"Attenti all'Alzheimer spirituale e alla schizofrenia esistenziale!"

27.12.2014 13:06

 

Durante il consueto discorso per lo scambio degli auguri natalizi, il Santo Padre ha parlato della “manifestazione dell’amore di Dio che non si limita a darci qualcosa o a inviarci qualche messaggio o taluni messaggeri ma dona a noi se stesso”.

Con il Natale, viviamo “il mistero di Dio che prende su di sé la nostra condizione umana e i nostri peccati per rivelarci la Sua Vita divina, la Sua grazia immensa e il Suo perdono gratuito”.

Nascendo nella povertà della grotta di Betlemme, Dio viene ad “insegnarci la potenza dell’umiltà”: questa festa, infatti, “non viene accolta dalla ‘gente eletta’ ma dalla gente povera e semplice che aspettava la salvezza del Signore”.

Il Pontefice ha quindi esortato tutti i presenti a elevare una “richiesta di perdono”, perché l’incontro odierno possa essere per tutti “un sostegno e uno stimolo a un vero esame di coscienza per preparare il nostro cuore al Santo Natale”.

Si è poi soffermato sulla natura della Curia Romana, come struttura complessa, articolata in uffici e funzioni, che tuttavia “non può vivere senza avere un rapporto vitale, personale, autentico e saldo con Cristo”.

Se un membro della Curia non si alimenta quotidianamente dei sacramenti di Cristo, “diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un impiegatista): un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano”.

Se non si vive un autentico rapporto con Dio, si può andare incontro a una serie di “malattie curiali”, a partire dalla sindrome di chi si sente “immortale”, “immune” o “indispensabile”, ovvero completamente impermeabile al peccato.

C’è anche il “martalismo”, ovvero l’atteggiamento di chi è come Marta (Lc 10,38-42), sempre attento quando non ossessionato dall’operosità concreta, trascurando, però, la “parte migliore”, ovvero il tempo trascorso nell’ascolto di Dio e nella compagnia dei propri familiari, oltre che del rispetto delle ferie “come momenti di ricarica spirituale e fisica”.

Altri rischi sottolineati dal Santo Padre sono stati: l’inaridimento spirituale di chi perde i “sentimenti di umiltà e di donazione, di distacco e di generosità” che sono propri di Gesù; il perfezionismo maniacale di chi si illude di “rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione”; la mancanza di collaborazione e la litigiosità tra i membri della Curia.

Francesco ha poi parlato senza mezzi termini, di “Alzheimer spirituale”, ovvero della “dimenticanza della storia della salvezza, della storia personale con il Signore, del primo amore”.

Impossibile quindi, condurre una vita da veri cristiani, se si dimenticano le basi della nostra fede. Invece, a lungo andare, si può andare incontro a un “declino progressivo delle facoltà spirituali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie”.

Molti cristiani, infatti, spesso, perdono la “memoria del loro incontro con il Signore”, finendo con il dipendere “completamente dal loro presente, dalle loro passioni, capricci e manie”, costruendo “intorno a sé dei muri e delle abitudini” e “diventando, sempre di più, schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani”.

Il rischio, tuttavia, è quello di una degenerazione non solo spirituale ma anche umana, di una sorta di “schizofrenia esistenziale”, ovvero la “malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell'ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare”.

Una patologia che colpisce in particolare quei sacerdoti e quegli alti prelati che “abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete”. Costoro si rifugiano in un loro “mondo parallelo, dove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e vivono una vita nascosta e sovente dissoluta. La conversione è al quanto urgente e indispensabile per questa malattia gravissima”, ha affermato il Papa.

Le malattie spirituali e umani purtroppo non si esauriscono qui: preoccupanti sono anche l’attrazione verso il “profitto mondano” e la tendenza agli “esibizionismi”. Ciò avviene “quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri”.

Ci sono persone, anche nella Chiesa, che “cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri”.

Anche questa malattia è molto dannosa per il corpo ecclesiale “perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza”.

In conclusione, papa Francesco ha guardato al rovescio della medaglia della questione, affermando che “i sacerdoti sono come gli aerei, fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano. Molti criticano e pochi pregano per loro”: una frase che “delinea l’importanza e la delicatezza del nostro servizio sacerdotale e quanto male potrebbe causare un solo sacerdote che ‘cade’ a tutto il corpo della Chiesa”.

Da qui la preghiera e l’invocazione finale a Maria “di sanare le ferite del peccato che ognuno di noi porta nel suo cuore e di sostenere la Chiesa e la Curia affinché siano sane e risanatrici”.