LA FESTA DI TUTTI I SANTI

Il 1° Novembre si festeggiano "tutti i Santi", una festa molto importante da non dimenticare,

infatti in questo giorno la Chiesa ricorda tutte le persone che sono in Paradiso con Gesù e tutti i cristiani che vivono nella grazia di Dio.

I Santi infatti non sono solo quelli che la Chiesa indica come esempio di vita cristiana, ma sono tutte le persone che ci hanno preceduto in Paradiso e che se viviamo nella grazia del Signore le rincontreremo e con loro vivremo nella gioia eterna.

E' per questo che nel giorno successivo che è il 2° novembre si ricordano i "defunti" si va al cimitero, si depongono dei fiori, ma soprattutto ci si ricorda di loro unendoci nella preghiera .

 

Diciamo insieme:

 

L'eterno riposo

dona loro Signore,

e splenda ad essi la luce perpetua

Riposino in Pace. Amen

 

Ave Maria...

ed ora delle belle Favole: le leggende del Crisantemo

 

Una mamma e una bambina vivevano in una casa nel bosco

Intorno alla casa crescevano dei bellissimi fiori

Quando arrivò l'inverno, tutti i fiori morirono.

Solo un fiore rimase vivo perchè la bambina lo aveva conservato dentro casa

La mamma si ammalò, la bambina diede il fiore alla Madonna perchè facesse

guarire la sua mamma.

La Madonna disse alla bambina: conta i petali del fiore che mi hai donato

la tua mamma vivrà lo stesso numero di anni.

La bambina contò i petali, erano pochi.

prese quindi le forbici e tagliò i petali in moltissime striscioline.

I petali diventarono tanti. La Madonnina si commosse e la sua mamma visse a lungo.

Fu così che nacque il crisantemo.

 

Bella questa leggenda vero! ma sentite quest'altra:

 

C'era una mamma tanto triste perchè il suo unico figlio era morto in guerra.
Era molto povera: non aveva che la ricchezza delle preghiere. Quelle, infatti, costano niente.
Era la vigilia del giorno in cui tutti i morti hanno un fiore sulla loro tomba e la povera mamma soffriva

perchè suo figlio non l'aveva avuto. Cercò....cercò... e in un cassettone trovò delle strisce di stoffa bianche e gialle.

Le cucirò una sull'altra, tante tante, fino a formare una grande corolla ;

poi metterò uno stelo di ferro rivestito di tela verde. Nessuno si accorgerà che,

sulla tomba di mio figlio, non c'è un fiore vero...

Così fece.

Appena ebbe finito il lavoro, il sonno e la stanchezza la vinsero e si addormentò.

Al mattino, quando si svegliò, quasi non credeva ai propri occhi: il fiore di stoffa palpitava gonfio di vita,

con cento e cento linguette vellutate, screziate di bianco e di giallo.
Sulla tomba del soldatino, ci fu il fiore più bello: il crisantemo

Le Beatitudini 

 

Beati i poveri in spirito

 

Nelle cultura pagana la povertà è una condanna. I poveri vanno sfruttati, fatti schiavi e disprezzati.

Nella cultura ebraica, nonostante la predicazione dei profeti,la povertà viene caparbiamente considerata una punizione di Dio. Se i poveri sono punti da Dio- questa la terribile conseguenza – vanno lasciati nel loro stato. Per Gesù la povertà materiale, la miseria, è un’ingiustizia derivante dal fatto che i ricchi accumulano più di quello che è necessario per vivere, togliendolo ai poveri.

I poveri in spirito non sono coloro che non hanno il sufficiente per vivere, i barboni, i poveracci, coloro che non riescono a mettere insieme il pranzo …. I poveri in spirito sono coloro che adoperano la propria ricchezza come mezzo per creare benessere per tutti.

Per capire veramente chi sono i poveri in spirito non c’è strada migliore che osservare Gesù.

Gesù non è un “poveraccio” come siamo talvolta portati a pensare: nasce in una mangiatoia, ma viene presto portato in una casa. Sa leggere, sa scrivere, quindi ha frequentato la scuola, cosa che i più poveri non potevano permettersi. Non ha complessi nei confronti dei soldi, come dimostra a Betania, quando la donna gli profuma i piedi (Gv 12,1-8).

E’ povero in spirito per scelta. Per dedicarsi alla predicazione del Regno di Dio vive senza fissa dimora per anni e della generosità della gente e delle donne che lo seguono (Lc 8,1-3).

Egli non condanna i beni materiali, ma l’uso distorto di essi.

E’ lontanissima da Gesù l’idea di incoraggiare il vagabondaggio, i perditempo, gli sfaticati… tutto quello che abbiamo va trafficato per essere pronti all’incontro con lui, "Fare sfruttare al massimo i propri talenti" (Mt 25,14-30).

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Il ricco stolto (Lc 12,13-21)

Il povero Lazzaro (Lc 16,19-31)

Zaccheo (Lc 16,9;19,1-10)

È inutile accumulare beni provvisori (Lc 12,22-32)

 

 

Beati gli afflitti

 

La beatitudine della sofferenza è un altro sasso nello stagno che Gesù getta nella cultura del suo tempo. E anche nella nostra.

A Roma, i bambini non sani venivano gettati dalla Rupe Tarpa; in Palestina la malattia era considerata una punizione divina per i peccati commessi.

Gesù proclama beati gli afflitti non perché in preda al dolore od alla angoscia per motivi materiali, morali o spirituali. Gli afflitti sono beati se, nonostante la situazione svantaggiata, sfortunata, non si chiudono in se stessi, non si lasciano vincere dalla sofferenza, non rinunciano alla coerenza delle proprie scelte, non si dispensano dall’operare per il Regno di Dio.

Gesù che suda sangue nell’Orto degli ulivi senza rinunciare a compiere la volontà del Padre (Lc 22,39-46), è l’esempio più eloquente dell’afflitto beato: non un arreso, non un rinunciatario, ma un coraggioso, fedele alla missione nonostante la sofferenza.

Chi è sano non deve compatire od emarginare il malato, ma fare di tutto per coinvolgerlo, soccorrerlo e sorreggerlo nella sua missione.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Il cieco Bartimeo (Mc 10,46-52)

Le persone che scoperchiano il tetto della casa (Mc 2,1-12)

 

 

Beati i miti 

 

Il messaggio di Gesù sulla non-violenza è talmente distante dalla logica umana che i cristiani stessi hanno fatto (e fanno ) difficoltà non solo ad accettarlo, ma a capirlo. I cristiani sono risucchiati nella logica dela forza, del potere, della “guerra giusta”.

La nonviolenza, rifiutando di combattere l’errore con l’errore, non è passività, sottomissione, ma il massimo della forza. Il rifiuto di distruggere l’avversario, pur combattendone coraggiosamente le idee, è la base del dialogo e delle democrazia.

Gesù, che si dichiara mite ed umile di cuore, del quale San Paolo sottolinea la dolcezza e la mansuetudine, è al tempo stesso colui che caccia i venditori dal tempio, con forza e decisione, ma anche colui che invita il soldato che lo ha colpito ingiustamente a comprendere l’ingiustizia del suo gesto, in modo pacifico.

Non si tratta di vigliaccheria, paura nell’agire, ma è il rifiuto dell’ “occhio per occhio”. ( Gandhi diceva "occhio per occhio…. E si diventa ciechi").

Solo la nonviolenza potrebbe superare la catena di guerre e morti inutili che si sono affacciate e si affacciano tutt’oggi nella storia, perché  "E’ l’Amore a costruire, mentre il male può solo distruggere".

È una strada stretta, non una proposta per mollaccioni, ma per uomini e donne forti, che non hanno paura.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Porgere l’altra guancia (Mt 5,39)

Missione dei dodici (Mt 10)

Il soldato ingiusto (Gv 18,22-23)

 

 

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia 

 

La conformità tra la realtà umana ed il progetto di Dio, cioè un mondo dove tutte le creature possano vivere con dignità e gioia: questa è la giustizia della quale Gesù invita ad avere fame e sete. Una giustizia non per sé, ma per tutti, per ciascun fratello o sorella, come diciamo nel “ Padre nostro”.

Seppure questa giustizia non sarà mai del tutto realizzata realmente sulla terra, questo non autorizza ad aspettare di trovarla bella confezionata nell’aldilà. Il Regno di Dio non è il “paese dei balocchi” dove ci troveremo catapultati, ma è la vita per sempre in Dio, per coloro che attraverso uno sforzo incessante ed inarrestabile, per soddisfare la sete e la fame di giustizia, sono diventati compatibili con Lui, che è Amore.

Gesù è passato sulla terra “beneficando e risanando tutti coloro che erano prigionieri del male, non in modo astratto, solo “spirituale”, ma anche concreto, volendo reintegrare le persone nella loro dignità umana. Gesù oltre a sanare braccia o gambe, riaprire occhi e orecchie, affronta i farisei che vorrebbero impedirgli di guarire il Sabato, di accogliere i peccatori e le persone impure, che vorrebbero basare il loro rapporto con Dio su pratiche esteriori, senza curare la giustizia, la misericordia, la fedeltà.

