«Ama e fa' ciò che vuoi»

18.12.2014 17:55



 

«In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi, che egli ha mandato in questo mondo il suo Figlio Unigenito, affinché potessimo vivere per mezzo suo» (lGv 4,9). Il Signore stesso ha detto: «Nessuno può avere maggior amore di chi dà la sua vita per i suoi amici», e l’amore di Cristo verso di noi si dimostra nel fatto che egli è morto per noi.
Quale è invece la prova dell’amore del Padre verso di noi? Che egli ha mandato il suo unico Figlio a morire per noi. [...].
Ecco, il Padre consegnò Cristo e anche Giuda lo consegnò; forse che il fatto non appare simile? Giuda è traditore — dunque anche il Padre è traditore? Non sia mai, tu dici.[ ...] Il Padre lo diede e Cristo stesso si diede. [...] Se il Padre diede il Figlio ed il Figlio se stesso, Giuda che cosa fece? Una consegna è stata fatta dal Padre, una dal Figlio, una da Giuda: si tratta di una identica cosa: ma come si distinguono il Padre che dà il Figlio, e il Figlio che dà se stesso e Giuda, il discepolo, che dà il suo maestro?
Il Padre ed il Figlio fecero ciò nella carità; compì la stessa azione anche Giuda, ma nel tradimento.
Vedete che non bisogna considerare che cosa fa l’uomo ma con quale animo e con quale volontà lo faccia.
Troviamo Dio Padre nella stessa azione in cui troviamo anche Giuda: benediciamo il Padre, detestiamo Giuda.
Perché benediciamo il Padre e detestiamo Giuda? Benediciamo la carità, detestiamo l’iniquità.
Quanto vantaggio infatti venne al genere umano dal fatto che Cristo fu tradito? Forse che Giuda ebbe in mente questo vantaggio nel tradire? Dio ebbe in mente la nostra salvezza per la quale siamo stati redenti; Giuda ebbe in mente il prezzo che prese per vendere il Signore. Il Figlio ebbe in mente il prezzo che diede per noi, Giuda pensò al prezzo che ricevette per venderlo.
Una diversa intenzione dunque, rese i fatti diversi. Se misuriamo questo identico fatto dalle diverse Intenzioni, una di esse deve essere amata, l’altra condannata; una deve essere glorificata, l’altra detestata. Tanto vale la carità! Vedete che essa sola soppesa e distingue i fatti degli uomini. Dicemmo questo in riferimento a fatti simili. In riferimento a fatti diversi troviamo un uomo che Infierisce per motivo di carità ed uno gentile per motivo di iniquità. Un padre percuote il figlio e un mercante di schiavi invece tratta con riguardo. Se ti metti davanti queste due cose, le percosse e le carezze, chi non preferisce le carezze e fugge le percosse? Se poni mente alle persone, la carità colpisce, l’iniquità blandisce. Considerate bene quanto qui insegniamo, che cioè i fatti degli uomini non si differenziano se non partendo dalla radice della carità. Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona ma non procedono dalla radice della carità: anche le spine hanno i fiori; alcune cose sembrano aspre e dure; ma si fanno, per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità.

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.

 

SANT'AGOSTINO NELLO STUDIO
Anno 1502, tempera su tela, misure 141 x 210 cm, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia