo
«culto », era la sorella del mio cuore, la compagna di viaggio, la maestra della mia fede.
Sì, proprio della fede.
E mi spiego. Dovete sapere, fratelli, che la marcia della fede l'ho fatta tutta e... a piedi.
La mia fortuna è stata quella di non aver tremato nell’oscurità e di non aver mollato il
passo anche quando non ne potevo più.
Mi hanno aiutato gli anni trascorsi nel deserto anche se fu proprio là che conobbi la
«notte », quella descritta da S. Giovanni della Croce.
Ora mi sento fratello di tutti quelli che si dicono atei (e sono pochi) e più ancora di
quelli (e sono molti) che hanno difficoltà a credere e non conoscono ancora i veri
termini del problema.
Quando sarò morto - e spero presto perché ho conosciuto il Signore e brama vedere il
suo Volto - se venite sulla mia tomba e se pensate possibile la comunicazione tra i
membri del Regno, non chiedetemi di pregare per voi onde guarire da questo o quel
male. Chiedetemi solo che preghi per la vostra fede.
È l'unico dono per cui merita pregare.
Ebbene se potrò farlo, lo farò: guarderò gli occhi di Maria di Nazaret in silenzio e
cercherò di attingere dalla contemplazione di lei che ebbe tanto coraggio nel credere ciò
di cui avete bisogno.
Fratelli e sorelle, vi ho aperto il mio cuore, vi ho detto tutto.
Ora se mi ascoltate mettete in tasca il rosa rio. Può darsi che passeranno anni prima che
lo recitiate per benino. Non importa, tenetelo vicino.
Vi aiuterà. Semmai, quando vi passa sotto le dita, dite solo...
 
 
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