Chi è oppresso o vede l’oppressione dei suoi simili non può accettare tale situazioni, ma deve pensare come porvi rimedio. Guai ai fatalisti.

Gli affamati e gli assetati di giustizia, anche se tartassati, sono beati perché potranno saziarsi della giustizia piena nel Regno dei Cieli. Non solo dopo però. Perché non bisogna mai dimenticare il “centuplo” su questa terra (Mc 10,30). Tutte le conquiste di giustizia che la storia ha registrato sono state opera di coloro che non hanno accettato di soffocare questa fame e questa sete. I menefreghisti ci avrebbero fatto rimanere ancora nelle caverne.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Cercate il Regno dei cieli e la giustizia (Mt 6,33)

La giustizia ed il Regno dei Cieli (Mt 25,31-46)

 

 

Beati i misericordiosi 

 

La misericordia è comprensione e perdono, sempre e comunque, verso i propri simili. Un atteggiamento umanamente impensabile. Infatti Gesù lo propone ai suoi discepoli fondandolo sulla imitazione di Dio: "Siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro". I pagani sempre in lotta tra loro non potevano essere misericordiosi, come non possono esserlo coloro che hanno una fede cristiana tiepida o si allontanano da essa.

Dove diminuisce il cristianesimo aumentano la vendetta, l’odio , l’intolleranza, il razzismo, il menefreghismo. I cristiani nella storia non hanno sempre dato testimonianza di misericordia: Vero.. ma i cristiani hanno sempre riconosciuto ( magari dopo secoli!) come un peccato questa mancanza di misericordia.

Gesù è misericordioso, tutta la sua vita lo insegna. Basta scorrere il Vangelo di Luca: accoglie e perdona i peccatori che incontra, perfino i suoi crocifissori (Lc 23,34).

La misericordia di Gesù richiede una grande forza: egli finisce sulla croce proprio per essere stato misericordioso con gli umili, i piccoli, i poveri, i peccatori. Facendo però attenzione a non cadere nel sentimentalismo, nel buonismo, nella sdolcinatezza…

Ma perché i misericordiosi sono beati?

Perché otterranno misericordia da Dio; e non è poco, anzi alla fine è ciò che conta.

Anche perché troveranno misericordia negli altri. Infatti, anche se l’apparenza farebbe pensare che siano i “duri” a farsi strada, a conquistare il successo, in realtà, con il tempo, sono i misericordiosi ad essere ascoltati e cercati. Soltanto gli ottusi possono pensare che uno schiaffo ottiene più di un sorriso.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Padre misericordioso (Lc 15,11-32)

Buon samaritano (Lc 10,29-37)

 

 

Beati i puri di cuore 

 

Il cuore, per gli Ebrei, non era solo la sede dei sentimenti: era la sfera più intima dell’uomo, luogo dell’intelligenza, dei pensieri, delle inclinazioni. E lì che serve la purezza per essere beati. Lì dove nascono la lealtà, la sincerità, la parola che non nasconde e non inganna, ma anche il colpo basso, il tradimento, l’esteriorità senza anima: Puro è il cuore che accoglie la purezza di Dio e che guarda il mondo con gli occhi di Dio, senza lasciarsi oscurare lo sguardo da tabù e impurità. Puro il cuore di chi loda Dio per la sua grandezza e la sua bontà.

Gesù è un esempio limpido di questa purezza, in lui non c’è finzione, accoglie Dio con sincerità completa, senza altri scopi o secondi fini.

Provoca i farisei in maniera asfissiante, guarendo i malati di sabato, accogliendo i peccatori ed i pubblicani, avvicinandosi a donne “impure” e da prostitute. Dimostra di saper apprezzare, senza ombra di fanatismo e moralismo, un bicchiere di acqua fresca, la gioia del riposo, il gesto di una ammiratrice. Sprona a superare la purezza rituale e formalistica, la retorica, il moralismo, i giri di parole, condanna con forza la purezza solo esteriore dei farisei.

Chi non desidererebbe incontrare in famiglia, ta gli amici, nel lavoro, semplicemente per strada, persone leali, schiette, sincere, limpide, di cui fidarsi pienamente sia che ti sorridano sia che ti rimproverino?

Chi non ha conosciuto almeno una volta la beatitudine straordinaria di poter guardare tutti a testa alta, nella certezza di non stare nascondendo niente e di non dover nascondere niente?

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Superamento del ritualismo (Mt 15, 10-20)

Il vostro parlare sia sì, quando è sì, no, quando è no (Mt 5, 37)

 

 

Beati gli operatori dei pace 

 

Gesù dichiara beati coloro che costruiscono la pace, cioè la mancanza di ogni inimicizia con il Creatore e con le sue creature. Un’opera difficilissima che tiene coloro che la perseguono in continuo stato di allerta. E di guerra. Gesù non è una persona tranquilla, tutta la sua vita è una lotta senza quartiere contro il potere religioso ( sommi sacerdoti), culturale ( scribi e farisei), civile ( Erode e Pilato), che opprimono i poveri ed i deboli. Egli non promette ai suoi amici la pace del mondo, ma la sua Pace, quella portata ogni giorno per le strade della Palestina. Quella che i suoi discepoli accendono ogni giorno nelle strade e nei luoghi del mondo. Non dobbiamo cadere nella tentazione di pensare che coloro “che fanno guerra” non amino la pace. Nel caso di Gesù, la lotta non usa la violenza, non sparge sangue né morte (l’unica morte è paradossalmente la sua); egli dice di essere venuto "a portare fuoco sulla terra", non la pace, ma una spada. È un linguaggio metaforico, che però dice quanto gli operatori di pace dovranno faticare, credere, combattere, anche a costo di essere ostacolati e umiliati. Il bene costruito con la loro lotta rimane un patrimonio per l’umanità.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

La sua pace (Gv 14, 27)

Una spada (Mt 10, 34-36)

(Lc 12, 49-53)

 

 

Beati i perseguitati per causa della giustizia 

 

Gesù non lascia scampo: la giustizia, cioè la conformità tra la situazione in terra ed il progetto di Dio sulla terra, va costruito con un impegno continuo e diffuso, un impegno che è lotta incessante, irta di difficoltà e contrasti. Infatti coloro che vogliono il bene per tutti, finiscono inesorabilmente per essere visti come quelli che tolgono una fetta di bene a chi vorrebbe tutta la torta per sé, per i propri amici, per quelli del partito, per i compatrioti, per quelli della stessa razza o religione. E costoro sono come il cane a cui si vuol portare via l’osso: mordono.

Gesù è la testimonianza più alta dei perseguitati a causa della giustizia e di ciò che capita a coloro che vogliono il bene comune. Basta sfogliare il Vangelo. Un solo esempio: sabato, nella sinagoga c’è un uomo con una mano anchilosata. Gesù di sua iniziativa lo invita a mettersi in mezzo all’assemblea, così che tutto lo vedano, e lo guarisce. I farisei bruciano dalla rabbia. Abbandonano l’aula e decidono di farlo morire, perché quella guarigione era avvenuta di sabato, il giorno del riposo per gli ebrei.

Guai a toccare i privilegi. Quelli degli altri sì, ma mai i nostri. Dappertutto è così.

Gesù la dice chiara: seguire lui significa "prendere la croce". Scegliere coraggiosamente di andare oltre la logica umana e accogliere il messaggio del monte: le BEATITUDINI.

Dentro la scuola, in famiglia, con gli amici.

 

LA PAROLA ALLA PAROLA

Prendere la croce (Mt 10,38)

Io sono con voi (Mt 28,20)

La nuova vita nel mare del cielo 

“La  nuova  vita…”  non  è  sempre  facile  riuscire  a  far 
percepire ai ragazzi la morte come una nuova vita! 
Proponiamo un racconto che potrebbe esservi di aiuto
è la storia di un pesciolino che dopo la morte del 
padre  trova  consolazione  nelle  dolci  parole  della 
mamma “Papà adesso è una stella che brilla nel mare 
del  cielo  e  ci  starà  sempre  vicino  in  un  modo  tutto 
speciale”. 
Proviamo  a  raccontare  la  storia  e  a  realizzare  il 
grande  mare  del  cielo  su  cui  i  bambini,  attraverso 
                                                        l’attività proposta, potranno attaccare le nove stelle 
                                                        formando un grosso pesce. 
                                                        Ogni stella suggerirà una riflessione sulle parole della
                                                        preghiera  “L’eterno  riposo”  affinché  pregare  non 
                                                        sia una semplice ripetizione mnemonica. 

 

 

Il mare del cielo

Lino  è  un  pesciolino  che  guizza  spensierato  nel 
mare insieme ai suoi amici. Il pesciolino pensa che 

non  ci  sia  nulla  al  mondo  di  più  bello  del  mare, 
tranne il mare del cielo dove sono già andati molti 
abitanti  dell’oceano:  lo  squalo,  la  balena,  le  con-
chiglie ed il signor Tonno. 
Un  giorno  Lino  chiede  alla  mamma:  “Perché  tanti 
nostri  amici  sono  già  andati  nel  mare  del  cielo  e 
noi invece non siamo ancora partiti?” 
“Per ogni creatura c’è un tempo felice da passare 
nel  mare  d’acqua  e  uno  ancora  più  lungo  e  felice     
da passare nel mare del cielo, bisogna solo atten-
dere  che  arrivi  il  giorno  giusto,  perché  ognuno 
trovi il suo posto lassù”. 
Il papà di Lino era un allevatore di stelle marine. 
Ne aveva di ogni tipo: rosse, bianche, gialle e blu, 
grandi e piccole. Conosceva tante storie di stelle 
e ne raccontava una ogni sera, quando la famiglia 
si riuniva intorno alla grande conchiglia. 
Ogni  volta  che  una  stella  del  cielo  si  specchia 
nell’acqua,  nasce  una  stella  del  mare!  Quando  in-
vece  un  fascio  luminescente  sale  dal  pelo 
dell’acqua  fino  alla  volta  celeste,  stai  pur  certo 
che  in  quel  momento  sta  nascendo  una  stella  del 
cielo!” 
Diceva papà.
Un  pomeriggio,  verso  il  tramonto,  Lino  e  suoi  amici 
arrivano  fin  sotto  il  pelo  dell’acqua  per  guardare  il 
cielo.  All’improvviso  il  pesciolino  vede  un  fascio  di 
luce che dal mare d’acqua sale verso il mare del cie-
lo, su, su in alto e quando si ferma diventa un punti-
no luminoso. 

“E’ nata una nuova stella!! Com’è bella! Sembra voler 
risplendere solo per me”. Esclama. 
“Tu che l’hai vista per primo devi darle un nome!” Gli 
dicono i compagni. 
“Si ma è un compito importante, ci devo riflettere!” 
Risponde avviandosi felice verso casa.  
A casa trova uno strano silenzio. Il viso dolce della 
mamma lascia trasparire una grande tristezza. 
“Come mai sei triste? Dov’è papà?” 
La  mamma  non  risponde  ma  lo  stringe  a  sé  con  un 
abbraccio forte e carico d’amore. 
“Qualche tempo fa mi hai chiesto come si fa ad ar-
rivare fin  su  al  mare  del  cielo  e  ti  ho risposto  che 
bisogna  attendere  che  sia  pronto  il  nostro  posto. 
Ebbene,  papà  è  andato  fin  lassù  e  sta  nuotando 
nell’immenso mare del cielo tra le stelle e la luna.” 
“Già, e quando torna? Dovrà fermarsi molto?” Chie-
de Lino. 
“E’  stato  chiamato  lassù  per  sempre”,  dice  con  un 
filo di voce la mamma.
Lino sente una scossa correre per tutto il dorso. 
“Non  lo  vedremo  mai più?  Come  faremo  senza 
di  lui?  Perché  se  n’è  andato?  Non  ci  vuole  più 

bene?” Chiede a bassa voce. 
“Niente  di  tutto  ciò”  dice  la  mamma.  “Per  andare 
nel mare del cielo bisogna essere chiamati.
Ognuno  di  noi  sarà  chiamato  un  giorno  e 
questo passaggio da una vita a un’altra vita ha 
preso il nome di morte”. 
“Il signor Tonno è finito nella pancia del signor 
Squalo”.  Risponde  Lino.  “Che  io  sappia  non  ha 
ricevuto nessuna chiamata!”. 
“Non  importa  se  è  finito  nella  pancia  dello 
squalo.  Di  lui  si  sa  che  è  stato  chiamato  dal 
gabbiano  del  vento  proprio  nel  momento  della 
morte, a un’altra vita, lassù nel mare del cielo. 
I gabbiani del vento sono i custodi di ogni cre-
atura  che  vive  nel  mare  d’acqua.  A  chi  muore 
sussurrano:  “Non  aver  paura.  Lascia  qui  il  tuo 
corpo e seguimi solo con il tuo cuore. Supere-
remo  il  pelo  dell’acqua  e  lasceremo  dietro  di 
noi una lunga scia di luce che dal mare d’acqua 
sale fin su al mare del cielo e là diverremo una 
stella”. 
Lino piange insieme alla mamma  
per liberare il cuore dal dolore ma è certo di una 

cosa: papà lo ama infinitamente e lo precede las-
sù, nel grande mare del cielo. 
Passano molti anni, Lino diventa un vecchio pesce 
astronomo  e  giunge  anche  per  lui  il  giorno  del 
grande incontro con il gabbiano del vento. Insie-
me  volano  verso  il  grande  mare  del  cielo,  Lino 
continua  a  fissare  la  Stella  Papà  che  per  tutti 
quegli  anni  gli  ha  fatto  compagnia.  Finalmente 
rivede  tutti  coloro  che  ha  amato  ma  primo  fra 
tutti rivede il suo papà.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Vita eterna
 
Come possiamo pregare per le persone a cui abbiamo voluto  bene  e  che  adesso  sono morte?  
Possiamo  chiedere al  Signore  di  prenderle  con  sé  e  di  donare  loro  la  vita eterna 
attraverso la preghiera “L’eterno riposo”. E’ una preghiera molto breve ma piena di significati 
importanti. 
Proviamo a riflettere sulla preghiera parola per parola. 
 
L'eterno riposo: il riposo si identifica sovente con il semplice "far niente" o con il dormire dopo una fatica o paradossalmente, dopo una movimentata festa dove la notte è stata scambiata con il giorno. Il riposo è il momento in cui l'essere umano non solo rigenera le forze consumate durante il lavoro, ma anche e soprattutto il momento in cui egli trova la gioia profonda di quelle relazioni umane che danno pienezza di senso alla vita. Il riposo è dunque il compimento della Storia della Salvezza.
 
I ragazzi sono invitati a pensare a qualcosa dei loro cari che resterà per sempre nel loro cuore.
 
Dona loro Signore: il Signore fa ai nostri cari un regalo grandissimo, proprio un dono speciale, la pace e l'unione con Dio in Paradiso.
 
I ragazzi sono invitati a pensare ad un aggettivo che ricordi i loro cari.
 
Splenda ad essi la Luce perpetua: si tratta di una luce molto speciale, è fatta dell'amore del Signore per noi, è un amore che è luce perchè ci consola, ci scalda, ci fa stare bene e non finisce mai, è per sempre. Per sempre verremo amati dal Signore. 
 
I ragazzi sono invitati a pensare a cosa li consola nei momenti tristi.
 
Riposino in pace: non vuol dire che stanno dormendo, ma che sono beati e in pace, come quando guardiamo un bambino che dorme sereno e capiamo che sta facendo un bellissimo sonno. Se i nostri cari sono stati vicini a Dio in vita, lo saranno molto di più dopo la morte. 
 
I ragazzi sono invitati a pensare alle cose che li fanno sentire sereni.
 
Al  termine  dell’attività  le  nove  stelle  nel  mare  del cielo formeranno un grande pesce  
Il pesce simbolo del Signore. Già dal primo secolo i Cristiani fecero un  acrostico  
della  parola  pesce  in  greco  “ichthys”: Iesous Christos Theou Yios Soter (ICTYS) 
che tradotto è: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. 
La parola greca (Iota Chi Theta Upsilon Sigma) è la parola usata nel Nuovo testamento
per la parola “pesce”

La Fede spiegata ai bambini

Nell’ambito dell’Anno della Fede si potrebbe spiegare il concetto di “Fede”, rispondendo ad una probabile domanda di un bambino: “Cos’è la fede?”, in questo modo:

La Fede è come salire su un bus guidato da Dio in persona.

Per salire su un mezzo guidato da altri bisogna fidarsi di chi guida: se provoca un incidente noi rischiamo la vita perché per tutta la durata del viaggio gliela abbiamo affidata!

Quando scegliamo di salire sul bus guidato da Dio e scegliamo di fare il viaggio con Lui sappiamo che, di certo, sarà un viaggio sicuro…..

Forse non ci porterà dove vogliamo andare noi perché, magari, lì dove vorremmo andare non è un posto sicuro! Ma sappiamo che il nostro Autista ci porterà dove sa che è meglio per noi, ma dobbiamo voler fare il viaggio con lui, dobbiamo permetterglielo!

Inoltre, per fare questo viaggio non si paga il biglietto! L’unica cosa che Dio ci chiede è: “Vuoi fare questo viaggio con me?”. Se gli rispondiamo di sì, si parte; se gli diciamo di no; lui, a malincuore, accetta la nostra decisione e va via. Ma nel corso di tutta la nostra vita, fino alla morte, continuerà a farci questa stessa domanda; cercherà sempre di fare il viaggio con noi.

Sul bus guidato da Dio possiamo portarci tutti: mamma, papà, parenti, amici, persino i nemici. Sì anche loro! Per fargli vedere che è meglio essere amici e fare il viaggio insieme, scoprendo durante il viaggio che quelli che noi credevamo nemici erano solo persone che la pensavano in modo diverso da noi……

Questo viaggio ci condurrà sicuramente in un posto che chiamiamo Paradiso cioè nell’unico posto esistente dove potremo essere sempre in compagnia di quell’autista che ci ha portati al sicuro.

Ci accorgeremo che abbiamo fatto bene a fidarci di Dio, a dargli tutta la nostra vita nelle mani….!

Vedete dove ci ha portati?

Abbiamo fatto bene ad avere FEDE!

 

LA SANTA MESSA SPIEGATA AI BAMBINI

Cosa accade durante la Messa?

La Messa rende presente a noi il sacrificio di Gesù sulla croce.

Quel sacrificio che è avvenuto sul Calvario, a Gerusalemme, 2000 anni fa, viene misteriosamente reso presente tutte le volte che si celebra la Messa.

Per questo diciamo che la Messa è il memoriale del sacrificio di Gesù, ma questo non significa che è un ricordo: nella Messa Gesù si offre ancora al Padre per ottenere il perdono dei nostri peccati.

Il sacerdote al momento della Consacrazione pronuncia le stesse parole che disse Gesù nell’Ultima Cena. In questo momento il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Gesù. Donandosi a noi con l'Eucaristia, Gesù, ci unisce a Lui e tra di noi.

Partecipare alla Messa è la cosa più importante di tutta la nostra vita.

Non c’è infatti nulla di più importante della morte in croce di Gesù, che ha ottenuto per noi la salvezza eterna e ci ha aperto le porte del Paradiso. Quindi la Messa, che ogni volta applica a noi i frutti della morte in croce di Gesù, è la cosa più importante e più bella che ci sia su questa terra.

Per questo quando non andiamo a Messa alla domenica, a meno che non siamo impediti da un serio motivo, commettiamo un peccato grave, perché tutte le domeniche Gesù risorto ci aspetta a Messa.

I fini della Messa sono:

adorare il Signore; ringraziarlo per i benefici che ci dona; implorare il perdono dei nostri peccati; domandare le grazie di cui abbiamo bisogno.

 


 
LE PARTI DELLA MESSA

 

La Messa si svolge in due grandi momenti, che formano un unico atto di preghiera:

- la LITURGIA DELLA PAROLA, che comprende la proclamazione e l'ascolto della parola di Dio;

- la LITURGIA EUCARISTICA, che comprende l'offertorio, la preghiera che contiene le parole della Consacrazione e la Comunione.


 

PRIMA DELLA MESSA

- Suona la campana: è la voce di Dio che mi chiama, non voglio mancare!

- Entro in chiesa con anticipo e faccio il segno della croce con l’acqua benedetta. Con questo gesto ricordo la grazia ricevuta nel battesimo, esprimo la mia fede nella SS.Trinità e ringrazio Gesù che è morto in croce per me.

- Saluto Gesù presente nel tabernacolo facendo la genuflessione, prendo posto nei primi banchi e mi inginocchio per dire una preghiera in preparazione alla Santa Messa.

 

RITI DI INTRODUZIONE

Gesù, sono qui per assistere al Tuo Santo Sacrificio nella Messa, voglio essere devoto e seguirti nei gesti che il Sacerdote compie anche per me. Invoco Maria Santissima e gli Angeli con i Santi a pregare per me, perchè questa Messa mi faccia diventare santo.

Il sacerdote, insieme ai chierichetti, esce dalla sacrestia, e giunto in presbiterio, fa la genuflessione a Gesù presente nel tabernacolo, va verso l’altare e lo bacia perché è simbolo di Gesù. Noi ci alziamo in piedi per accoglierlo, perchè durante la celebrazione, Cristo sacerdote, pastore e maestro del suo popolo, è presente ed agisce attraverso la persona del sacerdote.

 
- INTROITO
Eseguiamo il canto di introito (ingresso).

Il sacerdote va alla sua sede da dove guida l’assemblea. Assieme a lui facciamo il segno della croce.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.

 

- ATTO PENITENZIALE
Facciamo un breve esame di coscienza e chiediamo perdono dei nostri peccati con l’atto penitenziale assieme al sacerdote:

Fratelli, per celebrare degnamente i santi misteri, riconosciamo i nostri peccati.

Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni,

(ci si batte il petto) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.


Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.
Amen.

 

- KYRIE
Ora recitiamo o cantiamo un'antica acclamazione rivolta al Signore:

Signore, pietà. Signore, pietà.

Cristo, pietà. Cristo, pietà.

Signore, pietà. Signore, pietà.

Queste invocazioni possono anche essere proclamate in lingua greca: Kyrie eléison, Christe eléison, Kyrie eléison.

 

- GLORIA
Nella celebrazione eucaristica Gesù viene in mezzo a noi. Esprimiamo la nostra gioia alla SS.Trinità, come fecero gli angeli quando nacque Gesù:
 
Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre;
tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l'Altissimo:
Gesù Cristo, con lo Spirito Santo
nella gloria di Dio Padre.
Amen.
 
- ORAZIONE
Dopo il Gloria il sacerdote recita una orazione rivolta al Signore in cui raccoglie le nostre intenzioni

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Dio ci parla per farci conoscere il suo amore

Gesù, sono qui ad ascoltare la Tua parola, rendimi un cuore docile per mettere in pratica i consigli e i suggerimenti che il Sacerdote in tua rappresentanza mi darà. Fa che la Tua parola venga accolta anche da coloro che non credono e che non conoscono la sana dottrina. Gesù, le tre croci che faccio imitando il Sacerdote sulla fronte, sulle labbra e sul cuore, voglio che imprimano in me la Tua Parola nella mia mente, dalle mie labbra, dentro il mio cuore.

 

La liturgia della Parola è la prima delle due parti di cui è formata la S. Messa.

È composta da:

- PRIMA LETTURA: è tratta dai libri della Bibbia che compongono l’Antico Testamento (sono i libri scritti prima della nascita di Gesù);

- SALMO: è una breve preghiera di lode al Signore molto antica, che sicuramente ha cantato anche Gesù;

- SECONDA LETTURA: è tratta dal Nuovo Testamento (ovvero dai libri scritti dagli Apostoli durante e dopo la vita di Gesù sulla terra).

Alla fine di ogni lettura, proprio per ricordarci queste parole vengono dal Signore, il lettore dice: “Parola di Dio” e tutti rispondiamo: “Rendiamo grazie a Dio”

- VANGELO

La proclamazione del Vangelo è la parte più importante della Liturgia della Parola. Il testo del Vangelo fu scritto poco dopo la morte-resurrezione di Gesù da quattro autori, detti evagelisti: San Matteo, San Marco, San Luca, San Giovanni.

Prima di ascoltare il Vangelo esprimiamo la nostra gioia cantando l'Alleluia (acclamazione in lingua ebraica che significa “Lodate il Signore!”, seguita da un breve versetto) e ci alziamo per preparaci ad ascoltare Gesù risorto che ci parla per mezzo del sacerdote. (Nel tempo di Quaresima al posto dell’alleluia si cantano altre acclamazioni come: "Gloria e onore a te, Signore Gesù")

Quando il sacerdote dice: “Dal Vangelo secondo…” rispondiamo: “Gloria a te o Signore” e facciamo tre piccoli segni di croce col pollice della mano destra in questo ordine:

- sulla fronte: voglio pensare a Gesù
- sulle labbra: voglio parlare di Gesù
- sul cuore: voglio amare Gesù
 
Al termine della lettura del Vangelo, il sacerdote dice: “Parola del Signore” e tutti rispondiamo: “Lode a te, o Cristo”. Anche queste parole servono per ricordarci che Gesù ci ha parlato attraverso il Vangelo.
 
- OMELIA
Il sacerdote pronuncia un discorso chiamato “omelia” in cui ci aiuta a capire il significato delle letture e del Vangelo che sono stati letti e ci esorta a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù.
 
- CREDO
Dopo l’omelia ci alziamo per recitare la Professione di Fede detta anche CREDO.
Il Credo riassume i grandi misteri della nostra fede. Ci parla di Dio Padre e delle sue opere; ci dice chi è il Figlio, ci parla del suo essersi fatto uomo per salvarci; ci dice chi è lo Spirito e come opera. Ci ricorda che formiamo un solo corpo, la Chiesa, e che siamo in attesa della vita eterna.
Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli.
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero;
generato, non creato; della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo;
(a questo punto chiniamo il capo per adorare Gesù fatto uomo per noi)
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.
(ora rialziamo il capo)
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture;
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e da la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio
e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Amen.
 
PREGHIERA UNIVERSALE
In essa si prega per tutti gli uomini, nel seguente ordine: per le necessità della Chiesa, per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo, per tutti quelli che si trovano in particolare necessità, per la comunità locale. Il sacerdote invita a pregare con una semplice monizione e conclude con un’orazione.

 


 

LA LITURGIA EUCARISTICA

GESU’ SI OFFRE AL PADRE

La liturgia Eucaristica è la seconda delle due parti che formano la Santa Messa.
 
È composta da:
Offertorio - Preghiera Eucaristica - Comunione.
 
- OFFERTORIO o PREPARAZIONE DEI DONI
Il sacerdote offre a Dio il pane e il vino che saranno consacrati.

 

Gesù, all'Offerta che ti sta presentando ora il Sacerdote, voglio anch'io unire la mia povera offerta. Ti offro il mio cuore perchè sia tuo per sempre. Ti offro i miei studi, la mia malattia, la mia salute, i miei divertimenti, le mie gioie così come anche ogni pena che soffrirò per tuo amore. Mi dispongo con Maria ai piedi della Croce per accogliere i tuoi sospiri dalla Croce e con Lei non voglio fuggire dal Calvario, ma attendere il compimento di ogni tua parola. Infine mi dispongo affinchè questa offerta produca frutti di conversione e i peccatori siano salvati dalla tua misericordia.
 
Per la celebrazione dell'Eucarestia sono necessari il pane senza lievito (che viene realizzato sotto forma di piccole bianche sfoglie rotonde che chiamiamo ostie) e il vino con qualche goccia d'acqua. Si utilizzano queste sostanze perché sono le stesse che furono utilizzate da Gesù nell’Ultima Cena quando le tramutò nel suo Corpo e nel suo Sangue. Il pane e il vino sono anche il segno del nostro lavoro e dei beni che possediamo.

Durante l'Offertorio i fedeli eseguono un canto appropriato.

I primi cristiani quando si riunivano per celebrare l’Eucarestia, portavano da casa il pane e il vino; per questo, rifacendosi a questa antica usanza, a volte alcuni fedeli portano all’altare i doni per la celebrazione.
 
Il sacerdote recita una preghiera sui doni portati all’altare e innalzandoli un poco li presenta, cioè li offre a Dio (perciò questo momento si chiama offertorio).
 
Ad un certo punto il sacerdote mette alcune gocce d’acqua nel calice col vino. Quelle piccole gocce rappresentano la nostra unione con la vita di Gesù, che si è fatto uomo per noi. Inoltre ci ricordano che dal costato di Cristo morto sulla croce, quando fu trafitto uscirono Sangue e Acqua, segno della sua natura umana e divina.

Durante l’offertorio il sacerdote offre a Dio i doni per il Sacrificio anche a nostro nome; uniamoci dunque al Sacerdote offrendo al Signore il nostro cuore, la nostra vita, i nostri affetti, i nostri dolori, tutto il nostro essere.

Dopo si lava le dita dicendo: Lavami, Signore, da ogni colpa, purificami da ogni peccato. Questo ci fa capire quanto grande deve essere la purezza del Sacerdote, che deve tenere fra le mani il Corpo di Gesù; ci ricorda anche il dovere di partecipare alla Messa con l’anima pulita, specialmente se dobbiamo accostarci alla S. Comunione.
 
Poi il sacerdote ci dice: Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.
E noi rispondiamo: Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.
 
- ORAZIONE SULLE OFFERTE
Il sacerdote recita un preghiera sulle offerte alla quale rispondiamo: Amen.

 

- PREGHIERA EUCARISTICA

Siamo nel momento centrale della Messa.

Gesù è giunto il momento di fare silenzio e di adorarti. Ti adoro nell'Ostia candida, adoro il Tuo Corpo che fu per me crocifisso sul Calvario, abbi pietà di me. Gesù ti adoro nel Mistero di questo Sangue preziosissimo che hai sparso sulla Croce per la mia salvezza, abbi pietà di me e delle anime dei peccatori.

Il pane e il vino sono sono stati preparati sull’altare e con la preghiera di Consacrazione diventeranno il Corpo e il Sangue di Gesù. La preghiera che ora recita il sacerdote si chiama Preghiera Eucaristica (la parola "eucaristia" significa rendimento di grazie).

Il sacerdote ci invita ad unirci alla sua grande preghiera dicendo:

- Il Signore sia con voi. Rispondiamo: E con il tuo spirito.
- In alto i nostri cuori. Rispondiamo: Sono rivolti al Signore.
- Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. Rispondiamo: E’ cosa buona e giusta.
 
- PREFAZIO E SANTO
Dopo che il sacerdote ha recitato una preghiera di lode e ringraziamento a Dio, detta Prefazio, cantiamo uniti agli Angeli e ai Santi un canto di gloria:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli.
 
A questo punto ci inginocchiamo per accogliere Gesù che sarà presente sull’altare.
 
Le parole della Consacrazione sono le parole più strabilianti che Dio abbia donato alla Chiesa. Possono trasformare un po’ di pane e vino in Gesù Cristo Crocifisso!
Questo grande miracolo si chiama transustanziazione, che significa "cambiamento di sostanza".
 
A un certo punto il sacerdote prende in mano l’ostia e pronuncia le parole della Consacrazione, le stesse che disse Gesù nell’Ultima Cena:
 
…QUESTO E’ IL MIO CORPO…

In questo momento l’Ostia non è più un semplice pezzo di pane, come durante l’offertorio, ma è il vero Corpo di Gesù sotto l’aspetto del pane.

 

Poi il Sacerdote prende in mano il calice col vino e pronuncia le parole della consacrazione:

…QUESTO E’ IL CALICE DEL MIO SANGUE…

e quel Vino non è più semplice vino, ma è il vero Sangue di Gesù sotto le apparenze del vino; quello stesso Sangue che Gesù versò sulla croce.

Ecco che l’altare è diventato un vero Calvario, il monte su cui fu crocifisso Gesù. Infatti, cio che è avvenuto duemila anni fa, a Gerusalemme, torna ad accadere sull’altare durante ogni Messa.

 


CALVARIO: Sacrificio cruento - MESSA: Sacrificio incruento
 

Il sacrificio del Calvario si dice cruento perchè si compì con reale spargimento di sangue.

Il sacrificio della Messa si chiama incruento perchè si compie, in un modo misterioso, senza reale spargimento di sangue.
Sull'altare, dunque, si compie realmente, sebbene in modo misterioso, lo stesso e unico sacrificio che Gesù compì sulla croce.
Infatti sul Calvario la vittima era Gesù; sull'altare la vittima è lo stesso Gesù.
Sul Calvario il Sacerdote era Gesù, che offriva se stesso all'Eterno Padre; sull'altare il vero Sacerdote è Gesù risorto, che offre se stesso all'Eterno Padre per mezzo del sacerdote.

Anche la ragione per cui il sacrificio si offre è la stessa: la salvezza degli uomini.

 


 

Infine il sacerdote conclude la Consacrazione con queste parole: Fate questo in memoria di me.
Sono le parole che Gesù disse agli apostoli per invitarli a ripetere attraverso la Messa il suo Sacrificio in croce.

Un grande miracolo si compie in ogni Messa!

Per questo il sacerdote dice: Mistero della fede.
Rispondiamo: Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua Resurrezione nell’attesa della tua venuta.

Il sacerdote prosegue la preghiera eucaristica. In essa il sacerdote prega per la Chiesa, per noi presenti a Messa e per tutti i defunti. Questa preghiera termina con un lode alla Trinità:

Per Cristo, con Cristo e in Cristo
a te, Dio Padre onnipotente
nell'unità dello Spirito Santo
ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli.
Amen. (Ora ci alziamo in piedi)

 

RITI DI COMUNIONE

GESU' SI DONA A NOI CON IL SUO CORPO E IL SUO SANGUE

Gesù è giunto il momento che tanto aspettavo: unirmi a Te nella Santa Eucarestia. Fa che mi tenga sempre in grazia per goderti un giorno per sempre. Non permettere che mi accosti a Te in stato di grave peccato, donami la perfetta contrizione e fa che la Santa Comunione che sto per ricevere, preservi il mio corpo e la mia anima da ogni pericolo di eterna perdizione, perchè questo anelo dalla tua somma bontà.

 

- PADRE NOSTRO
Per prepararci a ricevere la Comunione, il sacerdote ci invita a recitare insieme il PADRE NOSTRO perché:
1) E’ la preghiera di tutti i figli di Dio insegnata da Gesù.
2) Dicendo “dacci oggi in nostro pane quotidiano”, chiediamo a Gesù di diventare il vero cibo della nostra vita.
3) Chiediamo perdono dei nostri peccati e promettiamo di perdonare le offese ricevute.
 
Il sacerdote dice:
Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.


Liberaci, o Signore, da tutti i mali,
concedi la pace ai nostri giorni;
e con l'aiuto della tua misericordia,
vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento,
nell'attesa che si compia la beata speranza,
e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.
Tuo é il regno, tua la potenza
e la gloria nei secoli.

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli:
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace",
non guardare ai nostri peccati,
ma alla fede della tua Chiesa,
e donale unita e pace secondo la tua volontà.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

La pace del Signore sia sempre con voi.
E con il tuo spirito.

Il sacerdote dicendo: La pace del Signore sia sempre con voi, ci dona la vera Pace, che è quella di Gesù risorto, il quale, con il suo sacrificio, ci ha riconciliati con Dio.
 
In questo momento dobbiamo sentirci come gli Apostoli quando Gesù risorto apparve loro dicendo: "Pace a voi!".
Poi, su invito del sacerdote, ci possiamo scambiare un breve gesto di pace segno di comunione fraterna. Lo facciamo in maniera ordinata e sobria, porgendo la mano destra soltanto a chi si trova accanto a noi dicendo: La pace sia con te.

 

- FRAZIONE DEL PANE
Il sacerdote spezza il Pane consacrato, proprio come fece Gesù nell’ultima cena per distribuirlo ai discepoli.
Questo gesto ci ricorda anche le tante ferite e piaghe sofferte da Gesù per noi.
Nello spezzare l'Ostia, il sacerdote ne mette una particella nel calice col Vino consacrato.
Questo rito indica il momento della Risurrezione di Gesù, ovvero quando il suo Sangue, sparso durante la passione, si riunì di nuovo al suo Corpo.
 
Intanto recitiamo o cantiamo:
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.
 
Gesù è l'Agnello di Dio che si è sacrificato per noi. Perciò, prima di riceverlo nella Santa Comunione, gli chiediamo perdono per averlo offeso con i nostri peccati e invochiamo ancora la sua pace.
 
Poi il sacerdote ci mostra l’Ostia consacrata dicendo:
Beati gli invitati alla Cena del Signore. Ecco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.
Rispondiamo:
O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto una parola e io sarò salvato.
A questo punto chi può ricevere la Santa Comunione, dopo essersi raccolto per recitare qualche preghiera di preparazione, si incammina con raccoglimento e modestia dal sacerdote che porge l’Ostia a chi si deve comunicare dicendo: Il Corpo di Cristo. Rispondiamo: Amen.
 

 
COME RICEVERE GESU’
 

Ci sono TRE CONDIZIONI che dobbiamo rispettare per poter accogliere degnamente e con rispetto Gesù dentro di noi:

1) Essere in grazia di Dio, cioè essere nella sua piena amicizia avendo l’anima pulita da peccati gravi. Chi ha commesso peccato mortale non può fare la Comunione. Dovrà perciò confessarsi prima di ricevere la Comunione, altrimenti commetterebbe un peccato ancora più grave che ferisce profondamente Gesù, chiamato sacrilegio.

2) Sapere e pensare chi si va a ricevere. Dobbiamo riconoscere che nell’Ostia c’è Gesù vivo e vero e desiderarlo con fede e amore. Accostiamoci perciò al Santissimo Sacramento con umiltà, raccoglimento e decenza nel vestire.

3) Essere a digiuno da almeno 1 ora, cioè non possiamo aver mangiato nell’ora che precede la Comunione (in questo tempo di preparazione si può solamente bere l’acqua e prendere le medicine).


 

Se per qualche motivo non puoi fare la Comunione, non distogliere la tua attenzione dal fare la comunione spirituale impegnandoti di confessarti al più presto per poter ricevere degnamente Gesù-Ostia. Pronuncia con tutto il tuo cuore queste parole:

Signore, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell'anima mia. Poichè ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore (fai un breve pausa di silenzio). Come già venuto io Ti abbraccio e mi unisco tutto a Te, non permettere che abbia mai a separarmi da Te.


 

Fare la Comunione ci permette di partecipare pienamente al Sacrificio della Messa; è molto importante perciò essere sempre pronti a ricevere Gesù grazie ad una Confessione frequente e ben fatta.

La Comunione ha inoltre dei meravigliosi effetti:
- ci fa essere più uniti a Gesù e alla sua Chiesa;
- cancella i peccati veniali (cioè meno gravi) e ci protegge da quelli mortali;
- conserva e rinnova la grazia che abbiamo ricevuto col Battesimo;
- ci aiuta ad amare il prossimo.
 

 

COME FARE LA COMUNIONE

 

La Comunione si riceve stando in in piedi o in ginocchio.

Se ti comunichi stando in piedi, prima di ricevere il Sacramento, china un istante il capo o fai una genuflessione per adorare Gesù che si sta per donare a te.

Il Santissimo Sacramento si assume direttamente in bocca, oppure, nei luoghi in cui è permesso, sulle mani.

(Quando l’Ostia viene data per intinzione, cioè dopo essere stata intinta nel Vino consacrato, si riceve solamente in bocca.)

Se ricevi il Corpo di Gesù direttamente in bocca, dopo aver detto Amen, tieni la lingua un poco avanzata sulle labbra leggermente aperte.

Se invece ricevi il Corpo di Gesù nella mano fai molta attenzione e comportati così: porgi al sacerdote la mano sinistra all'altezza del petto con la mano destra sotto. Appena hai ricevuto la Santa Ostia, spostati leggermente a lato rimanendo rivolto al sacerdote e, con la mano destra, porta subito il Santissimo Sacramento alla bocca (si deve evitare di fare questo mentre ci si volta per tornare al posto e bisogna avere le mani pulite!). Controlla che non siano rimasti dei frammenti del Corpo di Gesù sulle tue mani; se così fosse (ed è molto facile che questo accada) raccoglili e portali immediatamente alla bocca perché Gesù è presente anche nel più piccolo frammento.

 

Ringraziamento:
Dopo aver ricevuto la Comunione torna al posto e mettiti in ginocchio per ringraziare Gesù. Questo è un momento importantissimo e bellissimo perché Gesù è dentro di te: stai raccolto e adora il tuo Signore. Esprimigli tutta la tua gioia di possederlo. Apri a Lui il tuo cuore e parlagli con grande confidenza, prega anche per le persone vive e defunte a te care.
 

 

- ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE
Dopo la Comunione il sacerdote recita una breve orazione

 

RITI DI CONCLUSIONE DELLA MESSA

Gesù, la tua benedizione mi accompagni ora nella giornata e mi aiuti a mantenere i propositi che mi hai suggerito in questa Santa Messa. Fammi missionario della Tua parola, apostolo della Tua dottrina, fedele della Santa Eucarestia. Tornando a casa ti porto dentro di me, fa che diventi testimone della dignità che hai riversato in me. Vergine Santa, mi accompagni la tua benedizione. San Michele Arcangelo mi sostenga la tua spada. San Giuseppe mi protegga la grazia con la quale proteggesti una volta il Bambin Gesù dalle minacce di Erode, fammi custode di questa Santa Messa perchè possa conservarmi come vero amico di Gesù.

Il sacerdote ci benedice con il segno della croce e e ci invita a far conoscere Gesù, che abbiamo ricevuto nella Santa Comunione, a tutti i nostri amici.

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.

Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Amen.

La Messa é finita: andate in pace.
Rendiamo grazie a Dio.

Per esprimere il nostro ringraziamento al Signore ci uniamo all’assemblea partecipando al canto finale.
Così termina la Messa, ma è importante non scappare subito fuori dalla chiesa!
È bene fermarsi qualche minuto a pregare e a ringraziare ancora Gesù per il grande dono che ti ha fatto. Puoi dire anche un'Ave Maria per chiedere alla tua Mamma del Cielo di aiutarti ad amare suo Filglio Gesù con tutto te stesso e perchè ti aiuti a fare tesoro dei benefici che hai ricevuto partecipando alla Santa Messa.
Uscendo dal banco fai la genuflessione per salutare Gesù sempre presente nel Tabernacolo. Prima di uscire dalla porta della chiesa fa il segno della croce.
La celebrazione della Messa è finita, ma ora comincia la Missione! È importante che la Messa continui nella tua vita; è bello e grande, infatti, rimanere sempre uniti a Gesù e farlo conoscere a chi ancora non ha avuto la grazia di averlo incontrato.
 

Il Vangelo dei Ragazzi

In questa sezione puoi trovare una serie di schede per i ragazzi sugli episodi del Vangelo. Ogni scheda contiene il brano evangelico, preceduto da una breve introduzione, e seguito da un piccolo esercizio e un approfondimento sui concetti o le parole chiave trovate nel brano.

1> L'annunciazione 21> La Trasfigurazione
2> La nascita di Gesù 22> Il buon samaritano
3> I Magi 23> Il figliol prodigo
4> Gesù a 12 anni 24> Gesù e i bambini
5> Battesimo di Gesù 25> Il giovane ricco
6> Gesù a Nazareth 26> Bartimeo il cieco
7> Gesù chiama 27> L'ingresso a Gerusalemme
8> Gesù e il paralitico 28> I mercanti cacciati dal tempio
9> Gesù buon maestro 29> La parabola dei talenti
10> Le spighe strappate 30> Il giudizio finale
11> Gesù e i dodici 31> L'ultima cena
12> Le beatitudini di Gesù 32> Getsemani
13> Luce e sale 33> Davanti a Pilato
14> La preghiera di Gesù 34> La crocifissione
15> La samaritana 35> La morte e la sepoltura
16> Il seminatore 36> La resurrezione
17> Il lievito nella pasta 37> I discepoli di Emmaus
18> La figlia di Giairo 38> In riva al lago new!
19> Moltiplicazione dei pani 39> L'ascensione new!
20> La confessione di Pietro 40> La pentecoste new!

 

Gesù indica la via dell'Amore

Il buon samaritano

 

Itinerario per bambini sulle parabole Con la parabola del buon samaritano Gesù insegna che il prossimo non è solo ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.

 

La parabola nel contesto biblico

 

Il buon samaritano (Lc 10,25-37)


Soltanto Luca riporta la parabola del buon samaritano in risposta al dottore della Legge che domanda a Gesù: «Chi è il mio prossimo?».
Tutti e tre i sinottici parlano del colloquio di Gesù con questo esperto della legge che (secondo Matteo e Luca vuol mettere Gesù alla prova) gli domanda che cosa deve fare per ereditare la vita eterna. Secondo Matteo chiede qual è il più grande comandamento e secondo Marco qual è il primo.
 
Gli ebrei avevano aggiunto alla legge mosaica una minuziosa casistica per cui i precetti negativi e positivi raggiungevano il numero di 613. Era quindi difficile districarsi tra queste norme molto dure imposte alla gente semplice dagli scribi e dai farisei. Per rendersene conto basta confrontare le severe accuse di Gesù nel capitolo 23 di Matteo, in mo­do particolare nel versetto 4.
 
Gesù, come d'abitudine, invece di rispondere, domanda al dottore della Legge: «Che cosa è scritto nella Legge?». Secondo Matteo e Marco Gesù risponde direttamente citando i due comandamenti. La risposta è presa dallo Shemà di Dt 6,4-5 (ripreso letteralmente in Marco «Ascolta Israele») per quanto riguarda l'amore di Dio e da Lv 19,18 per quanto riguarda l'amore del prossimo.
 
 
Amerai
Già nella Legge mosaica troviamo questi comandamenti. Non è molto comune nel greco classico mentre la Bibbia lo adopera per esprimere il rapporto di Dio con il prossimo nell'ambito religioso.
In italiano si potrebbe tradurre con carità, termine che oggi molto spes­so viene inteso soltanto nel senso di elemosina.
 
I due comandamenti dell'amore nell'AT sono separati: quello verso Dio si trova in Dt 6,4-5, mentre quello verso il prossimo in Lv 19,18. L'unione dei due comandamenti non è una novità del NT, ma la tro­viamo già in testi giudaici (Testamento dei XII patriarchi, Filone, Giu­seppe Flavio).
 
Nel giudaismo il concetto di prossimo era ristretto all'ambito familiare e nazionale. Con la parabola del buon samaritano Gesù non insegna soltanto che il prossimo è ogni uomo bisognoso che incontriamo sul nostro cammino ma, capovolgendo la domanda del suo interlocutore, ci invita a essere noi prossimo per i nostri fratelli, senza distinzione di persone.
 
 
Va' e fa' anche tu lo stesso
Il Maestro della Legge aveva chiesto che cosa doveva fare per eredi­tare la vita eterna. Probabilmente si aspettava qualche consiglio asceti­co o la proposta di qualche pratica religiosa. Gesù invece gli chiede un amore totale capace di donarsi a tutti, senza limiti di alcun genere.
 
Amare Dio sembra facile se per amare si intende dedicarsi alla preghiera, all'adorazione, alle pratiche di pietà. Dio non si accontenta di queste cose, che non per questo devono essere trascurate. Esse diventano espressione del nostro amore a Dio nella misura in cui amiamo concre­tamente il prossimo.
 
Giovanni nella sua prima lettera scrive: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).
Possiamo poi notare una certa ironia da parte di Gesù nell'indicare un samaritano come esempio a un maestro della Legge. I dottori della Legge, infatti, consideravano i samaritani come eretici ed emarginati.
Anche le figure del sacerdote e del levita sono scelte appositamente per sottolineare che il culto a Dio, svuotato dell'attenzione al prossimo, non esprime più l'amore verso Dio.
 
Gesù buon samaritano
Alcuni padri della Chiesa hanno visto nel buon sama­ritano la persona stessa di Gesù. Infatti Gesù non insegna soltanto con le parole, ma è esempio concreto di amore con la sua vita, in mo­do particolare verso chi è ferito dal peccato, ha bisogno di consolazio­ne, è malato. Egli ha dimostrato il suo amore per tutti gli uomini do­nando la sua vita.
Paolo, riflettendo su questo, scrive: «È già difficile che qualcuno muoia per un giusto; forse però qualcuno osa morire per un uomo buono. Ma Cristo è morto per noi peccatori» (Rm 5,7-8).
 
 
Riesprimere
Proponiamo al gruppo di drammatizzare questa pagina di Vange­lo: mentre il testo viene ascoltato dal video o letto e inter­pretato dai fanciulli stessi, questi esprimono con gesti mimici le azioni compiute dai vari personaggi.
Prepariamo insieme la drammatizzazione cominciando da una cono­scenza più approfondita del testo. Distribuiamo ai fanciulli una copia della versione evangelica di questo brano come viene proposta dalla colonna sonora e chiediamo di leggerlo personalmente per individuare i protagonisti degli avvenimenti.
 
Redigiamone, quindi, l'elenco. Essi sono:
uno studioso della Legge, Gesù, un viandante, i briganti, un sa­cerdote, un levita, un samaritano e un albergatore.
Stabiliamo con il gruppo da chi vengono assunti i ruoli relativi a questi personaggi, poi ciascuno da solo o assieme ai suoi compagni, tenendo come punto di riferimento il Vangelo e il video, mette a punto i movimenti e i gesti da compiere.
Il catechista segue via via i piccoli gruppi e i singoli aiutandoli nella ricerca di gesti essenziali ed espressivi.
 
È bene che tutti i fanciulli abbiano un ruolo da interpretare: nella scena iniziale e in quella finale in cui Gesù dialoga con lo studioso della Leg­ge tutti possono far parte della folla. Anche le persone che sono tra la folla assumeranno atteggiamenti caratterizzati e compiranno dei ge­sti significativi. Inoltre, durante la gestualizzazione della parabola, di­sposti su due file, i fanciulli possono prendersi per mano e alzare le braccia verso l'alto, quasi a voler rappresentare le montagne ai lati del­la strada. I protagonisti della parabola agiranno nello spazio (strada) tra le due file.
Quando tutti sono pronti si può fare una piccola prova. È necessario che i fanciulli sintonizzino le loro azioni mimiche con il ritmo della lettu­ra del testo o della colonna sonora.
 
Chi volesse sottolineare che Gesù è il buon samaritano per eccel­lenza può far interpretare questo ruolo dallo stesso fanciullo che svol­ge quello di Gesù. In questo caso, mentre gli altri restano vestiti nor­malmente, chi fa Gesù indossa una tunica bianca e un manto azzurro (vanno bene le tuniche della prima comunione o dei chierichetti e i drappi che si usano per gli addobbi in chiesa).
II gesto di pagare l'alber­gatore può essere arricchito simbolicamente: invece di alcune monete si può far porgere una piccola croce in legno, segno del «prezzo» che Gesù ha pagato per la nostra salvezza.
 
Se evidenziamo in questo modo il ruolo di Gesù come buon samarita­no il testo del Vangelo è bene non sia dialogato, ma letto da un croni­sta o ascoltato dalla colonna sonora.
Per motivare questa interpretazione della parabola leggiamo la se­guente spiegazione del capitolo 5 del catechismo Venite con me:
 
Come buon samaritano, Gesù è venuto nel mondo, in mezzo all'odio e alle divisioni che segnano l'esistenza umana. Non a prezzo d'oro o d'argento egli ci ha soccorsi, ma con l'amore più grande, fino a dare tutta la sua vita. Soltanto l'amore può vincere l'odio.

Questa di Gesù è la scelta dei cristiani. Ora i discepoli del Signore non devono aver paura delle difficoltà e dei sacrifici: il Signore risorto dona loro il suo coraggio per fare come lui.

 

Vivere
II dialogo che intercorre tra Gesù e lo scriba, di cui la parabola del buon samaritano è parte integrante, ci porta a riflettere sul comanda­mento dell'amore che compendia tutta la Legge.
Il catechismo Venite con me pone questo brano di Vangelo in aper­tura del capitolo 5 in cui viene presentata la vita morale del cristiano nell'ottica dell'amore. E così che anche noi dobbiamo guidare i fanciulli a rendere operante nella loro vita quotidiana la legge di Gesù.
 
Scriviamo sulla lavagna con un gesso rosso la frase di Gesù:
Fa' questo e vivrai.
Poi con il gesso verde aggiungiamo:
Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza. Ama il prossimo tuo come te stesso.
 
In un breve dialogo con i fanciulli approfondiamo il significato dei due comandamenti in rapporto alla loro esperienza, poi soffermiamoci sul secondo.
Scriviamo sulla lavagna, con un gesso blu, la domanda:
 
Chi è il mio prossimo?
E con il gessetto rosso:
Va' e fa' anche tu lo stesso.
L'uso del colore rosso evidenzia gli imperativi di Gesù che riguardano il secondo comandamento.
 
Con l'aiuto dei fanciulli passiamo in rassegna le situazioni concrete della loro vita in cui, a casa, a scuola, nel gioco, per la strada e in qualsiasi altro ambiente, pensano di dover fare come il buon samarita­no.
Facciamo attenzione a non limitare l'amore verso il prossimo ai ge­sti in soccorso dei bisognosi: l'amore verso il prossimo è un atteggia­mento di fondo della vita del cristiano che si esprime in tutto ciò che ci pone in relazione con gli altri.
 
Per puntualizzare la nostra ricerca proponiamo ai fanciulli di disegnare una situazione della loro vita in cui ciascuno si è sentito o vorrà, in se­guito, essere «buon samaritano».
Un altro modo per stimolare a vivere l'amore verso il prossimo può consistere nel proporre l'esempio di qualche santo, di persone laiche o religiose di oggi che in vari modi hanno fatto o fanno come ha detto Gesù.
 
 
Celebrare
Ambientazione: liberiamo la sala in cui avrà luogo la celebrazione da tavoli o banchi e creiamo un ampio spazio al centro di essa. I fanciulli si siedono a terra formando un grande cerchio. Ognuno tiene a dispo­sizione, senza metterlo in vista, il proprio disegno per poterlo prendere al momento opportuno.
 
Canto: apriamo la celebrazione richiamando le riflessioni fatte su Gesù buon samaritano, mediante il canto: «Il buon samaritano». In esso, ol­tre a espressioni che ci mostrano ciò che Gesù fa per esserci vicino e aiutarci, troviamo riferimenti sul nostro essere fratelli. Il catechista avrà cura di evidenziare tutto questo prima di far cantare o ascoltare il canto.
 
Il buon samaritano
Scese un uomo verso Gerico,
dei briganti incontrò:
fu picchiato e poi spogliato,
mezzo morto lui restò.
 
Giunse là un sacerdote
e lo vide: se ne andò.
Ed un altro poi passava:
anche lui non si fermò.
 
Arrivò un samaritano
e a lui si avvicinò:
gli curò le sue ferite
e all'albergo lo portò.
 
Disse all'albergatore:
Questo amico curerai,
ti darò al mio ritorno
ciò che in più tu spenderai.
 
 
Proclamazione della Parola: ascoltiamo il Vangelo riproposto me­diante la drammatizzazione preparata precedentemente (cfr. Rie­sprimere).
 
 
Il nostro impegno: dopo che i fanciulli si sono rimessi seduti in circolo, il catechista ripete la conclusione del brano evangelico dicendo con so­lennità:
«Chi di quei tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?»
L'uomo risponde: «Chi ha avuto compassione di lui».
Gesù gli dice: «Va' e fa' anche tu lo stesso».
 
Ogni fanciullo, restando fermo al proprio posto, mostra il suo disegno (gli altri tengono in disparte il loro in modo che non si distolga l'attenzio­ne da quello che viene presentato) e lo descrive:
Ho disegnato... perché con questo gesto (o in questa situazione), con l'aiuto di Gesù, sono stato (o voglio essere) «buon samaritano».
Quando tutti hanno proposto il loro disegno il catechista conclude: Gesù in questo momento ci dice:
«Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli,l'avete fatto a me».
 
Canto: Arrivederci a te, amico Gesù (può essere accompagnato da gesti che esprimano le parole del canto)
 
ARRIVEDERCI A TE, AMICO GESÙ Testo di Valerio Antonioli, in Messa per i bambini, Paoline
Abbiamo ascoltato la tua Parola,
abbiamo cantato con tanta gioia.
Ciao a te, che hai fatto festa con noi!
Arrivederci a te, amico Gesù!
 
Ogni volta, Signore, è una festa,
nel cuore ecco che cosa resta:
la gioia di averti incontrato,
l'amore che a tutti hai donato.
 
Abbiamo ascoltato la tua Parola,
abbiamo cantato con tanta gioia.
Ciao a te, che hai fatto festa con noi!
Arrivederci a te, amico Gesù!
 
Ogni volta, Signore, è una festa,
nel cuore ecco che cosa resta:
io porto la gioia a chi incontro
e a tutti di te parlerò.
 
Abbiamo ascoltato la tua Parola,
abbiamo cantato con tanta gioia.
Ciao a te, che hai fatto festa con noi!
Arrivederci a te, amico Gesù!
 
Ciao a te, che hai fatto festa con noi!
Arrivederci a te, amico Gesù!

 

La Via Crucis dei ragazzi missionari

 


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Storia sull'angelo custode

C'era una volta, e c'e' ancora adesso, un angelo custode.

Era un angelo come tanti altri, ma era molto triste perche' era custode e protettore di un bambino cosi' discolo che non si era mai visto. Si chiamava Pino, ma ogni volta che lo chiamavano lui rispondeva : "Chi? Io?" , e cosi' tutti iniziarono a chiamarlo Pinocchio.

Pinocchio era svogliato, disubbidiente, qualche volta cattivo e tutte le volte il suo angioletto si disperava e non sapeva piu' come fare per trattenerlo.

Finche' un giorno ebbe un'idea grandiosa. Chiese un colloquio con Dio e quando si trovo' alla sua presenza espose la sua proposta. Chiese il permesso di scendere sulla terra e di parlare con Pinocchio sicuro in questo modo di riuscire a convincerlo a cambiare vita. Dio ci penso' un po' su' ed infine accordo' all'angioletto il permesso di fare quest'ultimo tentativo, ma con la promessa di non toccare la terra con i piedi, altrimenti non avrebbe piu' potuto risalire in cielo. L'angioletto allora chiese timidamente come avrebbe fatto a non poggiare i piedi per terra, ma Dio non fece altro che sorridere facendo gli auguri di buona fortuna.

L'angioletto comincio' a girovagare per il cielo volando da una nuvola all'altra pensando a come poter scendere sulla terra mantenendo i piedi separati da essa.

Ad un tratto fu attirato dal vociare di alcuni angeli che stavano giocando su di una nuvola attrezzata con un'altalena. Immediatamente capi' che aveva trovato lo strumento adatto per la sua missione.

Aiutato dagli altri angioletti riusci a costruire una altalena con le corde lunghe dal cielo alla terra. L'angioletto si accomodo' sul sedile e si raccomando' con gli amici di farlo scendere lentamente e poi di trattenere le corde fino al suo segnale di risalita. Per l'occasione aveva vestito il suo abito migliore, quello delle grandi occasioni, un frac tinta nuvola completo di bastone e cappello.

Comincio' la discesa finche' non si trovo' sospeso a mezz'aria in attesa di Pinocchio.

E Pinocchio non si fece attendere; incuriosito dal personaggio cosi' strano subito si avvicino' domandando chi fosse e come mai avesse la faccia cosi' triste.

L'angioletto inizio' la sua storia da quando era stato assegnato come suo custode elencando tutti i dispiaceri che aveva passato per colpa sua, e ad ogni nuova avventura aggiungeva un granellino di sabbia sulla piccola bilancia che teneva in mano, la quale pendeva inesorabilmente in un solo senso.

Pinocchio lo ascolto' con attenzione; ma lui era furbo; non era mica un bambino che credeva agli angioletti, e cosi' con una alzata di spalle fece per andarsene. L'angioletto disperato vedendo sfuggire il suo protetto comincio' a chiamarlo dicendo che non poteva scendere dall'altalena in quanto non sarebbe piu' potuto risalire.

Pinocchio si fermo'; torno' indietro, guardo' l'angioletto in lacrime e gli disse che gli avrebbe creduto se gli avesse fatto vedere il cielo sopra le nuvole. L'angioletto ci penso' un poco su', poi decise che una vita salvata valeva pure una sgridata del "Capo".

 

Fece salire Pinocchio sull'altalena e diede ordine ai suoi amici di tirare su'.

L'altalena non si mosse.

L'angioletto grido' piu' forte; niente; come prima.

Pinocchio stava per prendersi la sua rivincita quando l'angelo comincio' ad arrampicarsi su una delle corde. Svelto come un gatto anche lui lo segui' dall'altra corda ed insieme salirono fino alle nuvole. Quando arrivarono su', videro che gli amici erano tutti addormentati e quindi non avevano udito il comando di risalita.

Ma se loro avevano lasciato le corde dell'altalena, come mai non era caduta sulla terra ?

I due si accorsero allora che le corde proseguivano in alto, su un'altra nuvola. Ripresero a salire, arrampicandosi finche' non spuntarono dall'altra parte.

Si trovarono di fronte al "Capo" che aveva le corde dell'altalena legate ad un dito e li guardava sorridendo. Pinocchio che era davanti si volto' indietro in direzione dell'angioletto per chiedere spiegazioni e con immenso stupore si accorse che il viso dell'angelo era diventato uguale al suo, come una goccia d'acqua.

A quel punto capi' tutto, capi' che era tutto vero quello che aveva ascoltato dalla bocca dell'angelo, capi' che era di fronte a Dio e capi' che di fronte a Dio tutti gli angeli custodi sono visti con lo stesso volto degli uomini di cui sono custodi sulla terra.

Ridiscese trasformato, e comincio' a mettere in pratica quello che tutti gli avevano insegnato e lui non aveva mai seguito.

 

Un giorno ripasso' nel luogo in cui aveva incontrato l'angelo e ci trovo' ancora l'altalena. Si sedette e comincio' a dondolarsi, felice di sentirsi cullato dalla mano di Dio. Guardo' in alto e vide sopra la nuvola il "suo" angioletto sorridente con in mano la stessa bilancia del primo incontro; questi comincio' a versare la sabbia del piatto su Pinocchio trasformandola in una pioggia di polvere dorata che ricopri' il suo cuore e lo riempi' di felicita'.

 

Oggi Pinocchio non ha piu' bisogno di andare a dondolarsi sull'altalena per sentirsi vicino al Padre che e' nei cieli, ma ancora oggi i suoi bambini prima di addormentarsi alla sera vogliono ascoltare la stupenda avventura del loro papa' e del "suo" angioletto.